Testo

AGATONE

di Atene, poeta tragico greco (seconda metà del V sec. a.C.). Delle sue opere rimangono alcuni titoli e pochi frammenti. Secondo Aristotele fu il primo tragediografo a introdurre intermezzi svincolati dall'azione, ed il primo ad utilizzare trama e personaggi di pura invenzione, in "Anteo" ("Il fiore"), A. compare come interlocutore nelle "Tesmoforiazuse" di Aristofane e nel "Simposio" di Platone

AGLAOFONTE

nome di due pittori greci. Il primo, Aglaofonte di Taso, era il padre di Polignoto, e visse tra il VI e V sec. a.C. Aglaofonte il giovane, pittore greco probabilmente figlio di un Aristofane, visse ad Atene nella seconda metà del sec. V a.C., celebrato nell'antichità per i quadri delle vittorie agonistiche di Alcibiade, raffiguranti le personificazioni dei giochi olimpici, pitici e nemei.

ALESSANDRO

Alessandro III Magno, re di Macedonia (356-323 a.C.). Figlio di Filippo il Macedone e di Olimpiade, ebbe come maestri Leonida, per le arti militari, Lisimaco per le lettere e Aristotele per le scienze e la filosofia. Successe al padre nel 336. Nel 334, dopo aver distrutto Tebe ed assoggettato gli Illiri, assunse il comando supremo dei greci e invase la Persia. Presso Granico ed Isso riportò due splendide vittorie, sbaragliando l'esercito persiano e facendo prigionieri i familiari di Dario (Sisigambi, sua madre, Statira, sua moglie, e tre figli). Occupò la Siria e la Fenicia, prese Tiro, Gaza, Gerusalemme, entrò in Egitto, dove venne acclamato liberatore e figlio di Giove Ammone, primo segno di quel processo di divinizzazione orientaleggiante con cui egli modificò l'istituto monarchico. Fondò Alessandria. Lasciato l'Egitto, varcò il Tigri e l'Eufrate e, nel 331, ad Arbela, vinse le ultime forze dell'esercito persiano. Con queste vittorie caddero in suo potere Susa, Persepoli, Babilonia, Ectabana, la Media, la Battriana. Nel 327 si accinse alla conquista dell'India: con un esercito di 120.000 uomini tra macedoni e persiani, mosse verso la valle dell'Indo, conquistando sul suo cammino la Sogdiana, la Partia, l'Ircania e l'Aria. Passato l'Indo, si spinse verso il Gange. Giunto all'Ifasi, affluente dell'Indo, le milizie si rifiutarono di procedere oltre ed A. decise per il ritorno. Discesa la valle dell'Indo fino all'Oceano Indiano, fece costruire una flotta che, guidata dal navarca Nearco, raggiunse Susa attraverso le ignote acque del Mar Arabico e del Golfo Persico. A. ed il resto dell'esercito raggiunsero invece la città per via di Terra, attraverso il deserto iranico, nel febbraio 324. A. incoraggiò la fusione tra gli elementi etnici del suo impero, e ne diede esempio sposando in seconde nozze la persiana Statira, figlia di Dario III. Morì di febbri malariche nel 323 a.C., a Babilonia, a soli 32 anni, mentre stava per preparare una spedizione verso l'Occidente. Le memorie e le leggende sulle sue imprese iniziarono all'indomani della sua morte, narrate da Tolomeo Soter, Aristobulo di Cassandria, poi da Pompeo Trogo, Diodoro Siculo, Arriano, Plutarco. Nella cultura orientale, la figura divinizzata di A. si ritrova addirittura nel Corano. Nel medioevo, le sue avventure ispirarono poemi epici e cavallereschi francesi, ma anche spagnoli, tedeschi, italiani.

ALCIBÌADE

Alcibìade, generale e uomo politico ateniese (450 circa-404 a.C.). Suo padre, Clinia discendeva dagli Eupatridi, sua madre, Dinomache, dagli Alcmeonidi. Fu allevato da Pericle, suo cugino, ed istruito da Socrate. Partecipò alla prima fase della guerra peloponnesiaca combattendo a Pontidea (432) e Delio (420). Eletto stratego nel 419, contribuì alla rottura della tregua di Nicia e promosse la spedizione in Sicilia (415). Sospettato della mutilazione delle erme e di aver profanato i misteri eleusini, fu richiamato ad Atene, ma preferì la diserzione al processo. Passò al nemico, consigliando a Sparta le strategie per sconfiggere Atene e promuovendo l'alleanza con la Persia. Richiamato dagli Ateniesi in difesa della democrazia (Atene era caduta nelle mani dell'oligarchia dei Quattrocento), sconfisse gli Spartani ad Abido ed a Cizico, e nel 407 rientrò ad Atene come trionfatore. Ma quando il suo luogotenente fu sconfitto a Nozio dalla flotta spartana di Lisandro, fu privato dei poteri ed andò esule in Frigia, presso il satrapo Farnabazo, che lo fece uccidere (404).

ANITO

uomo politico ateniese (V-IV secolo a.C.). Appartenente al gruppo politico di Teramene, fece parte del governo democratico di Trasibulo e nel 404-403 partecipò alla spedizione contro i Trenta. Nel 399 fu tra gli accusatori di Socrate.

APOLLODORO

1) (arte) bronzista ateniese (fine V sec.- inizio IV sec. a.C.). Secondo le fonti (Plinio) fu autore di statue di filosofi e fu detto "l'insensato" poiché, spinto da desiderio di perfezione, distruggeva le opere appena ultimate.
2) Apollodoro di Atene,
filologo e uomo di cultura greco (Atene 180-110 a.C. circa). Autore di una "Cronaca", opera in quattro libri, in trimetri giambici (dalla guerra di Troia al 144 a.C.), di una esposizione "Sugli dei" e "Sul catalogo delle navi dell'Iliade".
3) Apollodoro di Atene,
detto lo Schiagrafo (pittore di ombre), pittore ateniese (fine V sec. a.C.). Introdusse la tecnica del chiaroscuro rendendo più realistiche le sue rappresentazioni.
4) Apollodoro di Caristo,
poeta greco della Commedia Nuova Ateniese, operò durante la prima metà del III sec., fu ripreso da Terenzio nell'Ecyra (insieme a Menandro), e nel Phormio.
5) Apollodoro di Damasco,
detto il Damasceno, il più famoso architetto dell'antichità romana (II sec. d.C.), partecipò per Traiano ai lavori nel complesso del Foro traiano e della basilica Ulpia. Fra la prima e la seconda campagna dacica costruì il grande ponte sul Danubio nei pressi di Debrecen.
6) Apollodoro di Pergamo,
celebre retore greco di tendenza atticistica (104-22 a.C. circa), maestro di Ottaviano, fondò una scuola di retorica a Roma. Un suo scritto teorico fu tradotto in latino da Valgio Rufo

APOLLONIDE

di Nicea, (lett.) grammatico greco (I sec. d.C.), scrisse numerosi commenti alcuni dei quali: "Sulla corrotta ambasceria di Demostene", "sui Silli di Timone".

APOLLONIO

di Atene, scultore greco di scuola neoattica del periodo di Augusto, figlio di Nestore, autore del Torso del Belvedere (in marmo, Vaticano) e del Pugilatore (in bronzo, Museo nazionale romano).
2) Apollonio di Perge o Pergèo,
matematico greco (Perge 262-180 a.C circa), visse e insegnò ad Alessandria e fu il più grande matematico dopo Archimede, suo contemporaneo. Scrisse un trattato in 8 libri sulle coniche in cui dimostrò come l'intersezione di un piano con un doppio cono concavo dia origine a seconda dei casi al cerchio, ellisse, parabola, iperbole; introdusse inoltre 387 proposizioni sulle proprietà delle coniche e su fondamentali teoremi.
3) Apollonio Ròdio,
poeta epico nativo di Alessandria (295-230 a.C. circa), si trasferì a Rodi (di qui l'appellativo di Ròdio) in seguito a un'accesa polemica col maestro Callimaco. Compose Le Argonautiche, poema in quattro libri, narrante le imprese degli argonauti e la vicenda d'amore di Medea e Giasone (terzo libro), imitata da Virgilio nel IV libro dell'Eneide, nel racconto della quale A. dimostrò notevoli capacità come poeta e come psicologo. Il poema rappresenta un compromesso fra tradizione omerica e nuovo gusto alessandrino, ed unico poema epico greco rimastoci per intero tra Omero e l'età imperiale romana. Fu anche importante erudito e tra l'altro successore di Zenodoto alla Biblioteca di Alessandria.

ARCHELAO

1) di Priene, scultore greco, figlio di Apollonio (II-I sec. a.C). Autore di un rilievo sulla vita di Omero (Apoteosi di Omero, Londra, British Museum).
2) Archelao,
figlio di Perdicca II e re di Macedonia, durante il regno (413-399 a.C.) contribuì al progresso della Macedonia: costruì strade, riformò l'esercito e introdusse la cultura greca, ricevendo nel suo palazzo personaggi come i poeti Agatone, Euripide e il pittore Zeusi.
3) Archelao, generale di Mitridate, soprannominato il Cappadoce, fu vinto da Silla a Cheronea e a Orcomeno (86 a.C.), in seguito trattò con lui la pace di Dardano. Accusato di tradimento da Mitridate passò dalla parte dei romani.
4) Archelao, figlio e successore di Erode il Grande (23 a.C.-18 d.C.), ricevette da Augusto il titolo di etnarca di Giudea, Samaria, Idumea. A causa della sua crudeltà fu esiliato in Gallia (6 d.C.).

ARCHIMEDE

Archimede, (Siracusa 287-212 a.C.) è considerato il più grande matematico e fisico dell'antichità, fu ucciso da un soldato romano durante l'assedio posto da Appio Claudio e da Claudio Marcello a Siracusa alla cui difesa egli aveva contribuito con macchine di sua ideazione. Il calcolo del volume della sfera fu una delle sue invenzioni più geniali, e tra le sue scoperte che giovarono moltissimo anche ai moderni ricordiamo: le regole di quadratura e di cubatura del cilindro e del cono, la proprietà delle spirali, il principio idrostatico. Inventò parecchie macchine, tra le quali una chiamata coclea o vite di A. per attingere acqua dal fondo di una nave, gli specchi ustori e varie altre macchine da guerra. Lasciò alcune opere di grande importanza, quasi tutte perdute.

ARISTIDE

1) Aristide, celebre generale e statista ateniese soprannominato il Giusto, figlio di Lisimaco (540-468 a.C.). Fu uno dei dieci strateghi ateniesi nella battaglia di Maratona (490); arconte nel 489-488, fu ostracizzato nel 482 perché si opponeva agli armamenti navali proposti da Temistocle. Richiamato in patria (480), si riappacificò con il rivale. Combatté a Salamina e a Platea. Uomo conosciuto per la sua saggezza e onestà, amministrò le finanze della Confederazione delica. Appoggiò la politica di Cimone.
2) ARISTIDE di Mileto, autore greco del II sec. a.C, scrisse probabilmente le "Favole milesie".

ARISTOFANE

1) Aristofane, il maggiore dei poeti greci della commedia antica (Atene ca 455-ca 385 a.C.). Esordì molto giovane con la commedia I banchettanti. In seguito compose oltre 40 commedie con intenti politici e morali flagellando con viva arguzia i vizi dei suoi tempi. Ce ne sono pervenute intere 11. Gli Acarnesi (425 a.C.), contro la guerra; I Cavalieri (424), in cui attacca Cleone; Le nuvole (423), contro Socrate e la filosofia; I calabroni (422), satira della mania ateniese per i processi; La pace (421), in cui si scaglia contro la politica della guerra; nelle commedie successive A. accentua l'elemento fantastico: Gli uccelli (414), storia di due ateniesi che, stanchi della vita ad Atene, fondano una città tra gli uccelli; Lisistrata (411), sulla pace; Le Tesmoforiazuse (411), contro Euripide; Le rane (405), satira letteraria; infine con Ecclesiazuse (392) e Pluto (388), ha inizio la commedia di mezzo.
2) Aristofane di Bisanzio, grammatico alessandrino (ca 257-180 a.C.), fondatore della dottrina analogica. A.lui si deve, pare, l'introduzione degli spiriti e degli accenti nella scrittura greca. Successe ad Eratostene nella direzione della Biblioteca di Alessandria.

BIONE

1) d'Abdera, matematico greco, vissuto intorno al III sec. a.C. Discepolo di Democrito, fu il primo ad affermare che in certe regioni le notti e i giorni durano sei mesi.
2) Bione di Flossa, poeta alessandrino (Smirne II-I sec. a.C.). Ispirandosi a Teocrito, scrisse poemi bucolici ed erotici fra cui Epitaffio di Adone, in esametri.

CABRIA

 generale ateniese (Chio 357 a.C.), eccellente stratega, aiutò Serse a resistere all'attacco di Agesilao nel 378 e, due anni dopo, sconfisse la flotta peloponnesiaca a Nasso. Al servizio di Taco, re dell'Egitto, sconfisse la flotta persiana nel 361, ma morì durante l'assedio nel porto di Chio.

CALLIMACO

1) (sec. V a.C.) architetto e scultore greco di Corinto. Gli si attribuisce l'invenzione del capitello corinzio (introduzione nel capitello del motivo ornamentale tratto dalle foglie d'acanto) e quella del cuneo per la lavorazione del marmo.
2) Callimaco di Cirene, (vissuto, probabilmente, tra il 310 e il 240 a.C.). Poeta, erudito, critico e grammatico greco, nato a Cirene e vissuto in Alessandria. Fu alla corte di Tolomeo II, che lo volle presso di sè come poeta, dove divenne uno dei funzionari addetti alla famosa biblioteca di Alessandria, poi alla corte di Tolomeo III Evergete. Il maggiore e più raffinato rappresentante della cultura e della poesia alessandrina. Promotore di una nuova concezione dell'arte poetica ispirata non più ad epopee nazionali, bensì a molteplici spunti liberi da tradizioni ed intenti morali, animati dal sentimento e dalla cultura, elaborati in forma elegante e preziosa, in forte contrasto con tradizionalisti quali Apollonio Rodio. Tale nuova poetica caratterizzò l'arte letteraria ellenistica ed augustea. Fra le sue opere ricordiamo gli Inni a varie divinità, gli Aitia (Origini) la sua opera maggiore di cui restano brevissimi frammenti, i Pinakes (Tavole) repertorio critico degli scrittori greci e delle loro opere, la famosa elegia La chioma di Berenice di cui restano numerosi frammenti e la traduzione di Catullo, l' Ecale, breve epillio (poemetto) dedicato ad un episodio del mito di Teseo e circa 60 epigrammi nell' Antologia Palatina.
3) Callimaco di Afidna, (V sec. a.C.) capitano ateniese, sostenne la proposta di Milziade durante il consiglio di guerra precedente la battaglia di Maratona. Morì combattendo nella battaglia stessa.

CALLINO

(VIII-VII sec. a.C.) il primo, in ordine cronologico, dei poeti elegiaci greci di cui si ha notizia. Nacque e visse ad Efeso. Una delle sue elegie giunse fino a noi, incompleta: consiste di 21 versi nei quali esorta la gioventù a combattere contro gli invasori. Ci restano di lui anche altri tre frammenti.

CALLIPPO

1) astronomo greco (IV sec. a.C.) discepolo di Eudossio. Da lui prese nome il ciclo callippico (76 anni, di 365 giorni e 1/4 ciascuno), studiato per correggere il ciclo metonico (dell'astronomo Metone), che era di 19 anni, ciascuno dei quali paragonato a giorni 365 e 5/19.
2) Callippo, avventuriero ateniese del IV sec. a.C. Dopo essere stato compagno di Dione nella lotta contro Dionisio di Siracusa, si schierò contro di lui e fu a capo dei congiurati che lo assassinarono.

CALLISTENE

(IV sec. a.C.) generale ateniese, sconfisse Perdicca, re di Macedonia, ma venne ucciso per aver concluso una pace poco vantaggiosa.

CIMONE

1) Cimone, generale e uomo politico ateniese (510-449 a.C.), figlio di Milziade. Fu stratego con Aristide nel 478, al tempo della Guerra persiana. Nel 468 vinse la flotta nemica all'Eurimedonte, distrusse la flotta fenicia, occupò il Chersoneso e sottomise Taso che si era ribellato (462). Esiliato perché considerato filospartano, fu richiamato dopo dieci anni in patria (451). Concluse l'armistizio con Sparta e riprese la lotta contro i Persiani. Morì (forse di peste) durante l'assedio di Cizio, nella primavera del 449.
2) CIMONE di Cleone, pittore greco del VI secolo a.C., apprezzatissimo dai contemporanei per la conoscenza della prospettiva e degli scorci.

CLEANTE

Cleante, pittore greco, vissuto in epoca imprecisata a Corinto. Fu nominato da Plinio, che gli attribuisce l'invenzione del disegno.

CLEOFONTE

demagogo e oratore ateniese di origine tracia. Uno dei capi democratici. Venne condannato a morte (405 a.C) per tradimento durante l'assedio di Atene da parte di Lisandro.

CLÌSTENE

Clìstene, uomo politico ateniese (secolo VI a.C.). Figlio di Megacle, dopo la cacciata dei Pisistratidi, promosse la riforma, in senso antiaristocratico e antioligarchico, della costituzione di Solone. Introdusse inoltre l'ostracismo, una norma che bandiva chiunque rappresentasse un pericolo per lo Stato democratico.

CLIZIA

artista dell'Attica (Vl secolo a.C.) che dipinse il celebre vaso François, capolavoro della ceramica greca, trovato in una tomba presso Chiusi nel 1844, attualmente al Museo archeologico di Firenze.

CRATETE

Cratete di Atene (metà del V secolo a.C.), poeta comico della commedia antica. Lodato da Aristotele nella sua "Poetica", ci restano dieci titoli ed alcuni frammenti. Nella commedia "Le Bestie" descrive il contrasto tra la vita raffinata e quella semplice secondo natura, vi fa parlare gli animali i quali esortano gli uomini a divenire vegetariani.

CRATINO

1) (550 circa-422 a.C. circa) poeta comico greco, autore di una ventina di commedie satiriche, vivacissime, di cui ci sono pervenuti alcuni frammenti: "Archilochi", "Fuggitive", "Odissei", "Chironi", "Pluti" e "La Damigiana" in risposta alla commedia "Le Nuvole" di Aristotele, il quale lo accusava di essere divenuto un ubriacone: in essa il poeta, accusato dalla moglie Commedia di tradirla con Ebbrezza, si difende con un'apologia delle virtù ispiratrici del vino.
2) Cratino, detto il Giovane, poeta comico greco del IV secolo a.C., di cui restano soltanto pochi frammenti.

CRISIPPO

Crisippo, (IV secolo a.C.) medico greco, maestro di Erasistrato, si dedicò allo studio delle proprietà delle erbe medicamentose.

CRITONE

ricco Ateniese discepolo e amico di Socrate, a cui offrì invano i mezzi per fuggire dal carcere. Al suo nome è intitolato un dialogo di Platone, composto verso il 395 a.C.

DEMETRIO

1) di Efeso, architetto greco (seconda metà del V sec. a.C.). Lavorò e portò a compimento, in collaborazione con Peonio, il tempio di Artemide a Efeso, che, dopo la distruzione del 346 a.C., venne ricostruito da Dinocrate, architetto di Alessandro Magno.
2) Demetrio Falereo, oratore e uomo politico ateniese (350 ca-283 a.C.). Allievo di Teofrasto, fu autore di opere di argomento filosofico, grammaticale, storico, purtroppo andate perdute. D. si fece porre da Cassandro a capo del governo di Atene e tenne la carica per dieci anni (317-307 a.C.), finché non fu sconfitto da Demetrio Poliorcete. Cercò scampo in Egitto, ove morì nel 283.
3) Demetrio I Poliorcete, re di Macedonia (336-283 a.C.), figlio di Antigono Monoftalmo. Combatté contro Cipro e Atene e riuscì ad ottenere il controllo sull'Attica, la Beozia e parte del Peloponneso. Conquistata la Macedonia, si fece proclamare re nel 294 a.C. Le sue ambizioni egemoniche erano senza fine: tentò di conquistare l'Asia, ma Seleuco lo sconfisse e lo tenne prigioniero fino alla morte.

DEMÒSTENE

1) Demòstene, militare ateniese (-Siracusa 413 a.C.) Vinse i pelopponesiaci a Olpe, impedendo la loro espansione nell'Etolia e nell'Acarnania; combatté contro gli spartani e partecipò all'assedio di Siracusa, dove fu sconfitto e condannato a morte.
2) Demostene, oratore e uomo politico greco (Atene 384-Calauria 322 a.C.). Si narra che egli fosse balbuziente e che con durissima disciplina avesse vinto questo difetto e conquistato con un lungo studio tutti i segreti dell'arte oratoria. Intentò la prima causa a 18 anni, contro Afabo, il tutore che gli aveva dilapidato le ricchezze di famiglia. Si dedicò a studi storici e divenne logografo. Nel 355 incominciò la sua carriera di oratore politico, allorché la libertà della democratica Atene fu gravemente minacciata dalle mire imperialiste e unificatrici di Filippo II di Macedonia. Di questi fu irriducibile avversario e pronunciò contro di lui le tre orazioni dette "Filippiche" e le tre dette "Olintiache", quando Filippo minacciò la città di Olinto. Per questa sua nobile tenacia nel difendere gli ideali della libertà e della democrazia, nel 336 Ctesifonte propose al popolo di onorare D. offrendogli una corona d'oro, ma questa proposta diede occasione all'oratore Eschine, avversario di D. e fautore del partito macedonie, di accusare Ctesifonte, del quale D. si assunse la difesa pronunciando, nel 330, la celebre orazione "Per la corona", modello insuperato di oratoria giudiziaria e politica. Accusato di aver ricevuto danaro da Arpalo, tesoriere del Re di Persia, fu al centro del grosso scandalo messo in piedi dal partito macedone: subì un processo e fu condannato. Esule, vagò per la Grecia e l'Asia e tornò in patria soltanto dopo la morte di Alessandro Magno. Dopo la sconfitta di Crannone subita dai greci, D. fuggì; inseguito, per non cadere nelle mani dei nemici, preferì darsi la morte col veleno nel tempio di Posidone a Calauria. Di lui ci sono pervenute 61 orazioni.

DIOGENE

Diogene Laèrzio, grammatico e scrittore greco, nato a Laerte in Cilicia nel III sec. d.C. Fu autore di una raccolta di epigrammi e di una compilazione in 10 libri: "Le vite, le dottrine e le opinioni dei filosofi illustri", prezioso documento per ricostruire la storia della filosofia greca.

DIONE

uomo politico siracusano (Siracusa 409-354 a.C.). Imparentato con Dionigi il Vecchio, ne divenne consigliere. Fu esiliato da Dionigi il Giovane e fuggì in Grecia. Approfittando dell'assenza di Dionigi, rientrò a Siracusa con la forza, sostenuto dagli accademici. Instaurò nella città un regime dittatoriale. Fu vittima di una congiura.

DURIDE

1) di Samo, storico greco (340 a.C.-260 a.C.). Allievo di Teofrasto, divenne tiranno di Samo. Fu autore delle "Storie", in ventitré libri, che narrano le vicende della Grecia alessandrina dal 370 al 281 a.C. e che ebbero molti imitatori fra gli storici successivi. Scrisse anche le "Storie di Agatone".
2) Dùride, pittore e ceramista greco, fra i maggiori rappresentanti dello stile severo fiorito fra il VI e il V sec. a.C. Gli vengono attribuite ca 200 opere, per lo più coppe a figure rosse di soggetto mitologico o di genere. Tra queste ricordiamo la celebre coppa dipinta con la raffigurazione di "Eos che trasporta il figlio Mennone", oggi a Parigi, Louvre.

ELLÀNICO DI MITILENE

storico greco (Mitilene sec. V a.C.). Della sua vasta produzione ci sono giunti solo pochi frammenti. Fu autore di un stesura sistematica e ripartita secondo un criterio genealogico di tutta la mitologia, di monografie etnografiche, di opere di cronologia e di una storia dell'Attica ("Atthis"), dall'antichità fino al termine della guerra del Peloponneso.

ENÈA

Enèa il Tattico, scrittore greco (sec. IV a. C). Fu autore un importante trattato di arte militare, la "Memorie sulla strategia", scritto in base alle proprie esperienze come soldato e di cui ci resta solo un frammento riguardante gli assedi.

EPICARMO

poeta e comico greco (525 ca-450 ca a.C.). Visse a Siracusa alla corte di Gelone e poi di Ierone . Considerato da Aristotele l'inventore della commedia, fu tra i maggiori rappresentanti della commedia dorico-sicula. Fu autore di opere che parodiavano argomenti mitici o storici e delle quali ci restano titoli e frammenti.

ERMIPPO

poeta ateniese della commedia antica, vissuto nel sec. V a.C. la sua produzione comprendeva circa 40 commedie satiriche, di cui ci restano alcuni frammenti e 10 titoli ("Agamennone", "La nascita di Atena"; "Gli dei", "I Cercopi", ecc.).

ERMOCRATE

politico siracusano (m. a Siracusa nel 408 a.C.). Fu promotore della Pace di Gela (425 a.C.) e dell'alleanza delle città greche di Sicilia contro Atene. Nel 415 a.C. fu a capo della guerra contro l'invasione ateniese e sconfisse il generale Democrito. Fu poi bandito da Siracusa in seguito all'avvento al potere del partito democratico (410 a.C.) e fu ucciso durante il suo tentativo di riprendere la città con la forza (408 a.C.).

ERMOCREONTE

architetto greco che operò intorno al sec. III a.C. Realizzò l'Altare dei Giganti nei pressi del tempio di Apollo a Parion, monumento che fu riprodotto sulle monete della città.

ERMODORO

di Salamina, architetto greco, attivo a Roma tra la fine del sec. II e l'inizio del sec. I a.C. Secondo le testimonianze di diversi autori latini, avrebbe costruito i cantieri navali in Campo Marzio, il tempio di Marte al Circo Flaminio e il tempio di Giove Sartore, primo tempio in marmo costruito a Roma.

ERMOGENE

1) architetto greco, forse originario di Priene, attivo tra il III e il II sec. a.C. Apportò numerose innovazioni all'architettura ionica e introdusse il canone del tempio eustilo. Si devono a lui la realizzazione del tempio di Artemide Leucofriene e di Zeus Sosipoli a Magnesia e del tempio di Dioniso a Teo.
2) Ermògene di Tarso, retore greco (ca 160 d.C.). Celebre oratore, scrisse una serie di trattati sull'arte del parlare, che costituirono un corso sistematico di retorica, molto apprezzato fino in epoca bizantina.

ERMONATTE

(arte) pittore vascolare greco, attivo tra il 470 e il 450 a.C. Pittore del periodo di transizione tra lo stile arcaico e quello classico, la sua produzione, che annovera un centinaio di vasi, è caratterizzata da soggetti mitologici e scene con pochi personaggi, staccati fra loro, dalla caratteristica figura allungata e dal ricco panneggio delle vesti.

ERÒDOTO

Eròdoto, (stor.) storico greco di Alicarnasso (Asia Minore 484-425 a.C.). Derivò dalla sua origine greco-caria i molteplici interessi del suo spirito universale e li approfondì nei viaggi di ricerca in Asia Minore, Medio Oriente, Egitto, Grecia continentale e Magna Grecia. Agli intenti geografici ed etnologici dei logografi ionici, unì uno spirito acutamente indagatore, che fece di lui il "padre della storia". Si propose di raggiungere la verità e di celebrare "le imprese grandi e mirabili". Le sue "Storie", divise dai grammatici alessandrini in 9 libri intitolati alle 9 Muse, trattano nella I parte (libri I-V, 27) le vicende della Lidia e la conquista degli Imperi orientali da parte della Persia, poi, probabilmente dopo il soggiorno in Atene, Erodoto concentrò il suo interesse sul conflitto tra Persia e Grecia fino alla presa di Sesto (478 a.C.), con la quale termina la guerra difensiva degli Elleni (V, 28-IX). Come storico si preoccupò di essere informato e imparziale. Vide negli avvenimenti umani l'attuarsi di una legge superiore, punitrice di ogni eccesso, in base alla quale non deve essere punita la potenza per se stessa, ma la prepotenza, che necessariamente ne deriva: così si spiegano le tragiche vicende di Creso, Cambise, Policrate, il crollo dello stesso Impero persiano per la folle violenza di Dario e di Serse. Secondo E. non è possibile sfuggire al proprio destino: da questa convinzione il filosofo trasse un'amara considerazione intorno all'esistenza.

ÈSCHILO

Èschilo, poeta tragico greco (Eleusi 525-456 a.C.). Partecipò alle guerre persiane e fu a Maratona, Salamina, Platea, tanto che Aristofane vide in lui il rappresentante della generazione che, col trionfo sui Persiani, pose le basi alla libertà dello Stato ateniese. Si recò poi in Sicilia, alla Corte del tiranno Gerone. Nel 468 tornò ad Atene, ma dieci anni dopo ripartì per la Sicilia e passò gli ultimi anni della sua vita a Gela. Gli furono attribuiti 90 drammi; se ne conservano 7 e frammenti di alcuni altri. Il mito, che egli accoglie dalla poesia epica, acquista nelle sue opere valore di una raffigurazione ideale, che assomma le contraddizioni dell'umana esistenza e dello stesso mondo divino. Proprio da questa esperienza dolorosa, portata alla più alta espressione drammatica, nascono per gli uomini la consapevolezza del destino e l'ammaestramento. E. introdusse un secondo attore e fece del dialogo il vero protagonista del dramma. Predilesse la forma della trilogia legata: infatti, ponendo come presupposto la solidarietà, nella colpa come nella punizione, dei membri di una medesima famiglia, il poeta della giustizia divina era in grado di cogliere, nello svolgersi del tempo, quel trionfo della giusta vendetta che non poteva esaurirsi nell'ambito di una sola generazione. Questa tragica catena di delitti e di punizione viene interrotta solo dalla bontà di una divinità pacificatrice. Così nella "Orestea" ("Agamennone", "Coefore", "Eumenidi"), unica trilogia superstite, le antiche colpe delle due dinastie dei Pelopidi e dei Tindaridi si assommano nella persona di Oreste, il quale, mentre uccidendo la madre adempie a un volere divino che impone la vendetta del padre ucciso, ne viola un altro che vuole rispetto per i genitori: solo la grazia celeste può liberarlo dalla stretta esasperante. Analoghi contrasti si notano in tutte le altre tragedie ("Danaidi"; "Persiani"; "I Sette a Tebe"; "Prometeo incatenato"). A questa drammatica concezione del nostro tragico destino, corrispose la grandiosità della rappresentazione scenica, atta a colpire l'immaginazione, mentre queste passioni sovrumane, tutte protese verso la loro meta, si esprimono in un linguaggio immaginoso e ardito, da cui traspare il vigore di un'alta fantasia creatrice.

ÈSCHINE

Eschine, oratore e uomo politico (Atene 390 ca - Samo 314 a.C.). Contemporaneo e antagonista di Demostene, fu avverso ai Macedoni nella prima giovinezza, ma dopo aver partecipato a una ambasceria presso il re Filippo (346) cambiò le sue opinioni in proposito e, tornato ad Atene, divenne capo del partito filomacedone. Accusato da Demostene di corruzione poiché aveva accettato il dono che tradizionalmente veniva offerto da Filippo agli ambasciatori (che invece Demostene aveva a sua volta rifiutato, dimostrando così la propria disapprovazione nei confronti della politica macedone), fu processato (343). Assolto, tentò di vendicarsi di Demostene accusando Ctesifonte quando questi propose (337) di offrire una corona d'oro al grande oratore del partito democratico. Il processo si celebrò soltanto nel 330 ed E. vi ebbe la peggio, sebbene pronunciasse un'orazione tutt'altro che priva di argomenti. Fu costretto a pagare un'ammenda e andò in volontario esilio. Pare che a Rodi, dove si recò in un primo momento, abbia fondato una scuola di retorica.

ESIODO

poeta greco nato ad Ascra in Beozia (VIII sec. a.C.). Della sua esistenza è nota solo la contesa col fratello Perse per l'eredità paterna (movente individuale al successivo approfondimento del concetto universale di giustizia), e la vittoria riportata a Calcide di Eubea in una gara poetica. Con Esiodo il soggettivismo e lo spirito didascalico penetrano nella poesia greca. Gli antichi gli attribuirono, oltre la Teogonia, Le opere e i giorni e le Eoie, anche molte altre opere di carattere epico o didascalico che sono creazione della scuola esiodea (come Lo Scudo e le perdute: Ornitomantia; i Precetti di Chirone; la Astronomia; la Melampodia; l' Egimio e altre). Nella Teogonia possiamo scorgere un primo tentativo, che precede quello dei filosofi ionici, d'imporre un ordine razionale alla molteplicità del divenire. A partire dagli elementi primordiali: la Terra, il Caos, l'Amore, attraverso una serie di rapporti genealogici, si viene a sancire il nuovo ordinamento del mondo, sotto la giusta signoria di Zeus, che segna la conciliazione tra le antiche divinità preelleniche, ancor vive fra i contadini della Beozia, e le più recenti divinità olimpiche: questa è la verità di cui Esiodo si proclama banditore. Tale norma di giustizia, che Esiodo svela nel mondo divino, si impone come unica salvaguardia del diritto, anche nella vita umana, mentre la violenza è la legge delle fiere selvagge. Per attuare questa norma, nelle Opere e i giorni, la sua opera poeticamente più significativa, Esiodo proclama una nuova virtù: quella tenace del lavoro campestre.

ÈUBULO

1) politico ateniese (495 ca-330 ca a.C.). Amministratore esemplare delle finanze di Atene, schierandosi contro il partito di Demostene e Iperide, appoggiò Eschine nel suo atteggiamento pacifista e di apertura nei confronti della Macedonia.
2) Èubulo, poeta comico ateniese (IV sec. a.C.). Esponente della commedia di mezzo, compose centoquattro commedie, per lo più di soggetto mitologico o parodie di tragedie; di tale vasta produzione ci sono giunti numerosi titoli e frammenti.

EUCLIDE

1) Euclide, arconte ateniese nel 402-403 a.C. Sotto il suo arcontato, che seguì la Tirannia dei Trenta, fu ristabilita la democrazia e si sostituì nei documenti ufficiali l'alfabeto attico con quello ionico.
2) Euclide, matematico greco del III sec. a.C., vissuto ad Alessandria, dove fondò una scuola. Ci restano varie sue opere, di cui la più importante sono gli "Elementi", in 13 libri, dove tratta della geometria piana, dell'aritmetica, della geometria solida, servendosi di alcuni postulati comunemente accettati per dedurre numerosi teoremi. Ricordiamo inoltre "I dati", "Della divisione delle figure", "I Fenomeni", un trattato di ottica.
Teoremi di Euclide, teoremi di geometria elementare, enunciati da Euclide e relativi al triangolo rettangolo:
(1) il quadrato costruito su un cateto è equivalente al rettangolo che ha per lati l'ipotenusa e la proiezione del cateto sull'ipotenusa;
(2) il quadrato costruito sull'altezza relativa all'ipotenusa è equivalente al rettangolo che ha per lati le proiezioni dei cateti sull'ipotenusa.
Postulato di Euclide, quinto postulato degli "Elementi", assioma su cui è basata l'intera geometria euclidea e che afferma che per ogni punto di un piano si può condurre una sola retta parallela ad una retta data non passante per il punto./P>

EUDOSSO

di Cnido, matematico e astronomo greco del IV sec. Discepolo di Archita, le sue ricerche di geometria portarono all'elaborazione della teoria generale delle proporzioni che sarà poi ripresa da Euclide negli "Elementi". Dimostrò inoltre i teoremi sul volume del cono e della piramide. Stabilì la durata dell'anno tropico in 365 giorni e ¼, misurazione che sarà poi adottata dal calendario giuliano. Formulò inoltre una teoria delle macchine e dell'armonia, scrisse trattati e dialoghi sugli dei, sull'universo e sulla meteorologia; fondò una scuola di matematica.

EURIPIDE

poeta tragico greco (Salamina 484-480 a.C.-Pella 406 a.C.). Condusse vita meditativa e di studio (fu uno dei primi a possedere una biblioteca), lontano da ogni attività politica. Tuttavia le sue tragedie, scritte in gran parte durante la guerra del Peloponneso, rispecchiano a volte problematiche estremamente attuali (p. es. la famiglia, la società, la condizione della donna e degli schiavi, l'efficacia delle diverse forme di governo, gli orrori della guerra). Staccandosi dalla fede tradizionale, E. immette sulla scena la critica razionalistica del mito, l'indagine filosofica e, a volte, la disputa sofistica. Si può forse avvertire in lui l'aspirazione verso un più profondo senso del divino. Predilige le passioni più ardenti, la descrizione dell'amore concepito come malattia funesta, gli imprevisti mutamenti di scena, i riconoscimenti, le situazioni patetiche che preannunciano il dramma psicologico borghese dell'età alessandrina. Le sue innovazioni tecniche consistono nel prologo narrativo, nel deus ex machina introdotto per concludere una situazione troppo intricata, la diminuita importanza del coro, che spesso si dilunga in divagazioni lirico estetiche. Scrisse 92 drammi, di cui ci sono pervenuti un dramma satiresco ("Il Ciclope") e 17 tragedie.: «tragedie che ci rimangono, sono, in un probabile ordine cronologico: "Alcesti", "Medea", "Ippolito", "Ecuba", "Andromaca", "Heracles", "Elettra", "Gli Eraclidi", "Le supplici", "Le Troiane", "Le Fenicie", "Ifigenia aurica", "Elena", "Ione", "Oreste", "Le baccanti", "Ifigenia in Aulide". Visita la biblioteca di miti3000.

«Tutta la Grecia è tomba di Euripide, ma le sua ossa tiene / la terra macedone, che accolse il termine di sua vita. / Sua patria è Atene, l’Ellade dell’Ellade. Con la sua poesia moltissimo diletto / arrecò e ha anche la lode di molti». A.P. 7, 45.

FERECRATE

commediografo greco (Atene V sec. a.C.). Tipica una satira sottile che toccava temi fantastici ed era arricchita da intrecci sofisticati. Fu definito "atticissimo" per la grande attenzione allo stile e al lessico. Tra le sue opere più famose, di cui si possiedono frammenti: "I selvaggi" (420), in cui colpiva con la sua satira gli esaltatori dello stato di natura; "Minatori", in cui descrisse la vita felice dei morti.

FIDIA

Fidia, il più grande scultore della Grecia, l'espressione più completa e più alta del mondo ellenico. Nato ad Atene agli inizi del V sec., fu scolaro di Egia, scultore del Peloponneso, e sent&iagrave; anche l'influsso del sommo Polignoto. Con ogni probabilità, in gioventú fu anche pittore, certo fu espertissimo in tutte le tecniche: marmo, bronzo, tecnica crisoelefantina, cesello e intarsio. Al primo periodo della sua attività appartengono le due statue di Athena: quella di Pellene in Acaia e la Areia di Platea. Tra il 465 e il 460 ebbe l'incarico di eseguire per Delfi un gruppo votivo dedicato agli eroi di Maratona. Dal 452 al 448, nella pienezza della maturità, scolpì il primo capolavoro: lo Zeus di Olimpia, in quella particolare tecnica detta crisoelefantina, che proveniva da tipi arcaici e voleva in avorio le parti ignude, e in lamina d'oro le vesti, la barba e i capelli. La figura di Zeus, che in piedi sarebbe stata alta 15 metri, era rappresentata seduta su un trono. Ma il genio del sommo Ateniese rifulse in tutto il suo splendore nella grande statua di Athena Parthenos e nei marmi del Partenone. La dea, alta quasi 12 metri, era raffigurata in piedi, paludata di chitone dorico con elmo a triplice cimiero, la mano destra reggente una minuscola Nike, la sinistra poggiata sullo scudo. Mirabile simbolo, splendente d'oro e di avorio, della città di Atene nel tempo della sua maggiore potenza civile, militare, artistica. Oltre a questa, era famosa una statua della dea detta Promachos, colossale, tutta in bronzo, posta sull'Acropoli quasi a guardia della città. I marmi del Partenone erano formati da 92 metope a rilievo giunte purtroppo a noi mutile, frammentarie, corrose in seguito allo scoppio di una polveriera posta nell'interno del Partenone stesso (1687). Se Fidia non fu l'esecutore materiale di tutti i rilievi del Partenone, è certo che dal suo genio scaturí l'idea della grandiosa composizione. Di Fidia è sicuramente il bellissimo fregio che circonda la cella dei Tempio, dove si snoda la processione delle feste Panatenaiche. Ignota è la fine di Fidia. Perseguitato alla morte di Pericle, suo grande amico, dovette fuggire da Atene. Alcuni credono riparasse a Elide, altri lo dicono morto avvelenato nel 431 a.C.

FILOLAO

leggendario legislatore di Tebe (VII sec. a.C.), esule dalla nativa Corinto.

IFICRATE

stratego ateniese (Ramnunte, 415-354). Nel corso della Guerra corinzia, compì coraggiose scorrerie nel Peloponneso, arrivando fin sotto alle mura di Corinto (390). Dopo un periodo al servizio del persiano Artaserse II, tornò ad Atene e compì importantissime imprese, come la liberazione di Corcira e l'occupazione di Cefalonia. In seguito, dopo alterne fortune ed un periodo trascorso presso il trace Coti I (365), rientrò ad Atene (356), combattendo nella guerra sociale. Infine fu destituito per sospetto tradimento, ma fu assolto.

IPPIA

Ippia, figlio di Pisistrato e tiranno di Atene dal 527 a.C. col fratello Ipparco, sfuggì alla congiura da cui questi fu ucciso (514), ma venne scacciato dagli Ateniesi nel 510. Rifugiatosi in Persia, si unì nel 490 alla spedizione di Dario contro la Grecia e morì poco dopo, combattendo nelle file persiane con la speranza di ricuperare il dominio di Atene.

IPPOCRATE

1) Ippocrate di Coo, il più grande medico dell'antichità, detto il padre della medicina (460-370 a.C.). Egli per primo distinse la medicina dalla tradizione sacerdotale e la fondò sulla ricerca scientifica e sulla osservazione. I suoi numerosi scritti e quelli degli alunni furono raccolti nel Corpus hippocraticum. che fu il trattato più diffuso nell'antichità e nel Medio evo. I suoi Aforismi in particolare furono considerati come dogmi fino al sec. XVIII. Il giuramento ippocratico è una formula di giuramento che i suoi discepoli e poi tutti i medici fino al secolo scorso pronunciavano al momento della laurea, promettendo di esercitare la professione con assoluta moralità, di difendere il segreto professionale, ecc.; con esso si apre il Corpus hippocraticum.
2) Ippocrate di Chio, matematico e filosofo greco del V sec. a.C., si occupò prevalentemente di geometria e compose un'opera perduta dal titolo "Elementi" che lo fa considerare precursore di Euclide.

IPPONATTE

poeta greco del VI sec. a.C., di Efeso, autore di giambi dei quali restano pochi frammenti. Probabilmente a causa del crudo carattere dei suoi versi, la tradizione lo rappresenta come un popolano deforme, adirato soprattutto con gli scultori Bupalo e Atenide che ne avrebbero fatto un ritratto eccessivamente realistico; il suo stesso nome, però, che in greco significa probabilmente signore di cavalli, lo caratterizza come appartenente alla nobiltà e ciò smentisce completamente tale tradizione. Della sua poesia restano pochi mutili frammenti, alcuni di acceso realismo, altri di vivace ironia, tutti comunque tali da farci rimpiangere di avere perduto nei secoli la sua opera.

LICONE

demagogo e oratore greco di Atene attivo alla fine del V sec. a.C. Fu, insieme a Meleto, il sostenitore dell'accusa contro Socrate.

LISIPPO

Lisippo, scultore greco (Sicione IV sec. a.C.). Contemporaneo di Alessandro Magno, che ritrasse in parecchie statue, si distinse per il vigore dello stile e per un tipo proprio di figura umana slanciato ed elegante e soprattutto per la prima volta completamente sviluppato nello spazio tridimensionale. Fu la figura artistica che più di tutte segnò il passaggio dall'epoca classica quella ellenistica, che a lui si ispirò. Delle sue numerosissime opere ci sono pervenute alcune copie, tra le quali quelle dell'Ercole Farnese (Museo Naz., Napoli) e dell'Apoxyomenos, l'atleta che si deterge con lo strigile (Musei Vaticani, Roma), dell'Eros che incorda l'arco (British Museum, Londra), dell'Ares Ludovisi (Museo Naz. Romano, Roma), ecc. Ritrattista famoso, raffigura i volti dei massimi filosofi, da  Socrate ad Aristotele.

MELISSO

Melisso di Samo, filosofo e uomo politico greco (V sec. a.C.); nel 441 fu a capo della flotta nella battaglia contro Atene. In Aristotele si trovano notizie secondo cui egli fu seguace della scuola eleatica, in cui però introdusse l'idea dell'infinità dell'Essere. Rimangono alcuni frammenti del suo scritto "Sulla natura dell'essere".

MENANDRO

Illustre commediografo (Atene 342 ca. 291 ca.), fu il massimo esponente della Commedia nuova su cui pone le basi la commedia moderna. Fertilissimo poeta (gli vengono attribuite circa 100 commedie e vinse ben otto agoni drammatici), visse ad Atene frequentando i circoli letterari ed artistici. Uomo semplice, non si occupò mai di politica. Le situazioni comiche delle sue commedie sono legate alla vita quotidiana, alle situazioni reali, ponendo un'attenzione particolare alla caratterizzazione dei personaggi ed ai loro rapporti interpersonali.

«Caro a Bacco e alle Muse, il figlio di Diopite, / l’ateniese Menandro, o straniero, io tengo sotto di me, / che questa poca cenere ha lasciato nel fuoco della pira; ma se il vero Menandro / tu cerchi, lo troverai nella casa di Zeus o in quella dei Beati» A.P. 7, 370.

MENECRATE

scultore greco della prima metà del II sec. a.C. Scolpì una parte del fregio dell'altare di Pergamo, che rappresenta la gigantomachia.

MILZIADE

Milziade II, stratego (Atene 550 a.C. circa-489 a.C. circa), figlio di Cimone e nipote di Milziade il Vecchio, tiranno del Chersoneso ereditò il governo da giovane. Nel 515 domò la rivolta in Tracia e due anni dopo seguì Dario I re dei Persiani nella spedizione contro gli Sciiti. Occupò le isole di Lemno e di Imbro approfittando della rivolta delle città della Ionia. Dopo la sconfitta degli Ioni fu costretto ad abbandonare il principato e a tornare ad Atene dove fu processato perché accusato di aver instaurato una tirannia. Assolto, fu nominato stratego. Nel 490 a.C. sconfisse i Persiani a Maratona, ma non riuscì poi a domare la ribellione di alcune isole alleatesi ai Persiani tra cui Paro. Al ritorno in patria fu accusato di tradimento e condannato ad una ammenda che, non potendo pagare, lo costrinse al carcere dove morì poco dopo per le ferite che aveva subito in guerra.

MIRO

poetessa greca (IV-III sec. a.C.). Scrisse un inno a Poseidone e alcune invettive che anticipano quelle ellenistiche di Euforione e di Valerio Catone. Delle sue opere sono giunti a noi solo pochi frammenti.

MISONE

Misone, ceramografo attico attivo tra il 500 e il 480 a.C. Decorava con precisione ed arte generalmente grandi vasi. Una delle sue anfore è esposta al Louvre e mostra il re Creso in trono sul rogo funebre.

MUSEO

poeta greco del IV secolo d.C., autore del piccolo poema "Ero e Leandro".

NICIA

1) Nicia, generale ateniese (Atene ca 470-Siracusa 413 a.C.). Diresse la guerra del Peloponneso e, nel 421, concluse abilmente la pace con Sparta, che fu detta di N. Nel 418 fu il responsabile della sconfitta di Mantinea, e nel 415 ebbe il comando nella spedizione contro Siracusa, che si risolse, nel 413, con la sconfitta e la distruzione della flotta ateniese. Fatto prigioniero dai Siracusani, venne ucciso.
2) Nicia, pittore greco (Atene IV sec. a.C.). Figlio di Nicodemo, dalle fonti letterarie si conosce la sua abilità coloristica, il risalto particolare dato alle luci e alle ombre, ottenuto con particolari accorgimenti tecnici. Molte sue opere furono portate a Roma dove fu particolarmente apprezzato, esercitando una notevole influenza su una serie di pitture romane. Si ricordano i suoi dipinti di Pompei.

OMÈRO

secondo la tradizione antichissima, il più illustre poeta epico in lingua greca, il primo di cui ci siano pervenute le opere e uno dei maggiori di ogni età. Insieme ai due grandi poemi Iliade e Odissea, una più tarda tradizione greca gli attribuiva molte altre opere: gli Inni omerici, la Batracomiomachia, ecc. Le vicende della sua vita erano scarsamente note anche agli antichi e leggendarie. Le biografie tramandateci sono tarde, fabulose e contraddittorie. Sebbene gli scrittori più antichi, fra essi Pindaro e Semonide di Amorgo, concordemente lo dicano jonico e nato in Chio o a Smirne, più tardi, come ci informa un noto distico dell'Antologia Palaina, molte città si contesero l'onore di avergli dato i natali: Smirne, Chio, Colofone, Itaca, Pilo, Argo, Atene; secondo una variante, invece di Itaca, Cyme. La tradizione lo dice cieco. La moderna indagine critica ci porta a ritenere che egli fu verosimilmente dell'Asia Minore, di Smirne o dell'isola di Chio che le è davanti, che fu un poeta di Corte e che probabilmente visse per qualche tempo alla Corte di un Eneade e che l'attività poetica si svolse fra la seconda metà del sec. VIII e gli inizi del VII.

A queste conclusioni, sia pure scarne, si è giunti oggi dopo tutti i travagli della cosiddetta «questione omerica», della lunga disputa cioè, non ancora conclusa, sulla personalità storica di Omero e su gli autori o l'autore e il modo di redazione dell'Iliade e dell'Odissea. La sua grande abilità narrativa si avvale di strumenti quali una lingua ionica ricca di lessico e duttile di forme, e il verso esametro che fluidamente si adatta ai diversi stati d'animo descritti. Di grande fantasia che spazia dal mare alla terra, dall'Olimpo all'Oltretomba, modella paesaggi e personaggi che vivono le più diverse avventure guerresche, politiche, idilliche; sensibile al mondo della natura e a tutte le sue creature animate e inanimate, alla sorte e alle vicende della vita che viene colta nei suoi aspetti più vari e reconditi. Suggestiva è la naturalezza con cui il divino si mescola all'umano e al fantastico. Grande fu il successo di questo poeta fin dal VII sec. a.C., considerato maestro e creatore di ogni forma di poesia; forte e prepotente l'influsso che esercitò su lirici e tragediografi, su filosofi e pedagogisti. Studiato e commentato in tutte le epoche letterarie; tradotto in tutte le lingue e in tutti i tempi, è entrato nel vivo della cultura moderna europea.

PÀNFILO

pittore greco di Anfiopoli (attivo tra il 390 e il 340 a.C.). Ebbe Pausia e Apelle come discepoli e pare sia stato il primo a usare la tecnica dell'encausto. Le sue opere sono tutte andate perdute, ma se ne hanno notizie da fonti letterarie. Continuò la tradizione della scuola sicionia, occupandosi dei problemi della prospettiva, dell'ombra, dell'ottica in figure solidamente costruite.

PAUSANIA

1) Pausania, principe spartano morto circa nel 468 a.C. Nel 478 conquistò Bisanzio e parte dell'isola di Cipro a capo della flotta greca. Ma il suo governo autoritario e il sospetto che gravava su di lui di avere una intesa segreta con i Persiani, crearono il malcontento tra gli alleati. Uscito incolume dal processo, si insediò con le sue truppe come sovrano a Bisanzio, da dove sarà poi cacciato. Tentò con i Persiani di fomentare una rivolta di iloti, ma, scoperto, fu murato e lasciato morire nel tempio di Atena Calcieco.
2) Pausania, re di Sparta (nato nel 445). Nel 405-404 contribuì all'assedio di Atene e in seguito favorì, contro Lisandro, il rientro di Trasibulo e dei democratici. Inviato in Beozia, dopo la morte di Lisandro si ritirò dal combattimento e venne per questo accusato. Fuggì a Tegea.
3) Pausania, scrittore greco detto "il Periegete" (II sec.). La sua opera "Periegesi della Grecia", in dieci libri, descrive luoghi e monumenti fornendo numerosi dettagli di tipo storico, sociale, religioso, mitologico e geografico, di un percorso che muove dall'Attica, passa poi alle regioni della Grecia centrale e infine al Peloponneso. Quest'opera è tra le fonti principali della conoscenza della topografia e della storia greca.

PERIANDRO DI CORINTO

Periandro di Corinto, uno dei Sette Savi, tiranno di Corinto (627 a.C.-585 a.C.) figlio di Cipselo. Proseguì la politica del padre e sotto di lui Corinto raggiunse il massimo splendore: fondò Potidea, Apollonia ed Epidammo ed ebbe rapporti amichevoli con Atene, Mileto, Lesbo e l'Egitto. Inoltre favorì la classe artigianale e facilitò il commercio, ma non ottenne le simpatie della classe contadina. Protesse gli artisti e arricchì Corinto di numerosi monumenti.

PERICLE

Pericle, politico ateniese (493 a.C.-Atene 429 a.C.). Improntò di sè la politica, l'arte, i costumi e le istituzioni del V sec. a.C., che fu appunto chiamato secolo di P. Figlio del nobile Santippo, simpatizzò per le classi popolari e perciò divenne avversario di Cimone, il maggior rappresentante dei conservatori e fautori di una politica filospartana. P. si affiancò al democratico Efialte e, alla caduta di Cimone, instaurò la democrazia in Atene (461). Dopo l'uccisione di Efialte P., rimasto il solo capo, attuò vaste riforme economiche e sociali a favore della popolazione meno ricca; istituì la paga eliastica, forma di sussidio per i bisognosi, e limitò il potere dell'Areopago, roccaforte della ricca borghesia. Favorevole alla guerra del Peloponneso, fu certo nelle sue intenzioni estendere il predominio ateniese su tutta la Grecia, non senza tentare nello stesso tempo di eliminare la potenza persiana. In quest'ultimo tentativo spinse l'esercito ateniese in Egitto, ma la spedizione si concluse in un grave insuccesso (452) che non contribuì certo a rafforzare la posizione di P. Venne allora richiamato Cimone che concluse subito con Sparta, vittoriosa nel 547 a Tanagra, una tregua di 5 anni, e riprese la guerra contro la Persia, ma morì prematuramente. P. concluse la pace anche con la Persia assicurando in tal modo la posizione di Atene; in seguito si dedicò all'attuazione di quelle sublimi opere d'arte, i cui lavori diresse personalmente, destinate a essere considerate nei secoli come insuperabili capolavori. Sorsero così il Partenone e la statua crisoelefantina di Atena; Fidia, Protagora e Anassagora furono da lui protetti e Atene raggiunse il massimo splendore. Fu saggio amministratore della pubblica economia gestita sempre in favore del popolo e delle belle arti. La sua politica estera non conseguì brillanti risultati a causa degli enormi ostacoli frapposti dalla classe conservatrice, la quale non mancò di intrigare con gli avversari di Atene pur di liberarsi dell'audace democratico. Morì di peste.

PINDARO

Pindaro, poeta lirico greco. Nacque a Cinocefale, villaggio presso Tebe, durante la 65° Olimpiade (520-517 a.C.). Visse alcuni anni in Sicilia (478-474) poi ad Argo dove morì nel 438. Educato in un austero ambiente religioso e tradizionalista, si formò dapprima presso il flautista Scopellino e le poetesse Mirtide e Corinna, in seguito ad Atene presso Lasao d'Ermione e di Agatocle. Fu attivo alle corti di Siracusa, Agrigento e Cirene, in Tessaglia e in Macedonia. Fervido ammiratore del passato, durante le guerre persiane mantenne un atteggiamento distaccato, quasi indifferente, ma più tardi cantò Atene come "baluardo della Grecia". É il più conosciuto dei poeti antichi perchè di lui ci sono pervenuti, oltre a numerosi frammenti, 4 libri di componimenti interi, gli "Epinici", scritti per i vincitori dei giochi panellenici. La sua opera poetica, assai vasta, fu raccolta e pubblicata da Aristofane di Bisanzio che la divise, secondo la materia, in 17 libri: 11 di canti liturgici (così divisi: un libro di Inni in lode degli dei, 1 di Peani, 2 di Ditirambi, 2 di Prosodi, 2 di Parteni, 1 di Carmi dafneforici, 2 di Iporchemi); 6 di canti profani (1 di Encomi, 1 di Treni, 4 di Epinici). Di essa sono giunti a noi interi i quattro libri degli "Epinici": "Odi olimpiche", "Pitiche", "Nemee" e "Istmiche", caratterizzati da un tono costantemente elevato, da repentini ed imprevedibili passaggi (voli pindarici) e dalla compresenza di attualità (in riferimento ai vincitori dei giochi) e di mito. La poesia di P., veramente grandissima, nasce in un clima religioso estremamente rarefatto. Il suo mondo morale è il mondo eterno e universale del mito, il mondo delle pure sostanze, non quello delle contingenze e dei particolari. L'influenza di P., considerato dagli stessi antichi inimitabile, è stata rilevante nella poesia moderna, in particolare su poeti come Goethe e Holderlin.

PISISTRATO

Pisistrato, tiranno ateniese, figlio di Ippocrate, vissuto nel sec. VI a.C. (561-560 a.C.-528-527 a.C.). Si coprì di gloria combattendo contro i Megaresi, i quali furono costretti a riconsegnare Salamina e a cedere il porto di Nisea. Tornato in patria occupò l'Acropoli e si impadronì del potere con l'appoggio dei braccianti e dei piccoli contadini. Il favore generale che gliene derivò e le sue non comuni capacità politiche gli permisero di annullare l'opposizione degli aristocratici, dopo che questi l'avevano costretto all'esilio con un Colpo di Stato. Ritornò infatti ad Atene nel 546 e la governò fino alla morte adottando una linea politica equilibrata e progressista che promosse il benessere e il prestigio di Atene. Favorì la distribuzione di terre, lo sfruttamento delle miniere del Pangeo e la colonizzazione dell'Ellesponto. Abbellì la città e specialmente l'Acropoli, potenziò la flotta ed incrementò i commerci, protesse la cultura avviando Atene a divenire il centro culturale della Grecia. Nella tradizione storiografica la sua figura è lodata come quella di un tiranno saggio e rispettoso delle istituzioni. Gli successe il figlio Ippia.

PITAGORA

Pitagora, bronzista greco vissuto nella prima metà del V sec. a.C. Nato a Samo, si trasferì poi a Reggio dove fu probabilmente allievo di Clearco di Reggio. In un periodo compreso tra il tardo arcaismo e il classicismo, il P. si dedicò in particolare alle figure maschili, rendendone il movimento ricco di realismo e forza espressiva. Gli sono attribuite infatti molte statue di atleti ed eroi oggi perdute. Tra quelle pervenute: il bronzetto di New York al Metropolitan Museum e l'erma del "Discobolo Ludovisi" al Museo nazionale romano a Roma.

PLATONE

Platone, poeta comico vissuto in Atene nel V-IV sec. a.C. Trattò motivi tipici della commedia antica, come la satira politica ("Cleofonte", "Pisandro", ecc.) e la parodia mitologica ("Faone", "Menelao", ecc.) e temi di interesse sociale ("I sofisti").

POLEMONE

1) di Ilio, erudito e periegeta vissuto nel II sec. a.C. Distintosi negli studi, ottenne la prossenia di Delfi e la cittadinanza in alcune città greche. Nella sua attività dimostrò varietà di interessi e onestà nel metodo d'indagine e di esegesi. Tra le sue periegesi, quella "d'Ilio", "dell'Acropoli", "di Atene", "della via sacra di Eleusi", "dei tesori di Delfi", ecc.
2) Polemone I, re del Ponto (36 a.C.-8 a.C.). Distintosi contro i Parti, ottenne da Antono la Licaonia, parte della Cilicia, e nel 36, il regno del Ponto. Più tardi gli venne affidata anche la Piccola Armenia, sostituita da Augusto con il regno del Bosforo Cimmerio. Morì durante una rivolta

POLICLETO

1) Policleto il Vecchio, scultore tra i maggiori dell'antichità greca (forse Argo 480 a.C.-400 a.C.). Dalle scarse notizie intorno alla sua vita sappiamo che fu discepolo di Agelada e che tra il 440 e il 430 a.C. soggiornò in Atene, dove conobbe Fidia. Prevalentemente bronzista, realizzò statue di atleti applicando i principi di proporzione e di simmetria delle forme, da lui descritti nel trattato "Canone", che è andato perduto. La sua attività si può suddividere in tre periodi: un primo, peloponnesiaco, uno attico e un secondo peloponnesiaco. Gli sono state attribuite le statue: il "Discoforo", il "Doriforo"; l'"Eracle di Corinto"; il "Diadumeno"; l'"Amazzone". Del grandioso simulacro crisoelefantino di Hera, eseguito da P. per il santuario della dea, non rimangono che documenti nelle monete argive. Alla rappresentazione della figura umana, che sancì il modello classico, P. conferisce una intensa dinamicità ed un solido equilibrio plastico, attraverso la contrapposizione delle masse e delle tensioni muscolari.
2) POLICLETO
il Giovane, architetto greco che visse nel IV sec. a.C. Secondo la fonte di Pausania, fu autore della tholos e del teatro di Epidauro, documenti di una personalità artistica raffinata ed incisiva.
3) POLICLETO
incisore di gemme greco attivo nella prima metà del I sec. d.C. A Berlino si trova il calco di una sua corniola raffigurante Diomede con il Palladio.

POLICRATE

tiranno di Samo (circa 540 a.C.-522 a.C.). Arricchitosi con la pirateria, nel 540 si impadronì del potere con i fratelli Pantagnoto e Silosonte. Eliminati questi, rimase unico tiranno (535). Costituì un esercito mercenario che mantenne a spese dei commercianti, degli artigiani e delle classi più povere alle quali offrì occupazione nella costruzione di opere pubbliche o nell'esercito stesso. Stroncò ogni opposizione dei nobili e dei contadini affermando il proprio potere anche sulle isole vicine e sulle città costiere. Creò infatti una potente flotta che, con la pirateria, si impose nell'Egeo. Si alleò con Ligdami di Nasso e con Arcesilao III di Cirene. Alleato dapprima anche con il faraone Ahmose contro la Persia, mutò poi posizione e inviò ai persiani una flotta in aiuto per invadere l'Egitto. Gli equipaggi, formati da oppositori politici, con l'appoggio di Sparta si volsero ad assediare Samo ma senza successo poiché P. riuscì a corrompere gli spartani. P. fu ucciso a tradimento dal satrapo persiano Orete. Tiranno crudele, astuto e senza scrupoli, P. tuttavia si circondò di una corte raffinata e geniale formata da poeti, artisti e scienziati. Arricchì Samo di grandiose costruzioni come il tempio di Hera, un acquedotto sotterraneo, la cinta muraria, il porto militare, ecc.

PRASSITELE
Prassitele

Prassitele, (arte) (detto il Grande) scultore della Grecia classica (Atene, V-IV sec. a.C.- seconda metà del IV sec.). Figlio di Cefisodoto e padre di Cefisodoto e Timarco (entrambi scultori). Contrariamente ai grandi artisti del V sec., che predilessero il bronzo, realizzò statue prevalentemente in marmo, spesso vivificate dall'opera del pittore Nicia; espresse un ideale di bellezza giovanile, ricco di morbida grazia. Ritrasse divinità fiorenti, in forme dolci e allungate. Fu uno degli artisti più ammirati dell'antichità. Alcuni critici distinsero l'attività di Prassitele in tre periodi: peloponnesiaco, attico, asiatico (in base alla diversa destinazione delle sue opere). Anche seguendo un criterio di valutazione cronologico, è possibile distinguere tre fasi: una, detta "prima maniera", in cui Prassitele appare ancora legato alla tradizione di Policleto (di cui è tipica espressione il Satiro coppiere); una seconda (detta "seconda maniera"), in cui Prassitele scolpì le statue delle Veneri e di Eros; infine una terza (detta "maniera matura o terza", caratterizzata da una nuova ponderazione delle statue (alla quale appartengono l'Ermete di Olimpia, il Fauno in riposo, l'Apollo Sauroctono). Delle circa quaranta opere di cui si ha notizia scritta, ci è pervenuto un solo originale: l'Ermes di Olimpia. L'Afrodite di Cnido fu ritenuta dagli antichi il capolavoro di Prassitele Molto noti e apprezzati furono l'Eros, che noi conosciamo in molte copie (la migliore delle quali è conservata al Palatino), il simulacro di Ebuleo (una copia della testa è in Vaticano), la Diana di Gabis (ora al Louvre) e il Bacco barbuto (copia in Vaticano).

PROTÀGORA

Protàgora il Periegeta, geografo greco (II-III sec. d.C.). Si occupò di misurazioni fisiche. Disegnò alcune cartine. Prese in esame una serie di notizie paradossografiche. Venuto dopo Tolomeo, anticipò le teorie di Marciano. Scrisse un'opera in sei libri intitolata "Geografia dell'ecumene".

SAFFO

(secc. VII-VI a.C.) celebre poetessa greca di Lesbo, vissuta a Mitilene, si dedicò all'educazione di fanciulle aristocratiche, alle quali insegnava la poesia, la musica e la danza. Platone, Alceo, Strabone e altri la descrissero bella e casta cosi che non si sa come sia nata la leggenda della sua bruttezza e del suo disperato amore per Faone, mentre la tradizione dei suoi vizi e dei suoi amori con le donne di Lesbo fu creata dai commediografi attici. Delle sue poesie, non restano che due odi, 4-5 poesie con qualche lacuna e molti frammenti. La poesia di Saffo, tutta rivolta all'amore e alla bellezza, è delicatissima nelle immagini e ardente pur nella semplicità e dolcezza del verso. Vuoi leggere la lettera che Ovidio le fa scrivere al suo amato Faone? Allora clicca qui. E scegli quale lettera leggere.

SENOFONTE

1) Senofonte, letterato e uomo d'armi greco (Atene 430circa-353 a.C.). Di famiglia aristocratica, fu forse allievo di Socrate. Partecipò alla spedizione di Ciro contro il fratello Artaserse II, re di Persia: morto Ciro nella battaglia di Cunassa, S. guidò la famosa ritirata dei 10.000 greci, che egli narrerà in una delle sue opere più famose, le "Anabasi". Esiliato da Atene, passò al servizio di Sparta, cui rimase sempre fedele: partecipò alla campagna dello spartano Agesilao contro Farnabazo e nel 394 combatté tra gli Spartani contro i suoi compatrioti, ritirandosi poi in un podere a Scillunte (v.), nell'Elide. Tra le opere storiche, accanto alle "Anabasi", sono da ricordare le "Elleniche" (storia della Grecia dalla fine del libro di Tucidide alla battaglia di Mantinea), "La costituzione degli spartani" e la "Ciropedia", che esprimono i suoi ideali politici e morali. Oltre ad una serie di scritti minori di argomento tecnico fra i quali ricordiamo l' "Ipparco", l' "Equitazione" e le "Entrate dello stato ateniese", è da menzionare il gruppo di scritti volti ad esaltare e difendere la figura di Socrate, suo maestro: l' "Apologia", i "Memorabili", l' "Economico" e il "Simposio".
2) SENOFONTE
Senofonte Efesio, romanziere greco (II secolo d.C.). Non si conosce nulla della sua vita, a tal punto che non si sa se l'appellativo Efesio derivi dalla sua patria, Efeso, oppure dal nome della sua unica opera pervenutaci, "Le Efesie", opera in 10 libri di cui possediamo un compendio in cinque libri e che manifesta la scarsa vena fantastica dell'artista.

SOCRATE

scultore greco attivo a Tebe nella prima metà del V secolo a.C. Secondo Pausania, fu autore della statua di Cibele Dindimene, posta nel santuario di Tebe.

SOFOCLE

Sofocle, poeta tragico greco (Colono 497-496-Atene 406 a.C.). Figlio di Sofilo, fu discepolo di Lampro, dal quale imparò la musica e la danza; nel 480 guidò il coro di efebi che cantò il peana per la vittoria di Salamina; nel 468 partecipò a un concorso per una tragedia e vinse, contro Eschilo, col Trittolemo; nel 443 ebbe la carica di tesoriere della Confederazione attica, nel 441 fu stratego (con Pericle) nella spedizione contro Samo, morì poco dopo Euripide. Secondo una leggenda, poco prima della morte, il figlio, per farlo interdire, lo aveva accusato di imbecillità, ma, in tribunale, S. ottenne l'assoluzione recitando ai giudici un coro dell' "Edipo a Colono". Compose oltre 120 opere, delle quali giunsero a noi 7 tragedie intere ("Aiace", "Antigone", una delle più belle, "Edipo re", che è stata giudicata la migliore tragedia antica, "Elettra", "Le Trachinie", "Filottete", "Edipo a Colono"), un dramma satiresco ("I cercatori di tracce") e circa mille frammenti. S. introdusse nella tecnica della tragedia alcune modifiche: portò a tre (da due) il numero degli attori; scrisse e presentò drammi indipendenti (non collegati in trilogie come aveva fatto Eschilo); poté arricchire il dialogo e sviluppare l'azione drammatica; aumentò il numero dei coreuti da 12 a 15; perfezionò l'apparato scenico. Anch'egli trasse dal mito la materia della sua tragedia: ma già il mito per S. è meno alto e fermo in una ieratica contemplazione religiosa, meno immerso nell'orrore incomprensibile e disumano delle volontà supreme dei fati e degli dèi, come era in Eschilo; il senso dell'uomo ha incrinato in lui il senso del nume e perciò i suoi personaggi sono mossi dalla forza interna, umana delle passioni, e caratteri, umanamente opposti, creano il dramma, ma sono, però, eroi, e ancora legati, più o meno intimamente, al mito.

SOLONE

1) Solone, in senso ironico o spregiativo, giudice o legislatore di grande saggezza.
2) Solone, legislatore d'Atene e poeta (639-559 a.C.). Pose le basi della costituzione timocratica da lui detta costituzione di S., per cui la popolazione fu divisa in 4 classi, secondo criteri di censo, presi sulla base della proprietà fondiaria di ciascun cittadino; istituì, a fianco dell'Areopago, un consiglio di 400 membri (100 per tribù). Compose diverse poesie (5000 versi. ma ne restano solo 280, in dialetto ionico) una ("Salamina"), giovanile, per eccitare gli Ateniesi alla riconquista di Salamina, poi "Esortazioni", ecc.; la sua poesia, di carattere gnomico, esalta i valori della giustizia. Vuole la leggenda che S. sia morto esule a Cipro, dopo l'avvento dei Pisistratidi. Fu annoverato fra i sette sapienti e protagonista di varie leggende.

TEMÍSTOCLE

Temistocle, uomo politico e condottiero ateniese (525-459 a.C.). Arconte nel 493-92, creò un partito democratico avverso ad Aristide e promosse la costruzione di una potente flotta da guerra, la fortificazione del Pireo e di Atene stessa. Nel 480 riportò sui Persiani la famosa vittoria navale di Salamina ma nel 470 gli fu inflitto l'ostracismo perché aveva voluto organizzare contro Sparta i democratici del Peloponneso. Bersagliato anche da altre accuse, andò errando da un luogo all'altro finché non si rifugiò presso Artaserse I re dei Persiani e finì con lo stabilirsi a Magnesia sul Meandro, dove morì. Secondo una leggenda si sarebbe ucciso per non combattere contro la patria.

TEODORO

di Samo, scultore greco attivo intorno alla metà del VI sec. a.C. Figlio di Telecle, collaborò alla costruzione dell'Heraion di Samo, dove lasciò un autoritratto in bronzo. Considerato l'iniziatore dell'arte bronzea, fu, secondo Erodoto, autore dell'anello di Policrate e famoso toreuta per il re Creso

TEOPOMPO

1) re di Sparta dell'VIII sec. a.C. Figlio di Nicandro della dinastia degli Euripontidi, guidò gli Spartani nella prima guerra messenica. La tradizione gli attribuisce l'istituzione dell'eforato.
2) Teopompo, retore e storico greco (Chio 380 ca-320 ca  a.C.). Esule con il padre, accusato di laconismo, a Chio, visse in molte città della Grecia, frequentando, ad Atene, la scuola di Isocrate. Soggiornò a lungo presso Filippo II di Macedonia e Alessandro. Della sua vasta produzione ci rimangono pochi frammenti; essa comprendeva encomi, orazioni, lettere e opere storiche: "Elleniche" (12 libri sugli avvenimenti dal 411 al 394 a.C.), "Filippiche" (58 libri, storia della Macedonia dal 362 al 336 a.C.).
3) Teopompo, poeta della fine del V sec. Esponente dell'antica commedia attica, scrisse opere di cui ci rimangono pochi frammenti. Si sa che portò sulla scena argomenti e motivi della cultura e della politica a lui contemporanea. Da lui prese il nome il verso pentametro cretico catalettico.

TRASILLO

militare ateniese (V sec. a.C.). Fu stratego a Samo e combatté a fianco di Trasibulo a Cinossema e Abido. Fu al comando della flotta nella battaglia delle Arginuse nel 406, ma venne condannato a morte perchè accusato di non avere tratto in salvo i naufraghi

TRASIMACO

di Calcedonia, retore greco (seconda metà del V sec. a.C.). Nella "Repubblica" di Platone è l'interlocutore che sostiene la tesi secondo la quale "il diritto è l'utile del più forte".

TRASIMEDE

scultore greco (prima metà del IV sec. a.C.). Autore della statua di Asclepio nel tempio di Epidauro e delle opere di rivestimento della porta e del soffitto del tempio.

TUCIDIDE

Tucídide, storico greco (460-395 a.C.). Comandante di una flotta ateniese nella guerra del Peloponneso, fu sconfitto dagli Spartani, accusato di

Tucidide
negligenza per aver fatto capitolare la flotta ateniese nella battaglia di Anfipoli. Fu esiliato (423-403). Tornato ad Atene verso il 404, vi morì, sembra, assassinato, di morte violenta e misteriosa all'epoca dei Trenta Tiranni. Scrisse una storia della guerra peloponnesiaca, vero capolavoro di obbiettività e imparzialità, ammirevole anche dal punto di vista letterario. L'intera opera è ispirata e percorsa dal concetto di physis, ovvero la legge del più forte e dell'inevitabilità dell'ingiustizia. Una delle caratteristiche più evidenti dell'opera e, in generale, di tutte le opere di T. è la profonda drammaticità, resa attraverso minuziose descrizioni di particolari significativi.  
  
 
ZENONE

Zenone di Rodi, storico di origine greca del II sec. a.C. Autore di un'importante storia di Rodi, che fu ripresa da Polibio.

ZEUSI

Pittore greco nato a Eraclea in Lucania 450-394 a.C.. Il vero nome era Zeuxippos, la ricchezza acquisita lo portò a notevoli stravaganze quale il passeggiare per Olimpia col suo nome scritto in oro sul suo mantello e verso la fine della sua carriera, ritenendo senza prezzo le sue opere invece che venderle, le regalava. Operò in Grecia, Macedonia, Italia e Asia Minore. Le fonti antiche lo pongono tra i maggiori pittori greci. Fu l'iniziatore della pittura da cavalletto, caratterizzata da notevole ricchezza cromatica e da un attento studio spaziale e psicologico. Curò particolarmente gli effetti delle ombre e delle luci I suoi dipinti erano prevalentemente a tema mitologico, ma non disdegnava di dipingere figure di donne e bambini che gli diedero enorme successo.