Testo

A cura di Giorgio Manusakis
Un’odissea lunga due secoli: i marmi del Partenone

Le Olimpiadi 2004 che, come tutti saprete, si sono tenute in Grecia, hanno alimentato il fuoco, mai spento ma a tratti dimenticato, che arde intorno ad una questione di grande importanza per i Greci e non solo per loro: la restituzione dei fregi del Partenone esposti al British Museum di Londra. Sulla questione sono stati spesi fiumi di parole, sono stati scritti libri, sono nati comitati, siti internet e chi più ne ha più ne metta.
Noi di Miti3000, tenendo fede al carattere informativo del sito, riteniamo giusto mettere a conoscenza dei fatti i nostri lettori e in particolare coloro i quali non hanno seguito le vicende, ed esprimere la nostra opinione in merito, senza alcuna pretesa. Lo faremo riassumendo l’accaduto, cercando di essere quanto più imparziali possibile e chiarendo la nostra posizione. Come potrete leggere (se avrete la voglia di leggere fino in fondo), e come molti di voi già sanno, la questione dal punto di vista legale è molto intricata; diversi documenti, dichiarati veri o falsi a secondo di chi li tira in ballo, sembrerebbero dare al British Museum o alla Grecia il diritto di custodire i marmi in questione. Esaminando invece la questione dal punto di vista della “giustizia storica” e dell’opportunità di restituire i marmi (cosa che secondo alcuni potrebbe costituire un precedente e spingere altri Paesi a richiedere la restituzione di beni artistici sottratti al loro contesto storico), il tutto diventa molto più soggettivo. Riporteremo anche le posizioni e le motivazioni, di nostra conoscenza, degli attori principali di questa contesa: il governo inglese, il governo greco ed il British Museum e, anche in questo caso, cercheremo di farlo nel modo più obiettivo possibile ma, per favore, non accusateci di essere filoelleni; lo siamo, lo diciamo apertamente e ne siamo orgogliosi. Ma questa è solo la nostra idea, maturata dopo anni in cui abbiamo coltivato con passione il nostro amore verso la civiltà ellena.

I fatti

Innanzitutto è giusto descrivere esattamente quale sia l’oggetto del contendere: si tratta di 15 metope, 56 bassorilievi di marmo e 12 statue, quasi l’intero frontone ovest del Partenone ove era rappresentata la processione panatenaica, oltre ad una delle sei Cariatidi del tempietto dell’Eretteo. Il Partenone, eretto tra il 447 ed il 432 a.C per volere di Pericle il grande, dopo numerose “trasformazioni” dovute alle diverse occupazioni, subisce il danno più grave nel 1687, quando il generale veneziano Francesco Morosini bombarda l’Acropoli sapendo che i turchi la utilizzano come deposito di polvere da sparo; una tremenda esplosione distrugge una rilevante parte del monumento.
Nel 1804 Lord Elgin, ambasciatore britannico presso l’impero Ottomano, asporta quanto sopra descritto. In merito, per cercare di essere quanto più obiettivi possibile, riporteremo una versione accettata anche da Jan Jenkins, responsabile del dipartimento antichità greche e romane del British Museum, ovviamente contrario alla restituzione dei marmi. Stando a questa versione, Lord Elgin chiese il permesso alle autorità ottomane di prelevare dall’Acropoli pietre con delle epigrafi, come è ancora scritto oggi nel firmano che gli è stato dato. Tuttavia, pensò di poter andare oltre e mandò una squadra di operai che con seghe e scalpelli tagliarono le sculture una per una, lasciandole anche cadere dall’alto e danneggiando ulteriormente il monumento. In seguito, i marmi affrontarono un avventuroso viaggio in nave (in cui rischiarono di finire per sempre in fondo al mare) fino in Scozia, dove adornarono il giardino della villa di Lord Elgin. Secondo un’altra versione, invece, i marmi non raggiunsero mai la dimora del Lord in quanto lo stesso era stato imprigionato in Francia. Certo è che ad un certo punto Lord Elgin attraversò gravi difficoltà economiche e, pertanto, fu costretto a vendere i suoi beni; i marmi furono regolarmente acquistati dal governo britannico per 35.000 sterline e affidati in custodia al British Museum, dove furono esposti per la prima volta nel 1817. In merito al fatto che Lord Elgin avesse o meno titolo ad asportare quanto descritto, ci sono diversi documenti a sostegno dell’una o dell’altra tesi; i primi furono presentati dallo stesso Lord Elgin al governo inglese per dimostrare che aveva avuto l’autorizzazione dalle autorità ottomane per procedere all’asportazione, di questi documenti la Grecia ha sempre contestato la legittimità; mentre sul fronte opposto si registra che, nel novembre 2002, la casa d’aste Dominic Winter ha messo in vendita una lettera del 1811 in cui l’ambasciatore britannico a Istanbul, Robert Adair, scrisse a Lord Elgin: “le Porte (la corte del Sultano) nega che lei sia il proprietario di questi marmi”. Secondo la Corte del Sultano, i funzionari turchi di Atene non avevano il diritto di vendere i pezzi del Partenone, tale autorità era riconosciuta infatti solo al Sultano stesso ed alla sua corte. Quanto scritto su questa lettera, induce a riflettere su un’altra versione, secondo la quale Lord Elgin corruppe i funzionari ottomani ad Atene, con regali di valore, affinché autorizzassero la rimozione dei marmi benché non ne avessero il titolo; chi sostiene questa versione cita anche diverse testimonianze della avvenuta corruzione. Secondo un’altra versione, il “saccheggio” del Partenone iniziò nel 1801, autorizzato dal sultano Selim III che aveva accettato l’aiuto degli inglesi per liberare l’Egitto da Napoleone. Il primo imbarco pare fu effettuato il 26 dicembre 1801 sulla nave Mentor e solo l’esplodere dei moti autonomisti greci pose fine al “saccheggio”; questa versione include anche il “saccheggio” di Lord Elgin.
Fin qui la storia dei fatti narrati e accettati da entrambi i contendenti. Passiamo ora alle varie posizioni pro e contro la restituzione dei marmi e alle loro motivazioni.

Il governo Inglese

Il governo Blair ha sempre sostenuto che entrambe le parti hanno le loro ragioni, ma non è mai stato propenso alla restituzione dei marmi. Nel marzo del 1998, il Ministero per la Cultura Inglese, rispondendo ad una mail di un sito che si occupa della restituzione dei marmi, ha riconosciuto l’importanza della cultura ellenica per tutti gli europei di oggi (noi diremmo per tutta la civiltà occidentale di oggi), ma ha concluso che le sculture debbano rimanere al British Museum. Ciò è giustificato dal fatto che le sculture furono legalmente acquisite ed affidate al museo londinese il quale, inoltre, non può alienare oggetti dalle collezioni del museo per divieto espresso dal suo statuto. L’ex Primo Ministro conclude scrivendo: “il governo ha tenuto conto di tutti questi elementi ma ha comunque deciso per la non restituzione delle sculture, data la potestà legale del British Museum su di essi e le amplissime conseguenze che comporterebbe la restituzione di oggetti legalmente acquisiti.” Quest’ultima parte, come avrete capito, allude a prevedibili richieste di restituzione, da parte di altri Paesi, dei beni artistici acquisiti dai vari musei di tutto il mondo a seguito di guerre, conquiste o in altri modi. Prima delle Olimpiadi di Atene 2004, si parlò di trattative tra i due governi per un prestito in occasione, appunto, delle olimpiadi e il Sunday Times scrisse di incontri tra i dirigenti dei due musei (il British e il nuovo museo dell’Acropoli) con l’interessamento dell’UNESCO favorevole alle trattative; ma il tutto svanì nel nulla, sembra per il timore del British che il “prestito” diventasse a scadenza indeterminata. L’attuale governo inglese non ci risulta si sia espresso in merito alla restituzione dei marmi.

Il governo greco

La posizione del governo greco, consultabile anche sul sito Internet dell’Ambasciata, chiarisce che la richiesta di restituzione dei marmi non è di carattere nazionalistico; difatti la Grecia non richiede la restituzione di tutti i suoi beni artistici sparsi per il mondo che, anzi, ritiene un importante veicolo di diffusione culturale e pubblicitaria, ma esclusivamente dei fregi del Partenone in quanto parte integrante (nel vero senso della parola, in quanto per la maggior parte realizzati direttamente sull’edificio) di un monumento nazionale che è stato mutilato e di cui si chiede la restaurazione. In questo senso, come detto, i marmi non possono essere considerati una scultura mobile come statue o anfore, ma parti inseparabili del più importante monumento del periodo classico, dichiarato dall’UNESCO patrimonio dell’umanità. Prima delle Olimpiadi di Atene 2004, il governo greco non pose la questione mettendo al centro della discussione il modo in cui furono rimossi i marmi; sebbene continui a ritenere che non sussistano gli estremi di legittimità della proprietà che l’Inghilterra ritiene di avere, la Grecia mise invece l’accento sul fatto che, durante le Olimpiadi, l’attenzione mondiale sarebbe stata puntata su Atene e la restituzione dei marmi, posta in un’ottica politica e storica particolarmente sensibile come quella attuale, sarebbe stata un beneficio anche per l’Inghilterra; a ciò aggiunse che era in costruzione il nuovo museo dell’Acropoli (vedi aggiornamenti), con una sezione speciale appositamente creata per dare una visione d’insieme e che, all’inaugurazione di esso, l’assenza dei marmi sarebbe stata marcatamente evidente. L’allora Ministro greco per la Cultura, indicò anche una forma di prestito a lunga scadenza, proposto anche come forma di collaborazione tra i due musei e che aveva, come contropartita, la possibilità di portare al British Museum nuove antichità da esporre temporaneamente. La Grecia, inoltre, sensibilizzò l’Inghilterra su quanto detto, facendo leva anche sulla sua sensibilità culturale e sulla fede del popolo britannico nei grandi valori umanistici dell’antichità. Ma tutto ciò, come abbiamo potuto constatare, non servì a riportare i marmi ad Atene, neanche per un giorno.

Il British Museum

La posizione del British Musuem si basa fondamentalmente sul suo statuto, il quale gli impedisce di restituire un’opera d’arte della sua collezione. Robert Anderson, ex direttore del museo, in un’intervista al “The Times” rilasciata durante il suo mandato, prima nega che i marmi possano essere restituiti alla Grecia perché “il museo non ha il potere di alienare nessuno dei suoi tesori. Gli amministratori, anche se lo volessero, non possono decidere delle proprietà del museo. Lo vieta la legge”, poi aggiunge che non era neanche nei loro poteri darli in prestito per le Olimpiadi 2004 in quanto “vi è un limite ai poteri degli amministratori quando non c’è la garanzia che l’oggetto sia restituito” evidenziando palesi dubbi sulla buona fede dei greci e, infine, afferma che “la richiesta di prestito da parte del governo greco non è mai stata indirizzata al direttore del museo, il tutto è avvenuto a mezzo stampa, per cui non vi è stato neppure un nostro ufficiale diniego”. Nell’agosto del 2003 il nuovo direttore del British Museum ha inviato una lettera al ministro della cultura greco in cui chiarisce che i resti del Partenone “rappresentano un’istituzione mondiale e universale e per questo motivo il British Museum è il posto migliore per loro”; contemporaneamente, i vertici del museo londinese emettevano un comunicato in cui ribadivano che non riuscivano “ad immaginare nessuna circostanza in virtù della quale cedere alle sollecitazioni del governo greco”. Il British Museum, inoltre, ritiene che Lord Elgin, asportando i marmi, li abbia salvati dall’incuranza dei greci, dai cercatori di souvenir e dagli atti vandalici, aggiungendo che la stessa Grecia ha dovuto rimuovere alcune sculture dal tempio per proteggerle dal deterioramento. Sempre nell’agosto del 2003, il “Sunday Times” pubblicava che vi erano degli accordi in fase di definizione per una custodia congiunta dei marmi, sotto l’egida dell’Unione Europea, secondo cui l’Inghilterra avrebbe conservato la proprietà formale dei marmi, mentre la Grecia avrebbe avuto il compito di custodirli in un apposito museo ai piedi dell’Acropoli, sezione distaccata del British Museum. Ma la smentita arrivò secca sul quotidiano “The Guardian”, dove gli amministratori del museo londinese sostennero che non vi erano stati né colloqui segreti, né prestiti a lungo termine; e alle pressioni del governo greco, il nuovo direttore del British Neil McGregor rispose: “la migliore collocazione per i marmi è il British Museum, una delle poche istituzioni universali al mondo.” Mentre, alle successive pressioni del governo greco per una cessione temporanea in occasione delle Olimpiadi 2004, Hannah Bolton, portavoce del museo, dichiarò che anche se il museo normalmente concedeva prestiti all’estero, i pezzi centrali della collezione non ricevevano quasi mai il permesso di lasciare Londra e che se vi erano stati colloqui in tal senso, riguardavano il prestito di altre opere d’arte con cui allestire mostre in occasione delle Olimpiadi.

La posizione di miti3000

La nostra opinione è che i marmi debbano essere restituiti alla Grecia. Cercheremo ora di spiegare nel modo più chiaro le motivazione alla base di questa nostra posizione.

Considerazioni di carattere generale

Questo paragrafo vuole essere una sorta di premessa in cui riporteremo alcune delle posizioni espresse da chi ritiene che i marmi vadano restituiti e che sono da noi condivise. Da ricordare la dichiarazione nr.1.3.272 del Parlamento Europeo sulla restituzione dei fregi del Partenone che recita: “Con questa dichiarazione, approvata sulla base dell’articolo 48 del suo regolamento interno, il Parlamento europeo si pronuncia a favore della restituzione dei fregi del Partenone alla Grecia, tenuto conto della posizione dell’opinione pubblica britannica sulla questione e del fatto che le organizzazioni culturali internazionali hanno dichiarato il Partenone parte del patrimonio culturale mondiale. Bollettino UE 1/2 – -1999”. In quanto alla posizione dell’opinione pubblica britannica, cui fa cenno la dichiarazione dell’UE, va ricordato che, nel 1996, l’emittente Channel 4 fece una trasmissione sui marmi del Partenone, in cui l’ideatore e presentatore William G. Stewart, lanciò una proposta di restituzione dei marmi che, da un sondaggio telefonico effettuato sui telespettatori, circa 100.000, fu accettata dal 92,5% di essi (le percentuali di sondaggi effettuati in Inghilterra e nel mondo molto più di recente, si attestano sull’85%). Qualche mese dopo la Camera dei Comuni si congratulò con Channel 4 e oltre 100 dei suoi membri firmarono un documento che, sottolineando il sondaggio effettuato dall’emittente televisiva, recitava: la Camera dei Comuni “considera che sebbene in passato ci possano essere stati motivi plausibili per trattenere i marmi, la restituzione sia ora non più rinviabile; e quindi richiede al governo di Sua Maestà di intraprendere allo scopo un immediato negoziato con il governo greco”. Sulla stessa linea un articolo apparso sul New York Times, in cui si sostiene che “molti degli argomenti usati nei decenni dalla Gran Bretagna si sono corrosi, se mai sono stati veri. I britannici dissero inizialmente di voler dare loro onorevole protezione e tenerli al sicuro dall’ignoranza e dal degrado. Sono termini da imperialismo culturale che sembravano plausibili nel 1816. Ma nessuno ora può sostenere che i greci non siano in grado di proteggere i propri tesori artistici. Le scuse oggi si affidano ai cavilli legali, citando la legge che li affida per sempre al British Museum. È ora che questo per sempre finisca.”
Sempre negli USA, la Camera ed il Senato sono state chiamate ad esaminare due risoluzioni che chiedevano la restituzione dei marmi alla Grecia prima delle Olimpiadi. Secondo i firmatari il Partenone è altissima espressione del genio artistico greco, simbolo principale dell’eredità culturale greca, copie del quale si vedono in molti edifici americani, tra cui il mausoleo del presidente Lincoln a Washington.
In Italia, invece, tra i tanti articoli scritti in merito, nel dicembre 2002, in uno apparso su Il Manifesto inerente le opere d’arte in soggiorno all’estero, si legge: Sono spesso le direzioni dei più rappresentativi musei europei a rifiutare la restituzione in nome di una presunta maggiore capacità di tutela del bene in questione, altrimenti sono i governi stessi, propensi, nella stragrande maggioranza dei casi, a dimenticare momentaneamente le regole primarie della politically correctness in voga, pur di tenere sul suolo patrio le vestigia di un passato che non si intende, evidentemente, archiviare.
Dal 1804, quando sono stati rimossi, fino ad oggi, tante sono state le persone e le organizzazioni che si sono mosse in favore della restituzione dei marmi; scrittori, politici, artisti, etc.; tra gli attori, giusto per citare i più celebri, ricordiamo Peter Ustinov e Sean Connery e le attrici Emma Thompson e Vanessa Redgrave. In Grecia forte è stato l’impulso dato dall’attrice Melina Mercuri, la quale si è impegnata su tutti i fronti e con tutte le sue forze negli anni in cui è stata ministro greco della cultura. Alla sua scomparsa è stata costituita la Fondazione Melina Mercuri con decreto del Presidente greco.

Considerazioni storiche

Non ci soffermeremo molto sulle considerazioni di carattere storico, in quanto si rischierebbe di fare solo polemiche sterili su argomenti e tesi già abbondantemente discussi. Ci limiteremo a dire che, anche qualora i documenti presentati da Lord Elgin legittimassero la loro vendita al governo inglese, essi, a nostro parere, furono frutto della corruzione dei funzionari ottomani e riteniamo che in tal senso vada letta la lettera dell’ambasciatore britannico a Istanbul indirizzata a Lord Elgin. Inoltre c’è da aggiungere che, nonostante al tempo di Lord Elgin la Grecia fosse sotto il dominio ottomano da circa 350 anni, i greci non riconobbero mai la Turchia come autorità competente se non, appunto, come dominio e, quindi, forzatamente; ciò è da considerare a maggior ragione negli anni in cui furono asportati i marmi, in quanto anticiparono di pochissimo l’insurrezione greca, che portò alla definitiva liberazione dai turchi.

Considerazioni artistiche

Ricollegandoci a quanto detto sopra e anche ritenendo che l’autorità turca fosse in qualche modo riconosciuta dai greci, il diritto a disporre dei beni artistici di una nazione deve essere del popolo che ci vive e non della nazione occupante; ciò è stato anche sancito dalla convenzione dell’Aja del 1954 e dalla convenzione UNESCO 1970; esse ritengono il bottino di guerra un atto di violazione dei principi minimi di giustizia e il patrimonio culturale strettamente legato all’identità dei popoli di cui costituisce un valore etico. Il principio affermato da queste due convenzioni è dunque fondato sul concetto di valore dei beni culturali, valori che sono portatori dell’identità, della società e del popolo del Paese in cui nascono e in quanto tali sono da ritenersi testimonianze delle tradizioni, della cultura e della storia del luogo in cui sono stati ideati e realizzati. Questa valutazione dei beni culturali, sancita dalle due convenzioni, è quella su cui si basa, ancora oggi, il concetto di valore culturale e, benché all’epoca di Lord Elgin non fosse ancora stato sancito, lo stesso Lord e, quindi, la società dell’epoca, comprendevano bene il valore storico-artistico dei marmi. E che la società dell’epoca fosse più vicina, da un punto di vista di comprensione del valore artistico, a quella delle convenzioni di cui sopra, piuttosto che a quella barbarica del sacco di Roma, è testimoniato dallo sdegno immediatamente espresso da un altro Lord, George Byron, che nel suo Il pellegrinaggio del giovane Aroldo scrisse: “ciechi sono i tuoi occhi che non versano lacrime quando guardano, O Grecia amata, le tue sacre membra razziate da profane mani inglesi, che hanno ferito ancora una volta il tuo petto dolente, e rapito i tuoi dei, dei che odiano l’abominevole nordico clima d’Inghilterra.” Lord Byron da alcuni è ritenuto un avventuriero pazzo (anche se, a nostro parere, in questo caso dimostrava di essere più sano di Lord Elgin), ma osiamo sperare che non lo fosse anche Hugh Hammersley, membro della Camera dei Comuni nel 1816, il quale espresse il suo sdegno circa l’accaduto deplorando “che lo stato non abbia impedito un simile furto” e propose che “la Gran Bretagna conservi i marmi solo in concessione, finché l’attuale possessore della città di Atene, o qualcun altro in futuro, non li reclami”. Anche questa (ma potremmo citarne altre) ci sembra una testimonianza di quanto cosciente e sensibile fosse la società dell’epoca, in particolare quella inglese, verso i beni artistici ed il loro valore storico-culturale, quindi a noi sembra di non essere pazzi affermando che Lord Elgin fosse perfettamente cosciente del danno storico-artistico-culturale che stava arrecando alla Grecia. Ma ci sovviene che dal punto di vista di coloro che si oppongono alla restituzione dei marmi, Lord Elgin è visto come un salvatore dell’arte, in quanto asportandoli li ha salvati dai cacciatori di souvenir, dagli atti vandalici e, in ultimo, senza volerlo, anche dallo smog. Ci permettiamo di contestare questa tesi; in primo luogo perché è solo un’ipotesi e non una tesi, si può benissimo ipotizzare che, lasciandoli dov’erano, a quest’ora sarebbero ancora lì, insieme al resto del Partenone (se non c’è più avvisateci per cortesia), inoltre dubitiamo anche del fatto che Lord Elgin intendesse salvarli; se questa fosse stata la sua vera intenzione, non li avrebbe sottoposti ad un viaggio in nave lungo e pericoloso (tanto che quasi si concluse con un naufragio! Ma forse Lord Elgin, volendo emulare a tutti i costi i greci, si immedesimò un po’ troppo in Ulisse), né li avrebbe esposti nel giardino della sua villa in Scozia e non solo per il clima scozzese; se questa è l’idea del British di salvataggio, allora perché li hanno esposti in una teca del museo, potevano lasciarli nel giardino di Lord Elgin. In conclusione ci sembra molto improbabile che Lord Elgin abbia comprato i marmi dal Sultano e li volesse trasferire solo perché riteneva questo l’unico modo di salvarli. Ci manca solo qualcuno che ritenga anche il Sultano un benefattore, che cedeva i marmi solo perché, anche secondo lui, era l’unico modo per salvarli; un mondo di benefattori il XIX secolo insomma! E poi, se proprio volevano salvare l’arte, perché non smontare tutto il tempietto dell’Eretteo o addirittura tutto il Partenone, per rimontarli in Inghilterra, magari nel giardino di Buckingam Palace! I tedeschi lo hanno fatto con l’altare di Pergamo e la porta del mercato di Mileto, ma forse da bambini giocavano più spesso degli inglesi con le costruzioni. E proprio un tedesco dell’epoca particolarmente sensibile all’arte, il principe von Pueckler, il quale aveva la possibilità di viaggiare molto e che dei suoi viaggi ci ha lasciato molti scritti, in uno di questi del 1840, in cui racconta il suo viaggio in Grecia del 1836, descrive così il nostro benamato Lord Elgin e ciò che aveva fatto al Partenone: Devo fare riferimento ad una piccola torre costruita nella piazza dell’agorà su ordine di Lord Elgin quando questi andò via da Atene dopo averla saccheggiata. Voleva, forse in questo modo, perpetuare il suo lavoro. Molto giustamente, hanno trasformato questa torre in una prigione per ladri e abbiamo visto alcuni di essi sopra le finestre, scuotere con rabbia le sbarre e urlare insulti. Sulla punta di questa torre è posto un gallo del vento. In realtà avrebbe dovuto, questo gallo, trasformarsi nel ritratto di Lord Elgin fino a quando l’Inghilterra, generosamente, restituirà quanto rubato. Alcuni viaggiatori hanno provato a giustificare lo smembramento e la violenza subita dal Partenone. Non posso essere d’accordo con loro, principalmente perché sono amico dell’arte. Se Lord Elgin fosse stato nella posizione di spedire il Partenone cosi com’era, intero, con le navi in Inghilterra, qualcuno avrebbe potuto scusarlo. Ma distruggere un’opera d’arte del genere (la metà è andata distrutta inutilmente a causa delle difficoltà dell’operazione) per rivendere poi quanto rubato, questo resterà per sempre imperdonabile.
Non possiamo che essere pienamente d’accordo con il principe tedesco. Dobbiamo, inoltre, far presente il “salvataggio”, storicamente accertato, che ha compiuto il British Museum negli anni ‘30, quando i suoi “esperti” decisero che era ora di sbiancare i marmi e per farlo usarono acidi, spazzole metalliche e sostanze abrasive e, per giunta, avendo capito di averla fatta grossa, gli inglesi tennero segreto il fatto per evitare brutte figure; il tutto fu scoperto e reso pubblico dallo storico britannico St. Clair. Dunque, ricapitolando, i salvatori prima staccano i marmi con seghe e scalpelli facendoli anche cadere dall’alto e danneggiando irreparabilmente sia i marmi che il Partenone per loro stessa ammissione, poi gli fanno fare un lungo e avventuroso viaggio in mare con tanto di scampato naufragio, successivamente li piazzano a uso decorativo nel giardino di una villa della Scozia che li protegge col suo clima mite e, infine, li ripuliscono con spazzole metalliche, sostanze abrasive e acidi! A noi sembra più una tortura che un salvataggio.
Passando a considerazioni più puramente artistiche e ricordando il concetto di valore artistico-culturale espresso dalle convenzioni sopra citate, riteniamo che i marmi, in quanto parte integrante del Partenone, se fossero restituiti al loro contesto originale, ricreerebbero la continuità storica e architettonica spezzata da Lord Elgin, anche se esposti in un museo. Ricordiamo, a tal proposito, che nel nuovo museo dell’Acropoli è stata progettata un’apposita sezione dove esporre i marmi in modo da dare una visione armonica d’insieme. Ma molto più recentemente, la maggioranza degli architetti greci ha espresso la convinzione che il posto ideale dove dovrebbero essere posti i marmi, sia proprio il frontale originale; non solo per motivi artistici, ma anche perché, contrariamente a quanto si riteneva in passato, ne migliorerebbero la staticità. Questa nuova tendenza è espressa sul TEE, rivista ufficiale dell’ordine degli architetti ed ingegneri greci, nr.2283 del 16/02/2004 (vedi aggiornamenti).

In merito sempre a questioni artistiche, molti evidenziano che i marmi sono al British Museum da ormai due secoli e che se fossero restituiti si distruggerebbe un contesto storico creato due secoli fa. Il fatto, a nostro parere, è vero; ma rappresenta l’aspetto di una questione discussa ormai da tempo da storici e archeologi, senza che si possa trovare una soluzione univoca. È opinione diffusa che le opere d’arte dovrebbero sempre rimanere nel loro contesto originale, dove sono state concepite, ideate e realizzate. Se per motivi storici vengono invece asportate rimanendo altrove per secoli, inevitabilmente creano un nuovo contesto storico, il quale verrebbe a sua volta danneggiato in caso di una nuova asportazione. A noi sembra il classico serpente che si morde la coda; ma, al di là del fatto che non bisogna dimenticare che Lord Elgin ha distrutto un contesto più lontano da noi nel tempo ma che durava da oltre due millenni (qualche anno in più di due secoli), siamo del parere che, proprio perché ogni singolo contesto è diverso e ugualmente importante, si debba analizzare caso per caso quale sarebbe il contesto migliore dove collocare un’opera d’arte. Il caso di cui stiamo parlando, rappresenta un unicum in questo senso. Il Partenone non è una semplice statua o un’anfora. “Dal 1817, anno in cui i marmi del Partenone vengono finalmente esposti al pubblico nelle sale del British Museum, i rilievi di Fidia diventano il massimo simbolo della classicità. E la loro immagine comincia a riflettersi all’infinito, in una miriade di studi, di imitazioni, di riprese. Le tracce di quelle sculture nell’arte italiana e la loro influenza sulla cultura artistica inglese e sulla pittura francese, testimoniano la forza delle loro suggestioni…” (Introduzione a “L’eco dei marmi” di Vincenzo Farinella/Silvia Panichi). L’influenza dei marmi è stata tale pur se esposti in un museo e nonostante non sia rispettata la sequenza originaria della processione panatenaica. La nostra idea è che se i marmi tornassero nel loro contesto originale, potrebbero potenziare la loro capacità di suggestione, perché si creerebbe un nuovo/antico contesto in cui verrebbero inseriti e sarebbero ammirati con occhio diverso, come non lo sono da ormai due secoli, a tutto vantaggio dell’arte e dunque dell’umanità intera. Provate ad immaginare: se queste opere d’arte uniche al mondo hanno influenzato artisti di ogni genere e luogo pur essendo esposti senza ordine dietro il vetro di un gelido museo, quanto potrebbero influenzare ancora oggi l’arte se fossero rimessi dov’erano, sul maestoso Partenone, con l’Eretteo accanto e i Proplilei davanti, immersi nel mito di cui sono l’emblema, sulla divina collina dell’Acropoli. Se è vero che ogni opera d’arte è tanto più grande quanto maggiori sono le emozioni che suscita e che l’artista riesce a trasmettere, si possono mai paragonare le emozioni che può provare l’animo di un’artista che si dovesse trovare a vedere i marmi lì, dove Fidia li scolpì e in quel contesto, e quelle che, invece, può suscitare il lui il vederle nel …British Museum? Noi crediamo che la loro attuale collocazione ci stia facendo perdere altre opere d’arte: quelle che sarebbero state create se i marmi fossero ancora lì.

Considerazioni sul valore simbolico dei marmi

A nostro avviso il valore simbolico racchiuso nei fregi del Partenone basterebbe da solo a giustificarne la restituzione. Se su tutte le considerazioni di carattere artistico e storico ci possono essere opinioni contrastanti, spesso opposte, dovute ai vari punti di vista, non ci possono essere opinioni contrastanti su ciò che rappresentano i marmi ed il Partenone per i greci dal punto di vista emotivo; si può solo scegliere se tenerne conto o meno. Noi di miti3000 scegliamo di tenerne conto e anche in misura più rilevante rispetto alle altre questioni affrontate. Per spiegarne il perché, partiremo dalle parole dette dall’indimenticabile Melina Mercuri: I marmi sono l’essenza della grecità. Sono il nostro orgoglio e la nostra aspirazione. Queste parole, a nostro avviso, già spiegano l’ineguagliabile valore simbolico del Partenone e dei suoi marmi, ma cercheremo di andare oltre e di ampliarne la visione.
Se avete visitato il nostro sito alla sezione “i luoghi del mito”, avrete avuto modo di vedere le foto di templi, statue, ma anche solo di spiagge, la cui origine si perde nel vortice del tempo e, ancor più, del mito; avrete visto le foto del teatro di Epidavros, dove da oltre 2000 anni il teatro viene rappresentato nella sua vera essenza; avrete visto lo stadio di Olimpia, scena delle più note e prestigiose competizioni sportive dell’antichità e, a distanza di millenni, nuovamente luogo di gare durante le Olimpiadi greche del 2004; ma, leggendo le storie che ruotano intorno a questi luoghi, avrete visto anche come una semplice fonte d’acqua, come quella di Aghia Monì o una bellissima baia dove i turisti, spesso ignari, fanno il bagno, come quella di Assini, siano avvolte dal velo immortale del mito. Quando si arriva in Grecia, ci si accorge che ogni tempio, ogni statua, ogni montagna, ogni spiaggia e ogni piccola pietra, è avvolta da questo velo immortale che è il mito e che le sue radici sono ovunque, essenza stessa della Grecia. Quando si è in Grecia o si parla della Grecia dal punto di vista storico o culturale in genere, non si può prescindere dal mito. Il mito, che troviamo nella religione, nell’arte, nel teatro e che in Grecia è ovunque, è un elemento base della cultura e della civiltà ellenica e, quindi, dell’intera civiltà occidentale che da essa si è sviluppata ed evoluta. Ma se ci chiediamo cosa possa essere talmente grande da racchiudere e simboleggiare tutto ciò, la risposta non può essere che una: Atene, la sua Acropoli, il suo Partenone. Dunque, a nostro modo di vedere, il Partenone è il simbolo dell’essenza della grecità, emblema dell’intera civiltà occidentale. Vedere un’opera d’arte mutilata, fa soffrire ogni persona che abbia un minimo di sensibilità, ma privare il Partenone di una parte così importante come i fregi, che rappresentano la processione panatenaica, e l’Eretteo di una delle Cariatidi che lo sorreggeva, è come mutilare ogni cittadino greco di una parte della sua essenza e della sua anima. E quanto sia alto il valore simbolico dell’Acropoli per i greci ce lo ricorda la targa affissa alla base della bandiera ellenica in memoria dei patrioti greci, morti per far sventolare nuovamente la bandiera greca al posto di quella nazista; i patrioti che hanno compiuto quel gesto simbolico, coscienti di andare incontro alla morte, lo hanno fatto per non vedere la loro essenza di greci ed il simbolo a loro più caro, l’Acropoli, infangato da una bandiera indegnamente innalzata sulla collina sacra a chi, la democrazia, l’aveva inventata. Crediamo che quanto qui scritto brevemente, insieme a tutte le altre testimonianze della cultura e della civiltà ellenica che trovate nelle pagine di miti3000, possa bastare a spiegare l’essenza della grecità e l’importanza che essa ha per l’umanità e ancor di più per i greci. Ed è per l’enorme valore simbolico che il Partenone rappresenta per la Grecia, ma non solo, che auguriamo ai fregi del Partenone che la loro odissea, lunga ormai due secoli, termini quanto prima allo stesso modo in cui terminò, millenni prima, quella del loro più celebre patriota che li precedette, Ulisse: con il rientro a casa.

Aggiornamenti

TEE nr.2283 del 16/02/2004 – L’organo ufficiale degli architetti ed ingegneri greci, partendo dalla XVI conferenza mondiale dell’UNESCO tenutasi a Santiago del Cile e avente come tema l’architettura per l’istruzione del futuro, critica la costruzione del nuovo museo dell’Acropoli, in particolare per la posizione in cui dovrebbe essere costruito, difatti il luogo è ricco di interessi archeologici. In particolare, trattando la questione del ritorno dei marmi del Partenone, il TEE sostiene che il nuovo museo, che nelle intenzioni dei progettisti dovrebbe ospitare i fregi, sarebbe inutile proprio in tal senso dal momento che il luogo migliore dove conservarli sarebbe quello di origine, anche per motivi statici. “Per quanto riguarda la costruzione del Nuovo Museo dell’Acropoli di Atene e il ritorno dei reperti architettonici del Partenone, l’ICOMOS (l’organizzazione che riunisce i musei del mondo) sottolinea che è stata riformulata la richiesta per il ritorno dei reperti archeologici in Grecia, per la conservazione dei quali sarà eretto il Nuovo Museo. Ma la realtà della Comunità Europea, con la creazione della moneta unica e di una Costituzione unica, attenua la necessità di un museo di “interesse nazionale” e giustifica l’esposizione di reperti archeologici in qualsiasi museo.

Ricollocazione dei marmi sull’Acropoli

“Si associ il ritorno dei Marmi del Partenone con la ricollocazione degli stessi sul monumento” è sottolineato nella votazione. Oggi tutti i documenti internazionali accettano e impongono il restauro dei monumenti con il riutilizzo dei pezzi originali. I problemi che provoca l’inquinamento atmosferico – in generale ai monumenti e più in particolare ai marmi – con il noto procedimento di “solfatazione”, non possono essere un ostacolo per il giusto restauro del monumento! La costruzione del Nuovo Museo dell’Acropoli di Atene costituisce l’alibi all’insufficienza dello Stato verso la depurazione dell’atmosfera di Atene, per il bene dei monumenti e dei cittadini.” 10/03/2004 – Il consiglio comunale della città di Liverpool, con 37 voti a favore e 4 contrari, ha adottato una votazione con cui invita il governo britannico a restituire alla Grecia i marmi del Partenone. La collocazione di questa iniziativa del comune di Liverpool, assume un significato particolare dal momento che questa città sarà la prossima capitale politica europea. Questa votazione riflette l’idea dell’opinione pubblica britannica che, come dimostrano gli ultimi sondaggi demoscopici effettuati, per l’81% è a favore della restituzione dei marmi del Partenone. Sembra ovvio che la posizione presa dal consiglio comunale di Liverpool circa i marmi del Partenone, sarà adottata anche da altri comuni inglesi, circostanza che inevitabilmente intensificherà le pressioni sulla direzione del British Museum. (Fonte: www.flash.gr)

ANSA del 24/03/2004 h.10:04 – ATENE 2004: PARTENONE RESTERA’ CON LE IMPALCATURE

ATENE, 24 MAR – I turisti che arriveranno ad Atene per i giochi olimpici di agosto rischiano di restare profondamente delusi, se si aspettano monumenti e musei tirati a lucido per l’evento. Dopo le notizie sulla parziale apertura del Museo archeologico nazionale, sul museo dell’Acropoli bloccato prima ancora di nascere dalle cause legali, il governo ha annunciato che il Partenone, simbolo stesso della Grecia, resterà in parte avvolto da impalcature e altre strutture per il restauro nel periodo dei giochi, mentre il vicino tempio di Atena Nike verrà riassemblato solo in parte. Sulla sommità dell’Acropoli è in corso da anni un progetto di restauro del Partenone, del tempio di Atena Nike e dei propilei. Il precedente governo aveva fatto pressioni sui restauratori affinché i monumenti fossero liberi dalle impalcature entro il prossimo agosto, ma ieri il nuovo viceministro della cultura Petros Tatoulis, visitando il sito, ha chiarito che solo i propilei – l’ingresso alla straordinaria area archeologica – saranno liberi e visibili nella loro completezza dai visitatori. Il colonnato nord del Partenone sarà ricoperto dalle impalcature, mentre il tempio di Atena, che è stato smontato pezzo per pezzo per il restauro, sarà rimontato solo per metà in agosto. Tatoulis, sottolineando che si tratta di “uno sforzo molto importante”, ha detto che il nuovo governo conservatore è in favore della costruzione del museo dell’Acropoli, che ha avuto e sta avendo una vita tormentata. Tuttavia, le ultime cause legali ed indagini penali sui permessi dati alla costruzione – che potrebbero danneggiare rovine presenti sul sito – sono nate proprio dalle denunce di Tatoulis, quando era deputato dell’opposizione.

ANSA del 07/04/2004 h.11:42 – MUSEI ATENE, VIA LIBERA DA ALTA CORTE PER L’ACROPOLI

ATENE, 7 aprile 2004 – Una buona notizia nella travagliata esistenza del cantiere per la costruzione del nuovo museo dell’Acropoli ad Atene: il Consiglio di stato, la più alta istanza della giustizia amministrativa greca, ha respinto la causa legale, che aveva portato allo stop dei lavori, che denunciava i danni ai reperti archeologici provocati dal progetto. Il progetto può ora ripartire, anche se continua un’inchiesta penale su coloro che lo autorizzarono, senza tener conto dei possibili danni ai reperti archeologici presenti sul sito. Sul tormentato museo si è espresso ieri anche il premier Costas Karamanlis, che incontrando il presidente della Fondazione Melina Mercuri, il regista Jules Dassin, ha personalmente garantito che “il museo si farà”. Melina Mercuri, celebre cantante ed attrice, nonché ministro della Cultura, fu tra le massime promotrici della necessità di costruire questo museo, oltre che della necessità di far tornare in Grecia i marmi del Partenone conservati al British Museum di Londra, che nei progetti iniziali avrebbero dovuto essere ospitati dal nuovo museo in occasione dei giochi olimpici. Il cantiere può ora ripartire, ma è certo che la struttura – costo 94 milioni di euro – non verrà ultimata in tempo per i giochi. Il Consiglio di stato ha sancito che i lavori non causeranno danni alle rovine presenti sul sito – che secondo il progetto verranno inglobate nella struttura – e ha quindi respinto la denuncia dell’organizzazione Consiglio internazionale per i monumenti e i siti archeologici e dei residenti della zona secondo cui la costruzione avrebbe devastato i reperti presenti alla base dell’Acropoli. Ma non tutto è risolto per il museo: continua infatti l’inchiesta per abuso d’ufficio sul comitato del ministero che assegnò la costruzione del museo ai due architetti Bernard Tschumi e Michael Photiades. I due vinsero il concorso dopo che un primo concorso, che era stato vinto dal progetto degli italiani Manfredi Nicoletti e Lucio Passatelli nel 1989, fu annullato. La magistratura sta anche indagando sul Consiglio centrale archeologico, che approvò i progetti per il museo e diede il via libera ai lavori. In entrambi i casi, si sospetta ancora una volta che la decisione non abbia tenuto conto dei possibili danni ai reperti del sito. Un elemento singolare della vicenda è che la denuncia che ha fatto scattare l’inchiesta è stata fatta dall’allora deputato di opposizione Petros Tatoulis, oggi viceministro della Cultura, che ieri insieme a Karamanlis ha garantito che il museo si farà.

Duemila studenti intorno all'acropoli per chiedere la restituzione dei fregi del Partenone

Duemila studenti greci hanno manifestato intorno all' acropoli di Atene, formando un' enorme catena umana, per chiedere la restituzione dei fregi del Partenone, esposti al British Museum di Londra. La manifestazione è stata organizzata dalla " Rete per il ritorno dei marmi" i cui responsabili hanno sottolineato che la partecipazione degli studenti, ha superato qualunque aspettativa. Come noto, la Grecia chiede che il British Museum restituisca i fregi del Partenone, trasportati nel XIX secolo da lord Elgin in Gran Bretagna, per poter così riunificare, ad Atene, un monumento che è considerato il simbolo dell' arte e della civiltà occidentale. 01.02.2007

All'Acropoli di Atene il primo posto nell' eredita culturale europea

L'Acropoli di Atene conquista il primo posto nella lista dei monumenti che costituiscono l'eredità culturale europea. Una speciale targa è stata apposta lunedì 26 marzo, nel corso di una cerimonia celebrativa, alla presenza del presidente della repubblica ellenica Karolos Papoulias, del sindaco di Atene Nikitas Kaklamanis, del ministro greco della cultura Yorgos Voulgarakis, e del suo omologo francese Renaud Donnedieu de Vabres. "Una cerimonia che manda un messaggio di cultura e di pace a tutti gli angoli della terra", si è voluto sottolineare. Il ministro Voulgarakis ha voluto aggiungere che " in questo modo festeggiamo l' Europa e la cultura. La scelta dell' Acropoli non simboleggia la prevalenza di una cultura su di un' altra. L' Acropoli, come primo monumento dell' eredità culturale europea, rappresenta la ciò che condividiamo noi tutti, un monumento europeo per eccellenza che mantiene intatta la memoria collettiva del passato." Da parte sua, il ministro francese Donnedieu de Vabres, tra i sostenitori della scelta dell' Acropoli, ha voluto ricordare che " esiste solo un luogo che ha fato nascere la perfezione. Quì è nata la cultura europea. Ma non si tratta solo della sacra rupe, ma anche dei siti archeologici che la circondano". Il responsabile del dicastero greco per la cultura, ha infine sottolineato che, in merito ai fregi del Partenone esposti al British Museum di cui la Grecia chiede la restituzione "dipende dal governo britannico correggere un errore storico, accaduto in tempi bui per la Grecia, per ridare unità ad uno dei monumenti di maggior valore al mondo, mandando un segnale degno della sua onorata storia e tradizione".

Esposti al Museo Archeologico Centrale di Atene i due preziosi reperti restituiti alla Grecia dal museo Getty

I visitatori del Museo Archeologico Centrale di Atene potranno d' ora in poi ammirare due nuovi preziosi reperti: una corona in oro di epoca macedone ( in primo piano nella foto, sullo sfondo il primo ministro Costas Karamanlìs ed il ministro della cultura Jorgos Voulgarakis ) ed una Kore del IV secolo a.C., restituiti alla Grecia dal museo Getty di Los Angeles. I due preziosi reperti erano stati esportati dalla Grecia illegalmente e per la loro restituzione non è stata prevista nessuna sorta di scambio con altri pezzi in esposizione in musei greci. "La difesa della nostra eredità culturale con ogni mezzo legale è un obbligo. La richiesta avanzata a musei stranieri e collezionisti, di restituirci ogni reperto per il quale ci siano delle prove sulla sua provenienza o commercializzazione illecita, è una questione di primaria importanza", ha sottolineato il primo ministro Karamanlìs. Ha inoltre fatto riferimento, alla conclusione, entro breve termine, dei lavori per il nuovo museo dell' Acropoli, che ci si augura possa ospitare anche i fregi del Partenone esposti all' estero, ad iniziare da quelli del British Museum. Da parte sua, il ministro della cultura Jorgos Voulgarakis, ha definito i due reperti restituiti alla Grecia " capolavori dell' arte", per concludere con la constatazione che "il periodo in cui era possibile acquistare pezzi antichi in modo illegale, appartiene definitivamente al passato". 29.03.2007

La proposta di Louis Godart: una risoluzione dell' Onu per il ritorno in Grecia, dei fregi esposti al British Museum

La proposta è stata formulata ad Atene, nel corso del convegno internazionale organizzato dall' Unesco, nel Nuovo Museo dell' Acropoli, per il ritorno delle opere d' arte trafugate illegalmente, ai loro paesi di origine. Il Consigliere del Presidente della Repubblica Italiana, per la conservazione del patrimonio culturale, professor Louis Godart, si è posto a favore di una risoluzione delle Nazioni Unite, per la restituzione alla Grecia, dei fregi del Partenone, esposti al British Museum di Londra. Inoltre, un suo intervento, George Bizos, consigliere di Nelson Mandela, ha invitato tutti i partecipanti a impegnarsi in prima persona per il raggiungimento di questa restituzione. Infine, Matthew Bogdanos, il responsabile del Museo di Baghdad, statunitense di origine greca, ha osservato che "ci sono analogie tra i saccheggi del museo di Baghdad, ed il ratto dei marmi del Partenone", pur tenendo conto delle differenze storiche. (Fonte: Ambasciata Greca in Italia)

Il Vaticano riporta in Grecia un frammento del Partenone sotto forma di prestito

Ιl ministro greco della cultura, Michalis Liapis, ha presentato ad Atene il frammento del Partenone, consegnato dai Musei Vaticani alle istituzioni elleniche, sotto forma di prestito. Alla presentazione ufficiale alla stampa, hanno preso parte il Nunzio Apostolico ad Atene, monsignor Patrick Coveney, l’ Ambasciatore della Grecia presso la Santa Sede, S.E. Miltiadis Chiskakis, il responsabile del settore antichità classiche della Santa Sede, Giandomenico Spinola, Il presidente dell’ Organismo per la costruzione del Nuovo Museo dell’ Acropoli, professor Dimitrios Pantermalìs, e Vivì Vassilopoulou, direttrice antichità e patrimonio culturale del ministero greco della cultura. Il frammento, di dimensioni di 0,24 m per 0,25, costituiva parte del fregio settentrionale del Partenone ed era sinora conservato nel Museo Gregoriano Etrusco della Città del Vaticano. In rilievo, la testa di un uomo “σκαφηφ?ρος”, intento a trasportare un utensile. Il ministro greco della cultura, Michalis Liapis, ha voluto sottolineare al proposito: “ un’ ulteriore parte del fregio in rilievo del Partenone ha fatto ritorno in Grecia. Un evento importante, da una parte perché giunge dal Vaticano, con tutto ciò che ne consegue a livello internazionale e dall’ altra perché i Musei Vaticani sono tra i più grandi e importanti d’ Europa. E con questo gesto, offre un esempio da imitare anche ad altri, per poter ricomporre definitivamente e totalmente l’unità dei fregi del Partenone. La consegna del fregio, viene fatta sotto orma di prestito, secondo la legislazione vigente, ed è dovuta agli importanti sforzi del ministero della cultura greco, del direttore dei Musei Vaticani, professor Antonio Paolucci, ed al sostegno del professor Louis Godart, consigliere del Presidente della Repubblica Italiana per la conservazione del patrimonio artistico. 07.11.2008


Aperto il nuovo Museo dell’Acropoli e Atene chiede a Londra i marmi del Partenone

20/06/09 13:23 CET

Un gioiello dell’architettura per raccogliere l’arte della Grecia classica. E’ il nuovo Museo dell’Acropoli, inaugurato oggi ad Atene e destinato a contenere i capolavori che testimoniano – come ha detto il ministro della cultura greco – di “una delle più alte aspirazioni estetiche della storia dell’umanità”.

L’apertura del museo offre anche l’occasione alle autorità archeologiche per tornare a chiedere il rientro in patria dei famosi marmi del Partenone, da anni esposti al British Museum di Londra. “Chi percorre questi 160 metri attorno al museo, come se si trovasse sul Partenone, si rende conto che la nostra è una costante e silenziosa denuncia”, ha detto il ministro.

Da tempo Londra e Atene registrano profonde frizioni a causa dei beni culturali greci trasportati negli anni in Gran Bretagna. Per un portavoce del British Museum, però si tratterebbe di un non-problema: “Non si sta parlando della possibilità di risistemare gli oggetti sull’Acropoli. Non si tratta di sculture che possano venire rimesse sull’edificio, ormai sono pezzi da museo, pezzi da world art”.

Le sculture vennero sottratte ai primi dell’800, quando la Grecia era una provincia dell’Impero ottomano, da un britannico, che in seguito fini per venderle al British Museum, dove continuano a essere esposte. (euronews.net)


Atene inaugura il Museo dell'Acropoli ma è braccio di ferro con Londra per i marmi del Partenone

ultimo aggiornamento: 21 giugno, ore 20:56

Atene - (Adnkronos) - Il ministro greco della Cultura Saramas sull'apertura della struttura ai piedi dell'Acropoli: ''E' il dovere della nazione verso la sua tradizione culturale''. Attesi 10mila visitatori al giorno, al costo di ingresso di un euro a persona.

Atene, 21 giu. (Adnkronos) - "Il Nuovo Museo dell'Acropoli è il simbolo della Grecia moderna che rende omaggio ai suoi antenati, è il dovere della nazione verso la sua tradizione culturale". Sono le parole del ministro greco della Cultura Antonis Saramas sull'apertura del super museo ai piedi dell'Acropoli che dopo anni di rinvii, è stato inaugurato ad Atene.

Una struttura all'avanguardia dove la Grecia spera di ospitare un giorno le sculture del Partenone attualmente conservate al British Museum di Londra. All'inaugurazione erano presenti autorità da tutto il mondo, tra cui il presidente della Commissione Europea Jose Manuel Barroso e il primo ministro turco Recep Tayyp Erdogan.
Il museo sarebbe dovuto essere pronto già nel 2004, in occasione dei giochi olimpici di Atene, ma a causa di proteste e ritardi burocratici, dovuti fra l'altro alla scoperta di antiche rovine durante gli scavi, i tempi dei lavori si sono allungati. Le autorità si augurano ora che il museo, costruito in vetrocemento, possa accelerare il ritorno in patria delle sculture del Partenone, da circa due secoli custodite a Londra. Il British Museum, infatti, ha a lungo rifiutato di restituire le statue al governo di Atene lamentando la mancanza di strutture adeguate ad accoglierle, mancanza che il governo greco spera ora di aver colmato.
Il Museo dell'Acropoli, che si sviluppa su tre piani per una superficie totale di 14mila metri quadrati, raccoglie oltre quattromila opere d'arte realizzate a partire dal quinto secolo, prima custodite in altri musei del Paese. La struttura è illuminata con luce naturale e realizza un percorso che riproduce la salita alla Propilaia, il monumentale ingresso dell'Acropoli. Fiore all'occhiello della struttura è la galleria all'ultimo piano, dove è previsto l'inserimento dei marmi del Partenone. Completamente realizzata in vetro e inclinata di 23 gradi per essere parallela al Partenone, che dista appena 244 metri, la galleria offre ai visitatori una visuale diretta sull'antico tempio.
Il costo del biglietto sarà di un solo euro, lo stesso costo di un biglietto dell'autobus nella capitale greca.

L'affluenza prevista è di oltre diecimila visitatori al giorno.


Disputa Marmi di Elgin, il no di Londra: sulle sculture del Partenope decide il British Museum

ultimo aggiornamento: 20 giugno, ore 17:29

Londra - (Adnkronos) - Questa la risposta che arriva dal governo britannico all'ADNKRONOS riguardo alla vicenda dei marmi di Thomas Bruce che all'inizio del XIX secolo strappò grossi pezzi di fregio, timpano e metope del Partenone per adornare la sua villa. Poi finì per venderli al British Museum.

Londra, 20 giu. (Adnkronos) - - È il British Museum che può e deve decidere sul futuro delle sculture del Partenone. È questa la risposta che arriva dal governo britannico all'ADNKRONOS riguardo alla vicenda dei cosiddetti "marmi di Elgin", dal nome di Thomas Bruce, settimo conte di Elgin che all'inizio del XIX secolo, quando era ambasciatore in Grecia, strappò grossi pezzi di fregio, timpano e metope del Partenone.

L'intenzione era di adornarne la sua villa ma finì per venderli nel 1817 al British Museum. "Il governo britannico non gestisce i nostri musei nazionali che operano in modo libero da interferenze politiche - ha dichiarato un portavoce del ministero della Cultura, Sport e Media del governo britannico - qualsiasi decisione sul futuro delle sculture del Partenone è quindi una questione per il British Museum e per la sua amministrazione". Ad ogni richiesta di restituzione da parte di Atene, il museo londinese ha finora sempre sostenuto che non esisteva in Grecia un'istituzione in grado di ospitare i preziosi reperti: ma ora il governo greco ritiene che l'inaugurazione del nuovo museo dell'Acropoli smonti questo argomento.

E Christopher Hitchens, famoso giornalista britannico autore de 'I marmi del Partenone. Le ragioni della loro restituzione', in un articolo pubblicato oggi sul 'Corriere della Sera' ha esortato Londra a "rimediare a un'antica ingiustizia" e seguire l'esempio dell'Italia, ricordando come il presidente Giorgio Napolitano abbia restituito, in occasione di una visita al Museo dell'Acropoli, un frammento del fregio del Partenone che per anni era stato ospitato dal museo Salinas di Palermo.

BENI CULTURALI

I marmi di Atene e lo sforzo dell' Italia

Caro Direttore, sono lieto dell' esito che sta prendendo la vicenda degli Elgin Marbles, i famosi marmi del Partenone di Atene, asportati dall' ambasciatore britannico presso la Porta di Costantinopoli alla fine del Settecento, e oggetto ora di un probabile recupero, perlomeno temporaneo, da parte dei greci, in vista dell' apertura in Atene del nuovo museo dell' Acropoli. A nome del governo italiano e come ministro per i Beni e le attività culturali sono fiero di aver fornito un contributo rilevante alla soluzione di questa vicenda, grazie anche all' intervento del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e delle Regione siciliana che ha voluto prestare ad Atene un frammento del fregio del Partenone, conservato a Palermo. Sono anni, infatti, che l' Italia è impegnata in prima linea in una politica di recupero dei beni culturali trafugati illecitamente dal nostro territorio, e di restituzione dei beni importati in altre fasi storiche, e non è un caso se oggi molti osservatori considerano esemplare questo nostro approccio. Grazie all' impegno profuso da Giuliano Urbani, e poi ripreso dai ministri delle varie maggioranze che si sono succeduti al Collegio romano, da Rocco Buttiglione a Francesco Rutelli, il governo italiano ha perseguito l' opera di recupero dei beni trafugati, avvalendosi di un comitato di esperti oggi presieduto dal Consigliere di Stato Mario Torsello, che ha permesso di siglare accordi fondamentali con i principali musei americani, dal Metropolitan di New York al Fine Arts Museum di Boston, dal Princeton University Museum al Getty di Los Angeles. è mia particolare soddisfazione ricordare per esempio il caso emblematico del Getty Museum: quando risultarono evidenti le tracce del legame sospetto tra una ex curatrice attualmente sotto processo e un trafficante di antichità già condannato, il nostro governo riuscì ad ottenere la restituzione di alcuni capolavori d' arte antica e ad avviare le trattative per la restituzione di altri importanti reperti, come il cosiddetto atleta di Lisippo. Da allora, molto è stato fatto anche con altri istituti americani. Due mesi fa, per esempio, abbiamo raggiunto un accordo col direttore del Museum of Art di Cleveland, Timothy Rub, in base al quale l' Italia otterrà la restituzione di 14 opere trafugate (lungo è l' elenco e va da bronzetti di epoca nuragica alle croci processionali del XIV secolo) e in cambio concederà al Museo di Cleveland il prestito di un numero corrispondente di opere, da esporre temporaneamente nella città americana. Aggiungo, inoltre, che analoghi accordi sono attualmente in corso di elaborazione anche con musei europei, come la Ny Carlsberg Glyptotek di Copenhagen, e posso dire che l' impegno sinora profuso lascia sperare che si concluderanno presto in modo positivo. D' altra parte sono ormai decenni che l' Italia dà prova di una sensibilità particolare in fatto di recupero e restituzione di beni stranieri, come dimostra per esempio la restituzione della stele di Axum all' Etiopia, e più di recente la restituzione alla Libia della Venere di Cirene, già conservata alle Terme di Diocleziano. è uno sforzo importante, che s' accompagna da decenni a quello dai tanti esperti di restauro e specialisti nel campo della conservazione impegnati nella collaborazione diretta con molti Paesi stranieri, dalla Cina, all' Iran, dal Brasile alla Turchia, per garantire la salvaguardia del patrimonio storico comune all'intera umanità. ministro per i Beni e le Attività culturali

Bondi Sandro

Pagina 14 (21 giugno 2009) - Corriere della Sera

Apre il super museo dell' Acropoli

Oggi il debutto, ma i marmi del Partenone restano in Gran Bretagna

ATENE - L' ombra sinistra dello scozzese Thomas Bruce, settimo conte di Elgin, che nel 1799 fu nominato ambasciatore britannico presso il sultano di Costantinopoli, si allunga e violenta la luce che illumina le vetrate del nuovo museo dell' Acropoli, che verrà inaugurato stamane. è un' ombra sinistra perché Lord Elgin, con il permesso dell' impero ottomano, che allora occupava la Grecia, sottrasse dalla collina più celebre del mondo le statue più preziose, per inviarle a Londra. Dove si trovano ancora, esposte al British Museum. Decenni di sforzi per ottenerne la restituzione, nei quali si impegnarono da Lord Byron all' ex presidente degli Stati Uniti Bill Clinton, sono stati vani. Ma i greci non hanno intenzione di rinunciare. Anzi, l' inaugurazione di stamane, di fronte ad alcuni potenti della terra, è diventata l' occasione per rilanciare l' operazione-recupero, con la speranza di vederla realizzata in occasione delle Olimpiadi del 2012, che si svolgeranno a Londra. Far tornare a casa i preziosi marmi, quando il mondo celebrerà l' ennesima festa dello sport, nata nell' antica Grecia, sarebbe davvero un bel gesto. Ma sul risultato è assai azzardato scommettere. Per Atene le Olimpiadi, il Partenone, l' Ortodossia, la bandiera e i confini nazionali sono valori che non conoscono schieramenti politici né sociali. Per difenderli, l' orgoglioso Paese è pronto a tutto. Pur di cancellare, proprio con la vicenda dei marmi rimossi, quello che è stato definito un «crimine culturale». Un conto, infatti, è l' asportazione di opere d' arte nella loro interezza, come è accaduto durante tutte le guerre, le rivoluzioni, e le occupazioni. Un conto è mutilare un corpo unico delle sue parti, come è accaduto con il Partenone. Ecco perché l' inaugurazione del Museo dell' Acropoli (3 livelli; 21000 metri quadrati, di cui 14000 riservati all' esposizione), ideato dall' architetto franco-svizzero Bernard Tschumi, è diventata la rampa di lancio dell' attacco decisivo a un recupero che i greci ritengono non possibile ma doveroso. Per ora i contatti con Londra sono gelidi. Il British Museum ha annunciato d' essere disponibile alla restituzione dei marmi, in cambio di un accordo che ne garantisca la proprietà. Come dire: noi ve li prestiamo, ma sono nostri. La risposta è stata un rifiuto secco. La Grecia avanza un nugolo di ragioni, e non soltanto perché quello compiuto da Lord Elgin viene ritenuto quasi un tollerato furto, visto che il sultano di Costantinopoli fu spinto ad accettare la richiesta dell' ambasciatore per piaggeria nei confronti di Londra; ma perché, più volte, la Gran Bretagna aveva opposto alle reiterate pressioni una sola risposta: «Nessun luogo in Grecia è adatto per difendere e proteggere dall' incuria del tempo le statue». Questa poteva essere una comprensibile giustificazione. Ma dopo aver atteso 30 anni, Atene oggi può offrire il più grande e moderno museo del pianeta, ai piedi dell' Acropoli, per offrire un confortevole, sicuro e definitivo rifugio ai suoi preziosi cimeli. La Grecia è attraversata, in queste ore, da brividi di orgoglio nazionale, che non si avvertivano dal 2004 quando, in pochi mesi, la squadra di calcio vinse a sorpresa l' Europeo, e i giochi olimpici, dopo un' attesa durata oltre cent'anni, tornarono a casa e offrirono un' edizione che tutti gli osservatori, persino coloro che ironizzavano sulle capacità organizzative del Paese, giudicarono perfetti, spendendo giudizi ammirati. Ora la battaglia è sui marmi del Partenone, e se si fa un pensiero all' ostinazione di Atene nell' impedire che la repubblica ex-jugoslava di Macedonia possa fregiarsi del titolo di Macedonia (come il nome storico della regione greca dove nacque Alessandro Magno) si può concludere che pensare a qualche parziale compromesso è quasi impossibile. Antonio Ferrari Lo slogan contro gli inglesi

Ferrari Antonio

Pagina 29 (20 giugno 2009) - Corriere della Sera

Si inaugura il Nuovo Museo dell' Acropoli

Il nuovo Museo dell' Acropoli, apre le sue porte al mondo. Sabato sera, 2o giugno, l'inaugurazione ufficiale, con più di trecento invitati illustri, sorprese e happenings. Accompagnando i giornalisti tra le sale del museo, il direttore del Museo, Dimitris Pantermalis, ha sottolineato che "abbiamo dovuto superare trent' anni di difficoltà e la costruzione di questo museo non è opera di un solo governo, ma di tutti quelli che si sono succeduti". Da parte sua, il ministro della cultura, Antonis Samaràs, ha aggiunto che " il museo fa da catalizzatore per fare in modo che possano tornare in Grecia i fregi esposti al British e da leva per poter esercitare nuove pressioni in tal senso". Il ministro ha inoltre sottolineato che questo museo è unico, sia per i reperti che ospita, sia per il suo stile architettonico. Come sottolinea la stampa internazionale, i due architetti, il greco Fotiadis e lo svizzero Tschumi, hanno voluto dar vita ad un museo che incontra la sacra rupe dell' Acropoli e stabilisce con essa un dialogo. Nelle cinque grandi sale, viene presentata per la prima volta in modo compiuto la storia dell' Acropoli. All' inizio del percorso, il visitatore ha modo di osservare, nelle teche di vetro, da una parte oggetti cultuali, e dall' altra arnesi ed utensili legati alla vita quotidiana. La capienza raggiunge i mille e cinquecento visitatori, senza che per questo si vada a creare sovraffollamento. E, per finire, una speciale particolarità: la luce, nei diversi momenti della giornata, rende le sculture molto diverse. La magia che dona loro al mattino è molto differente da quella del tardo pomeriggio. Un concreto, importantissimo passo in avanti per sostenere con ancor maggiore vigore la necessità della restituzione, da parte di Londra, dei fregi del Partenone, esposti ancora al British Museum. (Fonte: sito web Ambasciata Greca in Italia)

La battaglia diplomatica

Atene inaugura il nuovo museo dell'Acropoli
di Stefano Miliani

Vista di una sala

Più o meno 2.500 anni fa la democrazia ateniese guidata da Pericle costruì il tempio alla dea Atena: il Partenone, che nell'equilibrio, nella misura e nella bellezza delle colonne e delle sculture ha trasmesso l'idea della civiltà e del pensiero in cui nasceva la concezione della democrazia ancora oggi così spesso tradita e vilipesa. Era il V secolo A. C., Ictino fu l'architetto, Fidia lo scultore principale di capolavori in parte perduti. Sabato 20 giugno Atene inaugura il nuovo museo dell'Acropoli a 300 metri a sud est dal tempio: è un edificio inondato di luce filtrata da ampie vetrate, fatto di marmi, cemento e colonne d'acciaio e l'apertura riaccende una questione che investe la diplomazia e perfino l'idea di democrazia stessa. La faccenda riguarda le parti del Fregio che decoravano il Partenone conservate al British Museum di Londra e chiamate “marmi di Elgin”.

La questione è: la Gran Bretagna dovrebbe restituire quei i marmi alla Grecia? è democratico che non restituisca quanto prese a inizio '800 lord Elgin? Il nuovo museo, e un documentato libro di un giornalista britannico, Christopher Hitchens, danno un robusto sostegno al partito del sì. L'istituto londinese continua a trincerarsi dietro il “no”.

Partiamo dal museo: sostituisce quella trista raccolta in un edificio accanto al tempio, è vicinissimo al Partenone, nella zona di Makryianni, l'ha progettato lo studio dell'architetto svizzero Bernard Tschumi, ha tre piani principali e due intermediari, 14mila metri quadri di superficie espositiva, un'intera facciata di vetro. Nell'orientamento rispecchia la pianta del Partenone. Espone statue, vasi, il tesoro di Afrodite, cariatidi e quant'altro dall'antichità in poi. Soprattutto ha una galleria per il Fregio ricomposto nelle parti originali aggiungendovi, in copia, quelle di Londra. Il Fregio infatti era formato da 115 blocchi. In tutto era lungo 160 metri e alto appena più di un metro. Raffigura 378 figure umane e divinità dai corpi e dai panneggi stupendi e oltre 200 animali. è una processione sacra che porta agli ateniesi il culto di Atena. Di questo Fregio scolpito da Fidia e dai suoi aiutanti una cinquantina di metri è nell'Acropoli, un'ottantina di metri (con sculture non meno notevoli e commoventi) è al British, un blocco è al Louvre, frammenti vari sono a Palermo, in Vaticano, ad Heidelberg, Vienna e Monaco. Dai primi anni 80, a partire da Melina Mercouri quando era ministro per la cultura, la Grecia ha insistito per riavere il resto del Fregio. Invano.

Londra ha sempre risposto negativamente. Con varie motivazioni. Una è che al British quei marmi sono più al sicuro e si sono conservati meglio al riparo, ad esempio, dall'inquinamento terribile di Atene. Poi la restituzione creerebbe un “precedente”: ogni museo del mondo rischia di essere svuotato, e rischiano di trionfare le rivendicazioni puramente nazionaliste, se ogni paese rivuole indietro opere uscite dai confini nel passato remoto. Altro argomento: a Londra l'hanno visto e possono vederlo più persone che non ad Atene, della qual cosa ha beneficiato la conoscenza delle arti classiche. Ancora: i “Marmi Elgin” sono al museo dal 1817 dove si entra gratis: quindi sono per tutti. I Trustees del British ribadiscono: “Le sculture appartengono all'umanità e trascendono i confini nazionali. L'attuale divisione dell'opera permette di raccontare storie diverse e complementari, affermando inoltre l'eredità universale dell'antica Grecia”. Prima veniva anche detto che Atene non aveva un posto adatto per tutto il Fregio. Vero. Ma ora ce l'ha.

Il presunto atto di acquisto di Elgin. Tra il 1801 e l'inizio del 1803 lord Elgin, ambasciatore di sua Maestà presso l'impero ottomano, stacca – causando danni – e sega pezzi del Partenone per portarseli in Scozia insieme a reperti da Corinto, Micene e altri siti. Ufficialmente ha avuto un'autorizzazione, un “firmano”, dall'autorità turca che allora dominava la Grecia. Nel suo libro I marmi del Partenone (uscito ora in italiano per Fazi Editore, 163 pagine, 19,50 euro) Christopher Hitchens dimostra due o tre fatterelli di un discreto rilievo. Primo: Elgin agì per interesse personale e vendette le sculture al British solo in seconda battuta dovendo pagare debiti al Regno. Secondo fatterello, fondamentale: per ragioni di politica internazionale contingente lord Elgin ebbe un “firmano”, ovvero un'autorizzazione ufficiale dai turchi. Intanto – domanda Hitchens – come può avere forza morale un permesso concesso dagli occupanti ottomani ai danni degli occupati? Elgin, insiste citando lettere e documenti, agì “per cupidigia”, perché voleva abbellire la sua dimora in Scozia, non per amore dell'arte. Ma il punto più grave è che, scrive il giornalista comparando fatti e date, quel permesso sarebbe stato scritto a posteriori, cioè dopo la razzia, non prima. Infine ricorda: il Fregio non è un quadro, racconta una storia, è un poema per immagini brutalmente interrotto. Non andrebbe ricomposto?

Diplomaticamente, i responsabili del museo a partire dal curatore Dimitrios Pandermalis fanno rispondere a l'Unità di non voler dichiarare nulla in proposito. Tacitamente però sanno di incassare, con questo edificio, un bel credito sulla scena internazionale. Conoscono anche il libro e se ne rallegrano. Tanto più che l'ha scritto un cittadino britannico. Siglando un gol in casa avversaria, calcisticamente parlando.

Info pratiche:
Il nuovo museo dell'Acropoli apre al pubblico da domenica 21 al 23 solo a chi ha comprato un e-ticket, dal 24 biglietti normali. Fino al 31 dicembre 2009 l'ingresso costa un euro. Orario 8-20 chiuso lunedì. www.newacropolismuseum.gr

Le foto del museo e delle sue opere sono di Nikos Daniilidis, Nuovo Museo dell'Acropoli, Atene
L’Unità, 18 giugno 2009


mercoledì 24 giu 2009

Inaugurato il Nuovo Museo dell’Acropoli di Atene – 14.000 mq di spazio espositivo

resti archeologici integrati col museo resti integrati col museo

Gli storici capolavori del nuovo Museo dell’Acropoli, compresi i resti archeologici dell’antica Atene, lasciati in vista sotto l’edificio, e parti del glorioso Fregio del Partenone installato nella parte superiore, saranno ora completamente visibili dopo l’inaugurazione ufficiale del nuovo Museo.

Progettato dallo Studio di Bernard Tschumi, con sedi a New York e Parigi, insieme all’architetto locale Michael Photiadis di Atene, il museo ha già presentato una serie di mostre temporanee sulle epoche passate nella galleria al piano inferiore.

Con oltre 14.000 metri quadri di spazi espositivi, dieci volte di più rispetto al vecchio museo, il nuovo Museo metterà in mostra gli antichi reperti provenienti dall’Acropoli e si propone di funzionare come punto di riferimento internazionale per chi è interessato al mondo classico.

Per esporre questa collezione di opere d’arte unica al mondo l’architetto Bernard Tschumi, ideatore del progetto, ha creato una struttura volutamente non-monumentale progettata secondo idee lineari e precise che si richiamano alla chiarezza concettuale e matematica dell’architettura dell’antica Grecia. “La forma dell’edificio si presenta come una risposta alla sfida di creare una struttura che sia degna di ospitare le più suggestive sculture dell’antica Grecia e di farlo in un ambiente storico e monumentale“, spiega Tschumi "La posizione ai piedi dell’Acropoli si confronta direttamente con il Partenone, uno degli edifici più importanti della civiltà occidentale. Allo stesso tempo, abbiamo dovuto considerare l’estrema delicatezza degli scavi archeologici la presenza della città contemporanea e della sua griglia di strade, il clima caldo di Atene ed il rischio sismico di questa regione.”

Nel corso degli scavi di preparazione ai lavori gli archeologi hanno scoperto alcuni resti dell’antica Atene, oltre 4.000 metri quadri di scavi. Questi resti sono stati conservati, integrati nella costruzione del Museo, e adesso rappresentano una parte importante del Museo.

L’edificio si articola su tre livelli, uno di base, uno centrale ed uno superiore. La base “galleggia” sugli scavi archeologici e appoggia su oltre 100 esili pilastri di cemento armato, che sono stati posizionati uno per uno, in accordo con gli archeologi, in maniera da non arrecare danni ai delicati reperti.

Le pareti in vetro consentono ai visitatori un panorama di 360° sugli antichi templi e sulla città circostante. Il nucleo di calcestruzzo al centro della Galleria del Partenone, di forma rettangolare, serve come supporto per esibire il Fregio del Partenone, esposto con la stessa posizione ed orientamento che aveva quando adornava il monumento.

Fonte: http://www.architectour.net - Sito web: www.theacropolismuseum.gr

Partenone

Ciak ad Atene film su marmi Partenone

Trafugati nel XIX secolo da Lord Elgin e oggi a Londra

19 dicembre 2013 18:01News
(ANSA) - ATENE, 19 DIC - Due registi americani di origine greca - John e Teodore Vourches - batteranno a giorni il ciak, sull'Acropoli di Atene, di un film sulla restituzione dei marmi del Partenone alla Grecia da parte della Gran Bretagna che li conserva nel British Museum di Londra. Le opere di cui Atene chiede la restituzione dall'81 sono 15 metope, 56 bassorilievi, 12 statue e una delle sei cariatidi dell'Eretteo. Asportate fra il 1802 e il 1811 da Lord Thomas Bruce Elgin, furono venduti al British nel 1816.

Amal consulente Atene marmi Partenone

Clooney ne aveva chiesto restituzione prima a 'Monuments Men'
Amal Alamuddin

Redazione ANSALONDRA
09 ottobre 201418:34News
(ANSA) - LONDRA, 9 OTT - La neo moglie di George Clooney torna al lavoro: Amal Alamuddin è consulente legale del governo greco per la restituzione dei marmi del Partenone da parte della Gran Bretagna che da quasi 200 anni li conserva nel British Museum di Londra. Secondo il Times, Atene si è rivolta a lei e al suo collega Geoffrey Robertson per trovare una soluzione che chiuda la lunga querelle. Alla prima di Monuments Men, Clooney aveva scatenato un vespaio dicendo che "restituire i marmi è la cosa giusta da fare".

Atene

Moglie Clooney consulente Governo per la restituzione dei fregi
Amal Alamuddin

Redazione ANSAATENE
13 ottobre 201410:39News
Dopo il momento di celebrità per il matrimonio con l'attore Usa George Clooney, l'avvocatessa Amal Alamuddin è tornata al lavoro come consulente legale del governo greco per ottenere la restituzione dei fregi del Partenone da parte della Gran Bretagna che da quasi 200 anni li conserva nel British Museum di Londra. A questo scopo Alamuddin e un suo collega arrivano oggi ad Atene per un primo scambio di opinioni con il premier Antonis Samaras e alcuni membri del governo.

Marmi Partenone: al via ad Atene missione Amal Alamuddin

Incontro con ministro Cultura,domani con Samaras. "Ce la faremo"
Amal Alamuddin Clooney

Redazione ANSAATENE
14 ottobre 201415:55News
(ANSA) - ATENE, 14 OTT - Con un incontro con il ministro della Cultura greco Constantinos Tassoulas è ufficialmente cominciata oggi ad Atene la missione di Amal Alamuddin - l'avvocatessa anglo-libanese divenuta da poco la signora Clooney - e dei suoi colleghi Geoffrey Robertson e Norman Palmer accompagnati dall'archeologo David Hill per studiare con il governo un piano per riportare a casa i marmi del Partenone da oltre due secoli in Gran Bretagna. Alla domanda dei giornalisti in sua attesa davanti al ministero sulle possibilità di ottenere la restituzione dei marmi, Alamuddin ha risposto sicura: "Ce la faremo".

Domani mattina, Alamuddin e i suoi collaboratori saranno ricevuti a Palazzo Maximos, sede del governo, dal premier Antonis Samaras. Alle 13.00 visiteranno il Museo di Acropoli dove il direttore, Dimitris Patermalis, e il ministro Tassoulas faranno loro da guida mentre alle 16.00 il gruppo si recherà a visitare l'Acropoli. "Voglio vedere le isole greche", ha detto Alamaddin al ministro della Cultura. "Sono stata una volta a Santorini, ma mai ad Atene". Non è ancora dato sapere quanto costerà allo stato greco la parcella di Alamuddin e dei suoi colleghi, ma per ora si sa solo che le spese del primo viaggio sono state a carico dei quattro.

Partenone: Mrs Clooney, richiesta giusta

"Il British Museum deve riconoscere le ragioni della Grecia"
Amal Alamuddin Clooney ad Atene

Redazione ANSAATENE
15 ottobre 201416:56News
Suggerisci(ANSA) - ATENE, 15 OTT - La richiesta della Grecia di vedersi restituiti i preziosi Marmi del Partenone, sottratti al Paese oltre due secoli fa, "è una giusta pretesa". Lo ha detto l'avvocatessa anglo-libanese Amal Alamuddin-Clooney, 36 anni, rispondendo alle domande dei giornalisti dopo una visita al museo dell'Acropoli. "Il British Museum di Londra - ha aggiunto - deve riconoscere le ragioni della Grecia". Amal ha avuto un colloquio con il premier greco Antonis Samaras al Megaro Maximou, il palazzo del governo.

Dal SECOLOd'Italia del domenica 19 febbraio 2017

Atene a Londra: il British Museum deve restituire i fregi del Partenone

Il British Museum di Londra deve restituire i fregi del Partenone di Atene, con una soluzione “pacifica” e “accettabile” da entrambe le parti. A rinnovare la richiesta è stata la ministra della Cultura greca, Lydia Koniordou, intervenendo a Firenze alla giornata conclusiva di Tourisma, il Salone internazionale dell’archeologia e del turismo culturale promosso dalla rivista “Archeologia viva”.

La ministra ha anche spiegato che “c’è l’impegno del governo greco – per continuare a richiedere la riunificazione di questo simbolo unico, che è anche il simbolo che testimonia la democrazia e la libertà di parola e l’accettazione dell’altro”.

Il Partenone, ha aggiunto la ministra della Cultura greca, è “un monumento che deve essere restituito alla sua integrità perché l’integrità è un concetto molto importante per le opere d’arte e quindi vogliamo fare passi avanti per trovare una soluzione che sia pacifica e che sia mutualmente accettabile”.

Si è costituito inoltre ufficialmente nell’ambito di Tourisma, proprio alla presenza della ministra della Cultura greca Lydia Koniordou, il comitato italiano per la riunificazione dei marmi del Partenone. Presidente del comitato è il professore Louis Godart, archeologo e filologo miceneo di fama internazionale, accademico dei Lincei e consigliere per la conservazione del patrimonio artistico del Quirinale. “Chiedo che il neonato comitato italiano insieme agli altri 25 presenti in tutto il mondo uniscano le loro voci per ottenere quello che la maggioranza dei cittadini desidera”, ha osservato Lydia Koniordou. Louis Godart, presidente Comitato italiano per la riunificazione dei marmi del Partenone, ha dichiarato: “L’Italia e la Grecia devono condurre una battaglia comune. Se ci pensiamo bene è Roma che ha portato all’Italia e al mondo il messaggio civilizzatore della Grecia classica. Quindi è doveroso che l’Italia sia accanto alla Grecia in questa battaglia per la riunificazione di marmi del Partenone, per restituire a questo monumento emblema della democrazia e della civiltà europea il suo antico splendore”. Impensabile – ha concluso Godart – che un monumento che è stato lacerato duecento anni fa “sia diviso in due”.

dal GIORNALE.it del 20/02/17
Ora Atene vuole la "Partenexit". "British Museum ci ridia i fregi"

Chiamiamolo Partenexit. È la richiesta periodica da parte della Grecia di riavere indietro i fregi del Partenone che sono custoditi al British Museum di Londra, dove furono esposti a partire dal 1816 dopo l'acquisto da parte di Lord Elgin che li pagò agli Ottomani, che all'epoca dominavano la Grecia.

Un esproprio che è sempre stato considerato dagli ellenici una specie di furto, quello dei due complessi marmorei considerati capolavori assoluti di Fidia e della scultura greca classica in genere, che decoravano il tempio di Atena Partenos nell'Acropoli. A reiterare la richiesta è stata ieri la ministra della Cultura di Atene, Lydia Koniordou, che al Salone internazionale dell'archeologia e del turismo culturale Tourisma chiuso ieri a Firenze ha cercato un asse con l'Italia invocando una soluzione «pacifica» e «accettabile» da entrambe le parti. «C'è l'impegno del governo greco - ha detto Koniordou - per continuare a richiedere la riunificazione di questo simbolo unico, che è anche il simbolo che testimonia la democrazia e la libertà di parola e l'accettazione dell'altro». Integrità che è «un concetto molto importante per le opere d'arte».

Il Partenone è il simbolo di Atene e della Grecia tutta. Il governo ellenico tiene a tal punto alla sua integrità che malgrado le condizioni economiche disastrore un mese fa ha rifiutato i soldi della maison Gucci che avrebbe voluto ambientare tra i marmi una sfilata nel prossimo giugno: e parliamo di 2 milioni cash e di 55 milioni che avrebbero fruttato i diritti di immagine. Quindi sul Partenone non si scherza.

Per rendere la restituzione possibile è stato anche costituito un comitato italiano per la riunificazione dei marmi del Partenone, a cui capo è stato posto Louis Godart, archeologo e filologo miceneo di fama internazionale, accademico dei Lincei e consigliere per la conservazione del patrimonio artistico del Quirinale. «L'Italia e la Grecia - ha detto Godart - devono condurre una battaglia comune. Se ci pensiamo bene è Roma che ha posato all'Italia e al mondo il messaggio civilizzatore della Grecia classica. È impensabile che un monumento che è stato lacerato duecento anni fa, che rappresenta la lotta della prima democrazia del mondo per la propria sopravvivenza, sia diviso in due. Bisogna considerare che il Partenone non è un monumento qualsiasi ma rappresenta la nostra Europa democratica quindi è fondamentale che sia restituito al suo antico splendore».