Cratere a volute apulo a figure rosse. Da Ceglie del Campo l'antica Kailìa,(acquisti Museo 1875-1910)
Lato A. Sul collo, scena dell'uccisione di Melanippo (tratta da una tragedia greca perduta), con i nomi dei personaggi identificati da iscrizioni: al centro il giovane, colpito a morte, a destra il suo assassino, Stornix, con la spada sguainata nella destra, che viene incalzato dal re degli Etiopi Merops, a sinistra della scena; dietro al re, la regina Climene protende le braccia; dietro Stormix, una donna in fuga.
Sul corpo, in alto, quadriga guidata da Nike, accanto alla quale doveva esserci Atena, indicata dall'iscrizione superstite, in basso, scena ispirata probabilmente alla tragedia Gli Eraclidi di Euripide: due guerrieri trasportano il corpo di Macaria, figlia di Eracle, che si era immolata presso l'altare di Zeus a Maratona per favorire la vittoria degli Ateniesi e dei suoi fratelli contro Euristeo, re di Tirinto e Micene.
Lato B: Il sacrificio di Macaria
Vediamo Macaria, figlia di Eracle, nell'atto di uscire dal tempio. La sua posa è solenne e decisa.
Questa scena celebra la pietas e il coraggio civile, temi molto cari alla cultura greca e italiota del IV secolo a.C., che vedeva nel sacrificio per il bene comune il massimo grado di virtù.
Dettagli del Corpo del Vaso (Sotto le scene principali). Registro Inferiore (Lato A): È raffigurata una scena di trasporto funebre. Due guerrieri sorreggono il corpo di Macaria dopo il sacrificio, portandola presso l'altare di Zeus a Maratona. La precisione dei dettagli nelle armature e nei drappeggi è tipica della fase matura della ceramografia apula. Elementi Decorativi: Le grandi anse "a volute" terminano con mascheroni plastici e sono decorate con intricati motivi a palmette e girali vegetali, che incorniciano le scene narrative rendendo il cratere un oggetto di straordinario impatto visivo. Tipologia: Cratere a volute apulo a figure rosse. Datazione: 400-350 a.C.Provenienza: Ceglie del Campo (antica Kailìa). Attribuzione: Legato alla tradizione dei grandi ceramografi apuli che rielaboravano i temi del teatro attico per le élite locali. (Inv. 3648).

