Museo santa Scolastica - Elmo corinzio in bronzo

di Rodolfo Furneri


Elmo corinzio in bronzo

Elmo corinzio in bronzo - Datazione: V secolo a.C. Materiale: Bronzo. Inventario. 5313

Mentre l'altro elmo era un oggetto di "status" quasi teatrale, questo modello incarna l'essenza della battaglia: Design a "Guscio": La calotta è forgiata per avvolgere completamente la testa e il collo.

Le linee sono pulite e aerodinamiche, pensate per far scivolare via i colpi di lancia o di spada.
Protezione Estrema: Presenta ampie paragnatidi (le protezioni per le guance) e un paranaso lungo e robusto.

Lo spazio per gli occhi è ridotto al minimo indispensabile per garantire la massima copertura del volto, anche a costo di limitare la visione periferica e l'udito del soldato.
Dettagli Tecnici: Lungo i bordi dei fori oculari e della base si notano dei piccoli fori circolari. Questi servivano per fissare una fodera interna in cuoio o feltro, essenziale per attutire gli urti e rendere il metallo meno rovente (o gelido) a contatto con la pelle.

Evoluzione e Uso. Nel V secolo a.C., questo tipo di elmo era già un capolavoro di metallurgia. Veniva realizzato martellando un unico disco di bronzo su un'incudine sagomata, un processo che richiedeva una precisione incredibile per ottenere spessori differenziati (più sottile sui lati, più spesso sulla fronte). È interessante notare come al Museo di Santa Scolastica questi due elmi convivano: uno (il 5313) più vicino alla tradizione militare greca, l'altro (il 7697 con gli occhi in avorio) che testimonia come le popolazioni pugliesi abbiano trasformato uno strumento di guerra in un oggetto d'arte e di culto.

Il fissaggio del cimiero (il Lophos) era un'operazione che univa ingegneria e senso estetico, trasformando l'elmo da semplice protezione a simbolo di rango e terrore psicologico sul campo di battaglia.
Ecco come i greci risolvevano il problema tecnico del montaggio:

  • 1. Il Supporto a "Forchetta" o a Incastro, sulla sommità della calotta, come puoi notare in molti esemplari simili a quelli di Bari, venivano applicati dei piccoli supporti in metallo: Supporti fissi: Piccole linguette o tubicini di bronzo saldati o rivettati al centro del cranio. A incastro: Il cimiero aveva una base in legno o cuoio che si inseriva perfettamente in una scanalatura longitudinale (chiamata spesso "cresta") che correva lungo il centro dell'elmo.
  • 2. Legacci e Fori PassantiSe guardi attentamente la parte superiore dell'elmo Inv. 5313 della tua foto, potresti notare piccoli fori o segni di corrosione dove un tempo passavano dei fili di bronzo o lacci di cuoio. Il cimiero non era quasi mai incollato, ma legato. Questo permetteva di rimuoverlo facilmente per la manutenzione o per non danneggiarlo durante il trasporto fuori dal campo di battaglia.
  • 3. Materiali e colori. Il cimiero non era solo decorativo, serviva a far sembrare il guerriero più alto e imponente: Crine di cavallo: Era il materiale principale, spesso tinto di rosso vivo, nero o a strisce alternate. Piume: In epoca più tarda o per reparti scelti, si usavano piume di uccelli rapaci o di struzzo per un effetto ancora più scenografico.

Curiosità: Il cimiero trasversale. Mentre i soldati semplici portavano il cimiero in senso longitudinale (dalla fronte alla nuca), alcuni ufficiali o spartani di alto rango lo indossavano trasversalmente (da un orecchio all'altro). Questo serviva a renderli immediatamente riconoscibili nel caos della mischia, permettendo ai soldati di individuare subito il proprio comandante.

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