Orecchini a pendente in oro e pietre dure - Coppia di orecchini raffinati (IV-III sec. a.C.) con elementi mobili e pietre incastonate.
1. Il Contrasto Oro-Pietra. Il disco superiore ospita una pietra dura scura (spesso un granato o pasta vitrea colorata) che funge da centro focale.
Questo elemento serviva a incorniciare il viso della donna, attirando l'attenzione sul lobo con un tocco di colore che staccava dalla lucentezza del metallo.
2. Elementi Mobili: Le "Anforette" I tre pendenti a forma di bocciolo o anforetta sono piccoli capolavori di micro-ingegneria: Articolazione: Erano agganciati tramite minuscoli anelli che permettevano un movimento fluido. Camminando o parlando, gli orecchini "prendevano vita", catturando i riflessi della luce. La Decorazione: Se guardi bene le anforette, sono ricoperte da una finissima granulazione (quelle microsfere d'oro di cui parlavamo prima) che crea una superficie rugosa e preziosa, quasi come se fossero ricoperte di rugiada dorata.
3. La "Testina" in basso. Il piccolo pendaglio isolato sotto gli orecchini è molto interessante. Spesso questi elementi raffiguravano testine di divinità (come Eros o Artemide) o di animali.
Servivano come amuleti protettivi, oltre che come ornamenti. La loro presenza nei corredi baresi conferma che le donne peucete seguivano le mode più sofisticate che arrivavano da Taranto e dalla Grecia.
Un lusso che attraversa i secoli. L'uso del plexiglass e di un'illuminazione fredda e puntiforme nel Museo di Santa Scolastica non è casuale: serve a far capire quanto questi oggetti fossero moderni nella loro concezione di design.
Nota come l'anello con la corniola rossa in primo piano a sinistra crei un richiamo cromatico perfetto con le pietre degli orecchini?
Per sostenere gioielli così elaborati e pesanti, le donne dell'antichità usavano degli stratagemmi tecnici molto simili a quelli odierni, ma con un'attenzione particolare al comfort "nobiliare".
Ecco i segreti del loro fissaggio:
1. Il Gancio a "S" rinforzato. Se guardi bene la parte superiore degli orecchini nella foto, noterai un sottile gancio dorato. Questo gancio non era dritto, ma curvato a forma di "S" profonda. Una volta inserito nel lobo (che veniva forato proprio come oggi), la curva posteriore era molto lunga: questo serviva a bilanciare il peso dei pendenti anteriori (le anforette), impedendo all'orecchino di "cadere" in avanti e allargare il buco.
2. Spostamento del peso. In molti casi, questi orecchini non erano appesi direttamente al lobo. Venivano agganciati a una sottile fascia o diadema di stoffa o cuoio che passava sopra la testa o intorno all'orecchio. In questo modo, il peso del gioiello veniva scaricato sulla struttura del cranio e non solo sulla pelle delicata dell'orecchio.
Gli altri tesori della "Toilette": Specchi e Portatrucchi. Accanto a questi gioielli, nelle tombe delle nobildonne peucete si trovano spesso oggetti che completavano la preparazione della bellezza: Specchi in bronzo: Non erano di vetro, ma di bronzo lucidato a specchio da un lato e finemente inciso dall'altro con scene mitologiche.
Lekythoi e Alabastra: Quei piccoli vasi allungati che abbiamo visto prima servivano per conservare oli profumati e unguenti a base di zafferano o rose.
Spatoline e contenitori per il trucco: Spesso si trovano piccoli contenitori per il "belletto" (il rosso per le guance) e spatoline in osso o bronzo per mescolare le polveri colorate.
Curiosità: Il trucco "divino". Per queste donne, il trucco e i gioielli non erano solo vanità. Presentarsi al meglio, anche nel corredo funebre, era un modo per presentarsi degnamente al cospetto degli dei nell'oltretomba, mantenendo il proprio rango sociale per l'eternità.

