Museo santa Scolastica - cinturone bronzeo con biga

di Rodolfo Furneri


cinturone bronzeo con biga

Dettaglio iconografico di cinturone bronzeo con biga - Particolare di lamina in bronzo a sbalzo con raffigurazione di cavalli e guerrieri (V sec. a.C.).

La Corsa verso l'Eternità. Al centro della lamina spicca una biga in corsa, resa con un senso del movimento sorprendente per il V secolo a.C.: I Cavalli: Osserva le zampe anteriori sollevate e i muscoli del collo tesi. I profili dei due cavalli sono leggermente sfalsati per dare l'idea della profondità, una tecnica molto avanzata per l'epoca.

L'Auriga: Anche se frammentario, si intuisce il corpo del guidatore proteso in avanti, intento a domare i destrieri. Per un nobile peuceta, essere raffigurato su un carro era il massimo simbolo di prestigio: il carro era la "Ferrari" dell'antichità, usata per la guerra, per le gare o per le grandi processioni religiose.

Geometrie e Rifiniture. Baccellature Superiori: Quella fila di "linguette" o archi che corre lungo il bordo in alto non è solo decorativa. Serviva a dare struttura alla lamina e a creare un gioco di ombre che faceva apparire il cinturone più imponente. Puntinatura Inferiore: Se guardi il margine basso, noterai una serie di piccoli punti incisi. Questa lavorazione "a sbalzo minuto" serviva a rifinire il bordo, evitando che la lamina risultasse troppo affilata e aiutando il fissaggio al supporto interno in cuoio.

Il Mistero del "Rosso"Le macchie arancioni e rosse che vedi (la cuprite) sembrano quasi pennellate di fuoco sul verde del bronzo. In archeologia, queste macchie sono preziose perché ci raccontano la "salute" dell'oggetto: sono la prova di una trasformazione chimica avvenuta nel buio della tomba, dove l'umidità e i minerali hanno reagito con il rame.

È incredibile pensare che questo oggetto, oggi così fragile da aver bisogno di un supporto in plexiglass, un tempo cingeva la vita di un guerriero, splendendo al sole come oro durante una parata a Bari o nelle pianure circostanti.

La pulizia di una lamina così sottile e ossidata è uno dei lavori più delicati per un restauratore: è come operare su un "paziente" che ha la pelle di vetro. Un errore può far sbriciolare millenni di storia in pochi secondi. Ecco i passaggi principali che gli esperti hanno seguito per riportare alla luce i cavalli che vedi:

  • 1. Il consolidamento preventivoPrima ancora di pulire, bisogna assicurarsi che il frammento non cada a pezzi. Si usano delle resine acriliche molto fluide che penetrano nelle micro-fratture del bronzo "incollando" la patina al metallo sano rimasto all'interno.
  • 2. La pulizia meccanica (sotto microscopio) Dimentica spazzole dure o prodotti chimici aggressivi. La pulizia avviene quasi sempre meccanicamente: Bisturi e micro-ablatori: Il restauratore lavora al microscopio, rimuovendo le incrostazioni calcaree (quelle "pietrine" biancastre) un millimetro alla volta. Vibrazioni controllate: A volte si usano piccoli strumenti a ultrasuoni che "sganciano" lo sporco senza toccare la superficie del bronzo.
  • 3. La scelta della patina. Nota che il verde è rimasto? Gli archeologi non vogliono che il bronzo torni lucido come nuovo. La patina nobile (il verde scuro) viene conservata perché protegge il metallo e fa parte della storia dell'oggetto. Si rimuovono solo le "croste" che nascondono i dettagli del disegno, come i muscoli dei cavalli o le ruote della biga.
  • 4. Il trattamento contro il "cancro del bronzo" Il nemico numero uno sono i cloruri. Se rimangono sulla superficie, possono innescare una reazione chimica che polverizza l'oggetto (il cosiddetto "cancro del bronzo"). Per questo, i reperti vengono immersi in soluzioni stabilizzanti che "addormentano" la corrosione per i secoli a venire. Il tocco finale: Il supporto. Come vedi nell'immagine, la lamina è stata montata su un cilindro di plexiglass. Questo non serve solo a farci vedere la forma circolare originale del cinturone, ma impedisce al metallo di flettere sotto il proprio peso, evitando nuove rotture.

Sapevi che spesso, proprio durante la pulizia, i restauratori trovano tracce di fibre tessili o cuoio rimaste "intrappolate" nell'ossido sul retro della lamina? Sono i resti dell'imbottitura originale del guerriero!


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