Gnosticismo, complesso di dottrine filosofico-teologiche elaborate nel bacino del Mediterraneo orientale fra la seconda metà del I e il IV sec d.C., in seno alla Chiesa cristiana. Considerato come eretico già dai Padri apostolici e combattuto poi dagli apologisti, lo g., che deriva dalla filosofia ellenistica, dal giudaismo e da antiche religioni misteriche dell'area iranico-babilonese, oppone all'accettazione della fede la conoscenza razionale delle verità divine. Caratteristica fondamentale è il forte dualismo fra Dio (il Pleroma) e la materia: in conseguenza del peccato, dal mondo divino originario è stata espulsa una divinità inferiore, il Demiurgo (spesso assimilato al Dio degli Ebrei), che ha creato l'universo e l'uomo; l'organizzazione della materia è affidata ad eoni, emanazioni di Dio, distribuiti secondo una gerarchia decrescente di esseri. Altro principio basilare dello gnosticismo è la convinzione che solo un certo numero di individui (gli gnostici) riceva la rivelazione divina, arrivando così a conoscere l'origine, la natura e il destino dell'uomo e a liberarsi dal mondo materiale; tale conoscenza porta alla salvezza, limitata dunque a pochi iniziati. Si diffusero numerose scuole e sette gnostiche, le cui dottrine differivano fra loro e che assunsero spesso caratteri ereticali. I principali maestri furono Simon Mago, Carpocrate, Basilide e Valentino, iniziatori di gruppi in seno alle singole correnti cristiane.) che avrebbe alimentato il suo misticismo

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