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Guarda la foto di un gruppo di colonne doriche dal tempio di Efesto nella'Agorà ateniese.
Guarda la struttura della Colonna Ionica
La colonna dorica è l'elemento verticale portante del più antico e maestoso degli ordini architettonici greci. Nato nel Peloponneso intorno al VII secolo a.C., questo stile esprime solidità, forza e severità geometrica, tanto che l'architetto romano Vitruvio lo paragonò alla forza e proporzione del corpo maschile.
La colonna si compone di due elementi principali (fusto e capitello) e si caratterizza per una grande peculiarità strutturale alla base:
- Assenza di base: La colonna dorica poggia direttamente sullo stilobate, ovvero l'ultimo gradino del basamento del tempio. Non ha elementi di mediazione inferiori, a differenza delle colonne ioniche o corinzie.
- Il Fusto: Ha una forma tronco-conica fortemente rastremata verso l'alto (si restringe salendo). La superficie non è liscia, ma scolpita con 20 scanalature verticali che si uniscono a spigolo vivo, creando un netto contrasto chiaroscurale di luci e ombre.
- Il Capitello: Rappresenta il coronamento della colonna ed è estremamente geometrico ed essenziale. Si divide in due parti sovrapposte:
- Echino: Un elemento a forma di catino circolare o cuscino schiacciato.
- Abaco: Un blocco quadrangolare a forma di parallelepipedo piatto, che fa da superficie d'appoggio per l'architrave sovrastante.
- Il Collarino: Una serie di piccoli anelli incisi nel fusto, posizionati subito sotto il capitello per raccordare visivamente le due parti.
l'Èntasi
I greci erano maestri della percezione visiva. Sapevano che una colonna perfettamente cilindrica o linearmente conica sarebbe sembrata innaturale o "sottile" al centro se osservata dal basso. Per questo motivo, la colonna dorica presenta l'èntasi: un leggero rigonfiamento del fusto posizionato a circa un terzo dell'altezza. Questo accorgimento corregge l'illusione ottica di assottigliamento e conferisce alla struttura l'aspetto dinamico di un elemento muscoloso che si tende sotto il peso della trabeazione.
Le proporzioni della colonna variano sensibilmente a seconda dell'epoca di costruzione:
- Dorico Arcaico (VII - VI sec a.C.) Da \(1:4\) a \(1:5\) Colonne molto tozze, pesanti, vicine tra loro e con capitelli enormi.
- Dorico Classico (V sec a.C.) Circa \(1:6\) Proporzioni armoniche perfette, forme slanciate ed equilibrate.
- Dorico Ellenistico (IV - II sec a.C.) Oltre \(1:7\) Molto sottili e leggere, quasi vicine allo slancio dello stile ionico.
Puoi osservare esempi celebri e perfettamente conservati di colonnati dorici sia in Grecia che nelle aree archeologiche italiane della Magna Grecia e della Sicilia:
- Il Partenone sull'Acropoli di Atene (il massimo esempio di equilibrio classico).
- I Templi di Paestum (Salerno), tra cui il Tempio di Nettuno e la Basilica, straordinari testimoni del dorico arcaico.
- La Valle dei Templi ad Agrigento, in Sicilia (es. il Tempio della Concordia).
- Le colonne superstiti del Tempio di Apollo a Taranto vecchia.
Ecco la struttura anatomica e le caratteristiche geometriche che permettono di identificarla al primo sguardo.
Il capitello è l'elemento superiore della colonna dorica. Serve a distribuire il peso della trabeazione sul fusto. Ha una forma geometrica pura, priva di decorazioni floreali.
Si compone di tre parti principali, dal basso verso l'alto:
- Il collarino: Tre sottili incisioni ad anello sul fusto. Segnano il passaggio visivo tra fusto e capitello.
- L'echino: Un blocco di pietra circolare a forma di cuscino schiacciato. Curvandosi verso l'alto, si espande per allargare la base d'appoggio.
- L'abaco: Un parallelepipedo a base quadrata, liscio e piatto. È posizionato sopra l'echino e tocca direttamente l'architrave sovrastante.
Nel periodo arcaico l'echino era molto schiacciato e sporgente, simile a un fungo. Nel periodo classico divenne più teso, rettilineo e proporzionato.
La differenza tra gli stili è immediata e riflette l'evoluzione del gusto estetico greco, dal più severo al più decorato:
- Capitello Dorico (Il più antico): È il più semplice e geometrico. Non ha decorazioni figurative, ma è composto solo dal blocco circolare schiacciato (echino) e dalla lastra quadrata (abaco). Esprime stabilità e forza maschile.
- Capitello Ionico (Il più elegante): Si riconosce all'istante per le due grandi volute laterali a forma di spirale o di ricciolo. Ricorda l'acconciatura arricciata di una donna e rappresenta la grazia femminile.
- Capitello Corinzio (Il più fastoso): È una ricca evoluzione dello stile ionico. È decorato con file sovrapposte di foglie d'acanto che si flettono verso l'esterno, coronate da piccole volute negli angoli.
L'abaco è la piastra quadrangolare piatta che costituisce la parte superiore del capitello dorico. Rappresenta il punto di contatto fisico tra la colonna e gli elementi strutturali orizzontali del tempio.
- Ruolo strutturale: Riceve direttamente il carico pesante dell'architrave sovrastante e lo distribuisce sull'echino, che a sua volta lo trasmette al fusto della colonna.
- Geometria: Ha la forma di un parallelepipedo a base quadrata, completamente liscio e privo di decorazioni o modanature nell'ordine dorico greco.
- Evoluzione: Nel periodo arcaico era molto largo e sporgente rispetto al fusto. Nel periodo classico le sue proporzioni vennero ridotte per allinearsi perfettamente alla larghezza dell'architrave, garantendo maggiore armonia visiva.
L'echino è il blocco di pietra circolare che si trova subito sotto l'abaco e costituisce la parte inferiore del capitello dorico. La sua forma ricorda un bacino o un cuscino rigonfio e schiacciato.
Le sue caratteristiche fondamentali:
- Funzione di raccordo: Collega visivamente e strutturalmente il fusto della colonna (che è circolare) con l'abaco (che è quadrato).
- Distribuzione del carico: Allargandosi verso l'alto, espande la superficie di appoggio della colonna per ricevere il peso della trabeazione tramite l'abaco.
- Evoluzione geometrica: La sua curvatura permette di datare i monumenti:
- Periodo Arcaico: È molto rigonfio, schiacciato e sporgente (profilo a "fungo"), per dare un senso visivo di grande sforzo sotto il peso del tempio.
- Periodo Classico: Diventa più teso, rettilineo e inclinato di circa 45°, integrandosi in modo molto più geometrico e armonioso con il resto della colonna.
Le armille (o anuli) sono una serie di piccoli anelli orizzontali incisi nella pietra, posizionati alla base dell'echino, nel punto in cui questo si raccorda con il fusto della colonna dorica.
caratteristiche e funzioni principali:
- Aspetto visivo: Si presentano come tre o quattro sottili scanalature orizzontali a rilievo, sovrapposte come piccoli braccialetti (da cui il nome, che deriva dal latino armilla, ovvero bracciale).
- Funzione estetica: Servono a mascherare il giunto di giunzione tra il blocco del capitello e il resto del fusto, creando al contempo un elegante stacco d'ombra che separa la verticalità delle scanalature del fusto dalla curva liscia dell'echino.
- Differenza con il collarino: Spesso confusi con esso, le armille si trovano sopra il collarino, proprio all'inizio della curva dell'echino, agendo come un anello di finitura del capitello stesso.
Il collarino (chiamato anche ipotrachelio) è la parte più alta del fusto della colonna, situata immediatamente sotto il capitello dorico. Rappresenta la zona di transizione visiva e strutturale tra gli elementi verticali e quelli orizzontali.
Caratteristiche:
- Posizione esatta: Si trova subito sotto le armille e segna la fine delle scanalature verticali del fusto.
- Caratteristiche visive: È una sezione cilindrica liscia o delimitata da una o più incisioni orizzontali strette e profonde, chiamate cavetti o gladi.
- Funzione: Interrompe il forte slancio verticale delle scanalature del fusto. In questo modo prepara l'occhio dell'osservatore al cambio di forma geometrica, che da cilindrica diventa prima curva (echino) e poi quadrata (abaco).
Il fusto è la parte centrale e più lunga della colonna dorica, compresa tra lo stilobate (la base del tempio) e il capitello. È l'elemento che sopporta il peso maggiore e definisce lo slancio verticale dell'intera struttura.
Le caratteristiche geometriche e strutturali:
- Rastremazione: Il fusto non è un cilindro perfetto, ma si restringe man mano che sale verso l'alto. Il diametro alla base è sempre maggiore del diametro sotto il capitello.
- Scanalature a spigolo vivo: La superficie è incisa da 20 scanalature verticali (più raramente 16 o 24). Nel dorico, queste scanalature si uniscono formando un angolo acuto e tagliente (spigolo vivo), senza intervalli piatti. Questo crea forti contrasti di luce e ombra che accentuano la rotondità e la forza della colonna.
- Èntasi: È il leggero rigonfiamento a circa un terzo dell'altezza. Serve a correggere l'illusione ottica che farebbe sembrare la colonna "snella" o concava al centro se fosse perfettamente dritta.
- Costruzione a rocchi: Il fusto raramente era un unico blocco di pietra (monolito). Veniva composto sovrapponendo diversi cilindri di pietra sovrapposti, chiamati rocchi, fissati al centro da perni di legno o di bronzo.
Lo stilobate è la superficie orizzontale in pietra su cui poggiano direttamente le colonne doriche. Rappresenta l'ultimo gradino (quello più alto) del basamento del tempio greco.
I dettagli tecnici, strutturali e visivi che lo caratterizzano:
- Poggiolo diretto: Nell'ordine dorico le colonne non hanno una base propria. Poggiano i loro fusti direttamente sulla pietra dello stilobate.
- La struttura del basamento: Lo stilobate non è isolato, ma fa parte della crepidoma (o crepidine), la piattaforma a gradoni del tempio. Di solito i gradini sono tre: i due inferiori si chiamano stereobate, mentre quello superiore è lo stilobate.
- La correzione ottica: Per evitare che il tempio sembrasse "insaccato" o curvato verso il basso al centro a causa di un'illusione ottica, i greci costruivano lo stilobate con una leggera curvatura convessa. Il centro del pavimento è sempre qualche centimetro più alto rispetto agli angoli. Il Partenone di Atene ne è l'esempio più celebre.
La crepidoma (o crepidine) è il basamento monumentale in pietra su cui sorge il tempio greco. Ha la forma di una piattaforma a gradoni e funge sia da solida fondazione strutturale sia da elemento di transizione estetica tra il terreno e l'edificio.
Ecco come è:
Il basamento è tradizionalmente composto da tre livelli (ma nei templi più grandi i gradini possono essere di più).
- Stereobate: Rappresenta i gradini inferiori della crepidoma. Hanno una funzione prevalentemente strutturale di livellamento e contenimento del terreno.
- Stilobate: Come abbiamo visto, è l'ultimo gradino, lo strato più alto e visibile su cui poggiano direttamente le colonne doriche.
- Euthynteria (o linea di livello): È la fondazione interrata o parzialmente visibile che si trova subito sotto lo stereobate. Veniva perfettamente livellata dagli architetti per garantire la stabilità di tutto il tempio.
Funzioni e curiosità
- Le proporzioni dei gradini: I gradini della crepidoma sono elementi monumentali, troppo alti per essere usati come normali scalini da una persona. Per questa ragione, in corrispondenza dell'ingresso principale del tempio, venivano spesso inserite delle piccole rampe di accesso o delle scalinate secondarie a misura d'uomo.
- L'illusione dell'orizzontalità: Proprio come lo stilobate, l'intera crepidoma subisce la correzione ottica della curvatura. I gradini non sono perfettamente rettilinei, ma curvano impercettibilmente verso l'alto al centro di ogni lato, per evitare l'effetto visivo di sprofondamento centrale.
L'euthynteria (italianizzato in eutinteria) è il filare di blocchi di pietra che costituisce la parte più alta delle fondazioni del tempio greco. Si trova immediatamente sotto lo stereobate (i gradini inferiori della crepidoma).
Rappresenta l'anello di congiunzione invisibile (o quasi del tutto interrato) tra le fondamenta grezze e l'architettura monumentale visibile in superficie.
Caratteristiche tecniche fondamentali:
- Il livellamento perfetto: Il termine deriva dal greco euthynein, che significa "raddrizzare" o "allineare". La sua funzione principale era quella di correggere le minime irregolarità delle fondazioni sottostanti. Gli architetti greci ne levigavano la superficie superiore con precisione millimetrica per ottenere un piano perfettamente orizzontale.
- Piano di tracciamento: Una volta livellata, l'euthynteria veniva usata come una gigantesca "lavagna". Sopra di essa gli architetti incidevano le linee di riferimento e gli assi geometrici per calcolare la posizione esatta delle colonne, dei muri della cella e dei gradini superiori.
- Materiale: Poiché era destinata a rimanere in gran parte nascosta sotto il livello del suolo, veniva spesso costruita con una pietra meno pregiata rispetto al marmo o al calcare nobile usati per lo stilobate e le colonne (ad esempio, in tufo o calcare locale).