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Napoli Museo Nazionale - Piano Terra - Collezione Farnese - sala XVI

Testo

Artista della prima età severiana Gruppo con il supplizio di Dirce (“Toro Farnese”) marmo bianco giallastro a grana fine, asiatico (parti antiche) [il gruppo, ricavato da un unico blocco di marmo, fu scoperto in stato frammentario, è stato massicciamente integrato in varie sue parti da restauri cinque- sette- e ottocenteschi che hanno utilizzato varie qualità di marmi, anche antichi], h. m 3,70, l. m 2,95/3,00 Napoli, Museo Archeologico Nazionale. Inv. 6002.

Artist of the first Severian age Group with the torment of Dirce (“Farnese Bull”) fine-grained yellowish white marble. Asian (ancient parts) [the group, drawn by an only block of marble, was discovered in fragmented conditions, it has thickly been integrated in several parts from sixteenth, eighteenth- and nineteenth-century restorations that have used various qualities of marbles, also ancient], h, m 3,70. l. m 2,95/3,00 Naples, National Archaeological Museum, inv. 6002.

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Gruppo con il supplizio di Dirce (Toro Farnese), Artista della prima etÓ severiana, inv. 6002
Supplizio di Dirce

Toro Farnese - Particolare di Anfione
Particolare di Anfione

Toro Farnese - Particolare di Antiope.
Particolare di Antiope

Toro Farnese - Particolare di Dirce.
Particolare di Dirce

Toro Farnese - veduta lato destro.
Veduta lato destro

Toro Farnese - veduta lato posteriore.
Veduta lato posteriore

Toro Farnese - veduta lato sinistro.
Veduta lato sinistro

Il Toro Farnese. Il mito
Il gruppo scultoreo del Toro Farnese riproduce un episodio del mito della punizione di Dirce, narrato da Euripide nella tragedia Antiope, tradotta in latino dal drammaturgo Pacuvio, e più volte rappresentato su vasi, affreschi, mosaici, monete, urnette cinerarie. Dirce, colpevole di aver sottoposto a maltrattamento Antiope, per punizione viene legata ad un toro dai figli di quest’ultima: Zeto e Anfione. La scena si svolge sul Citerone, monte della Beozia sacro al dio Dioniso. All’ambiente boschivo alludono la figura bucolica del giovane pastorello, gli animali e gli elementi paesaggistici riprodotti sulla base; al culto dionisiaco si riferiscono la cista mystica, il serpente, le ghirlande di edera, la pelle di capra, il tirso spezzato. La lira caratterizza Anfione, che con la sua musica ed il suo canto innalzò le mura della città di Tebe. Lo stesso supplizio cui è sottoposta Dirce, crudele ed orgiastico, è un tipico motivo dionisiaco.

The Farnese Bull. The myth
The Farnese Bull group represents an episode in the myth of the punishment of Dirce. This myth was recounted by Euripides in his tragedy Antiope, and translated into Latin by the dramatist Pacuvius. It frequently is found depicted in frescos, and on vases, mosaics, coins, and cinerary urns. Dirce is guilty of maltreating Antiope; her punishment is to be tied to a bull by Antiope’s sons, Zetus and Amphion. The scene is set on Mount Cithaeron in Boeotia, which was sacred to the god Dionysus. The bucolic figure of the young shepherd, the animals and the rural landscape reproduced at the base of the group relate to the wooded environment. The cista mystica, the serpent, the ivy garland, goatskin and broken thyrsus make reference to the cult of Dionysus. The lyre represents Amphion who, with his music and voice raised the walls of the city of Thebes. The cruel and spiteful torture to which Dirce is subjected is a typical Dionysiac theme.

Il Toro Farnese. Originale e copia
Il gruppo statuario decorava il cortile della palestra sud-orientale delle Terme costruite tra il 212 ed il 216 d.C. L’inquadramento cronologico dell’opera è tuttora discussa. C’è chi ritiene si debba identificare con quella segnalata da Plinio il Vecchio (Nat. Hist. XXXVI, 33) nei giardini di Asinio Pollione a Roma. Lo scrittore ne attribuiva la paternità a due scultori attivi a Rodi, Apollonio e Taurisco di Tralles. Secondo questa ipotesi si tratterebbe di un originale greco databile tra il 160-50 a.C. Maggiormente fondata è l’ipotesi che si tratti di una copia del gruppo rodio. Aggiunte del copista romano sarebbero le figure di Antiope, del fanciullo e gli animali selvatici. La cronologia della replica oscilla tra la fine del II-inizi del III sec. d.C. e la metà del I sec. d.C.. Tra le due proposte di datazione la prima sembra preferibile in base a notazioni stilistiche: le piccole ciocche del ciuffo del toro segnate da profondi solchi di trapano; la resa rigida del panneggio di Antiope e del mantello di Dirce che trovano confronto in monumenti di età Severiana. Come l’opera originale, che Plinio descrive ex eodem lapide, cioè lavorata “nello stesso blocco”, la copia delle Terme è tratta da un’unica massa di marmo.

The Farnese Bull. Original and copy
This sculptural group decorated the courtyard of the southeast palaestra of the Baths which were built between AD 212 and 216. The chronological context of the work has been widely discussed. Some scholars believe that it can be identified as the group reported by Pliny the Elder (Nat. Hist. XXXVI, 33) in the gardens of Asinius Pollius at Rome. Pliny claims that the piece was made by two sculptors active at Rome, Apollonius and Tauriscus of Tralles. If this hypothesis is correct, the group was a Greek original datable to between 160-50 BC. But more convincing is the hypothesis that this was a copy of a Rhodian group. The figures of Antiope, the boy and the wild animals were added by the Roman copyist. The copy has been dated both to the end of the 2nd century-beginning of the 3rd century AD and to the mid- 1st century AD. On the basis of stylistic elements, the fìrst date is probably more accurate: the small tufts of hair on the bull that are rendered with deeply drilled furrows and the sharp folds of Antiope’s clothes and Dirce’s cloak can be compared to monuments of the Severan period. Like the original work, which Pliny described as ex eodem lapide (worked from a single block), the copy in the Baths was made from a single marble piece.

Il Toro Farnese collocazione nelle Terme
Il Toro Farnese è una tra le poche statue dalle Terme di Caracalla delle quali si può ipotizzare l’originaria collocazione. Un’incisione di Stefano du Pérac del 1575, riproducente le rovine della palestra sud-orientale, attesta che in quel luogo furono ritrovati “bellissimi fragmenti di statue et animali ch’erano anticamente tutto d’un pezzo” e che questi furono esposti nel Palazzo Farnese. La decorazione dello zoccolo del gruppo, che si sviluppa su tutti e quattro i lati, presuppone un’esposizione tale da consentire allo spettatore di girarvi intorno. La veduta frontale colpisce per la sua drammaticità, ma altri punti di vista lasciano scorgere ancora meglio la forza insita nei movimenti delle figure riprodotte con straordinaria audacia. Pertanto, probabilmente la scultura era collocata al centro del cortile della palestra, luogo dove i visitatori delle Terme potevano ammirare il gruppo da più vedute di scorcio o ravvicinate, e persino dall’alto quando accedevano alle terrazze che correvano come balconate intorno al cortile. Il ritrovamento di una cavità all’interno del gruppo, avvenuto durante lo smontaggio di alcune parti di restauro, effettuato tra il 1990 e il 1991, suggerisce che la scultura fosse originariamente utilizzata come fontana. Alla cavità, realizzata in antico, è collegato un foro praticato sulla sommità della base del Toro, in esso doveva essere inserito un tubo per la fuoriuscita dell’acqua, che scorreva sul piano roccioso, simulando un ruscello, il cui corso separava la figura di Antiope dalle altre. Se è valida questa suggestiva ipotesi, ne consegue che la scultura doveva essere posta in un bacino ove defluiva l’acqua alla quale gli animali scolpiti sulla base del gruppo sembravano accostarsi per bere.

The Farnese Bull. Its location within the Baths
The Farnese Bull is one of the few statues from the Baths of Caracalla whose original context can be identified. A 1575 engraving of Stefano du Pérac, depicting the ruins of the south-east palaestra, states that in this location were recovered “very beautiful fragments of a statue and of animals that in antiquity were all part of a single piece”, and that they were displayed in the Palazzo Farnese. The decoration of the group’s base, found on all four sides, assumes a display location that allowed the spectator to walk right around it. The frontal view is striking for its dramatic character, but other viewpoints allow one to glimpse even more effectively the inherent dynamism of the figures that are depicted with such boldness. Consequently, the sculpture probably was set in the centre of the palaestra courtyard, a location where visitors to the Baths could admire the group from multiple viewpoints in different directions, or from up close. They may even have been able to look at it from above when they climbed up to the terraces that ran around the inside of the courtyard like balconies. The discovery (in the course of dismantling some restored elements in 1990-1991) of a cavity inside the group suggests that the sculpture may originally have been used as a fountain. This cavity was made in antiquity, and it connected to a hole it the highest point of the Bull’s base. A pipe could have been set in this to provide water that flowed down the rocky surface of the base, imitating a stream dividing the figure of Antiope from the others. If this striking hypothesis is correct, it suggests that the sculpture may have been set in a basin into which the water flowed, and so the animals carved around the base of the group would appear to have stopped by it to drink.

Il Toro Farnese. Dallo scavo al Museo di Napoli
Come le altre sculture esposte in queste sale, il gruppo scultoreo del supplizio di Dirce venne alla luce nel corso degli scavi promossi da papa Paolo III Farnese nelle Terme di Caracalla. A causa dello stato frammentario dell’opera, in un primo tempo si ritenne che il gruppo scultoreo rappresentasse Ercole in lotta con il Toro maratonio. Portato a Palazzo Farnese, il gruppo fu collocato al centro del cortile verso il Tevere e restaurato sul posto. Dopo la morte di Paolo III, accantonato il grandioso progetto di Michelangelo, che prevedeva il riadattamento dell’opera a fontana, il Toro Farnese rimase in una baracca adibita anche a deposito di frammenti scultorei fino al 1788, data del trasferimento a Napoli. Il trasporto avvenne per mare fino a Mergellina, da dove il gruppo proseguì per la nuova Villa pubblica fatta edificare da Carlo Vanvitelli a Chiaia. Qui il Toro fu sistemato, dopo un nuovo restauro, alla fine del viale principale, su un alto basamento al centro di uno specchio d’acqua. A seguito delle vibrate proteste del mondo della cultura per questa collocazione così poco idonea, nel 1826 l’opera fu trasferita nel Museo e sostituita da una vasca antica di granito, la cosiddetta “fontana delle paparelle”. Per lunghi anni ancora il Toro Farnese subì le conseguenze della permanenza all’aperto, tanto che furono necessari, fino alla metà dell’800, nuovi interventi di restauro.

The Farnese Bull. From excavation to the Naples Museum
As with other sculptures on display in this hall, the group depicting the torture of Dirce was found during the excavations undertaken by Pope Paul III Farnese in the Baths of Caracalla. Due to its fragmentary condition, the work initially was thought to represent Hercules fighting the Cretan bull. The group was taken to the Palazzo Farnese and was placed in the centre of the courtyard, facing the Tiber. It underwent restoration in this location. Following the death of Paul III, Michelangelo’s grandiose project to convert the work into a fountain was set aside. The Farnese Bull was left in a shed used to store fragments of sculpture until 1788, when it was transferred to Naples. Transport was by sea to Mergellina, and then overland to the new public villa built by Carlo Vanvitelli at Chiaia. After further restoration, the group was put on display at the end of the main avenue, on a high podium that stood in the centre of an expanse of water. The work was removed to the museum 1826 following fierce protests about its unsuitable location by the educated classes. It was replaced by an ancient granite basin, the so-called “Fountain of Ducks”. The Farnese Bull suffered from exposure to the open air for many more years. In the mid-19th century further restorations were required.

Ricostruzione dei restauri storici.

Integrazioni

Legenda: Rosato parti originali | Verde integrazioni in marmo del ‘500 | Verde puntinato integrazioni in marmo probabilmente del '500 | Azzurro integrazioni in marmo della fine del '700 | Azzurro puntinato integrazioni in marmo probabilmente della fine del '700 | Grigio integrazioni in marmo del 1827 | Lilla integrazioni in marmo del 1842 | Giallo integrazioni in marmo di incerta datazione | Arancione integrazioni e stuccature in gesso probabilmente del secolo XIX (disegni di Eva Nardella)