I libri
1 Marco, figliolo mio, io credo d'aver spiegato con sufficiente chiarezza nel libro precedente in che modo i singoli doveri derivino dall'onesto o, meglio, da ognuna di quelle virtù onde l'onesto è formato
Tratterò ora, seguitando, di quei doveri che riguardano il raffinamento della vita, cioè il modo di procacciarsi non soltanto quelle cose di cui l'uomo ha stretto bisogno, ma anche la potenza e la ricchezza; e a questo proposito ho già detto che si pongono due problemi: prima, che cosa sia l'utile e il dannoso, poi, fra dite o più cose utili, quale sia la più utile
Ma prima di cominciare a svolgere il mio tema, credo opportuno dir qualche cosa dei miei propositi e dei miei criteri
2 I miei libri hanno acceso in molti, è vero, il desiderio non solo di leggere, ma anche di scrivere; tuttavia, mi prende qualche volta il timore che certa brava gente, a cui non suona gradito il nome di filosofia, si meravigli forte che io spenda in essa tanta fatica e tanto tempo
Ma io, a mia volta, rispondo che, fino a quando la repubblica fu amministrata da coloro ai quali ella s'era liberamente affidata, io dedicavo ad essa tutte le mie cure e tutti i miei pensieri; ma quando vidi che il dispotismo di un uomo signoreggiava su tutto, e non c'era più luogo ad autorevole consiglio (intanto, avevo perduto quei grandi e nobili amici che m'erano stati compagni nella difesa dello Stato), non mi abbandonai né alla malinconia, che m'avrebbe distrutto, se non vi avessi opposto resistenza, né ai piaceri, indegni di un uomo colto
3 E volesse il cielo che la nostra repubblica fosse rimasta diritta e salda come s'era atteggiata da principio, e non fosse caduta in balia di uomini ansiosi non tanto di riformare quanto di sovvertire lo Stato! Prima di tutto, io, com'ero solito fare quando la repubblica era ancora in piedi, darei più attività all'operare che allo scrivere; poi, anche alla scrittura affiderei non già questa materia filosofica, ma, come spesso facevo nel passato, le mie orazioni
Se non che lo Stato, a cui si volgeva per solito ogni mia sollecitudine, ogni mio pensiero, ogni mia fatica, non esisteva più; onde quella mia eloquenza, che risuonò nel senato e nel foro, si ridusse pur troppo al silenzio
4 Ma lo spirito non conosce riposo
Innamorato, fin dalla prima giovinezza, di questi studi, ho creduto che il modo più dignitoso per deporre ogni tristezza fosse di ricondurre l'animo alla filosofia
A questa, adolescente, io dedicai molto tempo, per amor del sapere; ma quando cominciai a sollecitare gli onori e mi consacrai tutto alla vita pubblica, per la filosofia non c'era altro tempo se non quel poco che mi avanzava dalla tutela degli amici e dello Stato; e anche quel poco mi si consumava tutto nel leggere: agio di scrivere, io non ne avevo alcuno
5 Ora, in mezzo a tante e così gravi sciagure, mi sembra d'aver raggiunto almeno quest'unico bene: affidare alla scrittura quelle dottrine che, non abbastanza note ai miei concittadini, erano pur degnissime d'esser conosciute
In verità, che cosa c'è al mondo di più desiderabile e di più nobile che la sapienza? Che cosa c'è di più utile all'uomo e di più degno dell'uomo? Ora, quelli che aspirano a questa sapienza, si chiamano appunto filosofi; e la filosofia, se vuoi tradurre esattamente il vocabolo, altro non è che amor di sapienza
E la sapienza, come fu ben definita dagli antichi filosofi, è la scienza delle cose divine e umane, e delle loro ultime cagioni
Perciò, chi biasima lo studio di questa scienza, io non comprendo davvero a che cosa riservi la sua lode
6 In verità, se si cerca il diletto dello spirito e il conforto degli affanni, quale diletto e quale conforto può paragonarsi con quelli di coloro i quali con assiduo fervore ricercano qualche cosa che tenda e valga a raggiungere la suprema felicità della vita? E se si vagheggia l'incrollabile fermezza nei propositi, cioè la virtù, o è questa la via per conseguirla, o non ce n'è alcun'altra
Il dire che non c'è nessun metodo per i problemi maggiori, quando non c'è problema minore che non abbia un metodo suo, è da gente che parla senza riflettere e che si smarrisce nelle questioni più importanti
Ora, se c'è una scienza che insegna la virtù, dove andrai a cercarla, quando ti sarai allontanato dallo studio della filosofia? Ma questi argomenti, noi li discutiamo per solito con più accurata diligenza quando esortiamo allo studio della filosofia; cosa che ho fatto anch'io in un altro mio libro
Li questo momento io dovevo soltanto spiegare le ragioni per cui, spogliato dei pubblici uffici, ho cercato un rifugio principalmente in questa disciplina
7 Se non che mi si muove un'obiezione, e questa volta da gente colta e dotta, la quale mi domanda: «Credi tu di dar prova di piena coerenza, tu che affermi non potersi avere assoluta certezza di nulla, e poi discorri continuamente di tante e tante questioni, e in questo stesso momento, vai snocciolando precetti morali?»
Rispondo: «Vorrei che aveste voi una così piena conoscenza della nostra dottrina!»
Ma no, noi non siamo di quelli il cui pensiero va vagando smarrito e confuso, senza una meta a cui tendere
Quale intelletto, o piuttosto quale vita sarebbe la nostra, se mancasse non solo un metodo nel ragionare, ma anche una norma nel vivere? No, questo non è il caso nostro: come gli altri dicono: «Questo è certo, questo è incerto», così noi, dissentendo da loro, diciamo: «Questo è probabile, questo è improbabile»
Che cosa c'è dunque che m'impedisca di perseguire ciò che mi par probabile e di rigettare il suo contrario? 8 E così, mentre io cerco di evitare quell'affermare reciso che è segno d'arroganza, che cosa mi vieta di fuggire quel parlare avventato, che tanto discorda dalla vera sapienza? E se la nostra scuola affronta e discute ogni opinione, è perché appunto questo probabile non potrebbe apparire in chiara luce se non si facesse un rigoroso confronto fra le opposte ragioni
Ma questi principi sono stati da me esposti con assai diligenza, credo, nei miei Accademici
Tu, figliolo mio, hai la fortuna di spaziare in un'antica e gloriosa filosofia, sotto la sapiente guida di un Cratippo,' tanto simile a coloro che fondarono codesta nobilissima scuola; tuttavia, ho voluto che questi nostri principi, così vicini ai vostri, non ti fossero ignoti
Ma ormai è tempo di tornare al nostro argomento
9 Una compiuta trattazione del dovere implica, come ho detto al principio dell'opera, l'esame di cinque questioni, due delle quali riguardano il decoro e l'onestà, due le comodità della vita, gli agi, la potenza, gli averi, e una, la quinta, contempla una giudiziosa scelta nel caso che i sopra detti principi sembrino contrastare fra loro
Ebbene, la parte dell'onestà, quella appunto che io desidero ti sia scolpita nell'animo, è del tutto terminata
L'argomento, del quale ora trattiamo, è per l'appunto quel principio che si chiama l'utile
E, a proposito di questo vocabolo, il parlar comune, sdrucciolando, deviò dal retto sentiero, e a poco a poco discese a tal punto che, separando l'onesto dall'utile, stabilì esservi cose oneste che non sono utili, e cose utili che non sono oneste; che è la più gran disgrazia che potesse capitare alla vita umana
10 È vero che filosofi di grande autorità, a stretto rigor di logica e in perfetta buona fede, distinguono in astratto questi tre momenti, i quali, nella concreta realtà, sono tra loro intimamente congiunti
In verità, essi credono che tutto ciò che è giusto sia anche utile, e, allo stesso modo, ciò che è onesto sia anche giusto; onde segue che tutto ciò che è onesto è anche utile
Ma coloro che non scorgono il carattere puramente teorico di questa distinzione, ammirando uomini astuti e scaltri, scambiano spesso la malizia per la saggezza
Ora, bisogna estirpare dalle loro menti quest'errore, e rivolgere ogni loro pensiero alla speranza e alla certezza che essi potranno conseguire il loro intento, non con la frode e con la malizia, ma con onesti propositi e con virtuose azioni
11 Le cose, adunque, che servono a sostentare la vita umana, in parte sono inanimate, come l'oro, l'argento, i frutti della terra e altre di tal genere; in parte sono animate e hanno in sé i loro propri istinti e appetiti
Di queste, poi, alcune sono irragionevoli, altre ragionevoli
Irragionevoli sono i cavalli, i buoi, gli altri animali domestici e le api, il cui lavoro produce qualche cosa a vantaggio della vita umana
Gli esseri dotati di ragione si dividono in due classi: quella degli dei e quella degli uomini
Quanto agli dei, ce li renderanno propizi il sentimento religioso e la purezza dei costumi; subito dopo gli dei, sono gli uomini che possono recare maggior vantaggio agli uomini
12 Analoga divisione si può far delle cose che sono nocive e dannose
Ma poiché non si crede che gli dei possano nuocere, esclusi gli dei, si giudica che siano gli uomini a recare il maggior danno agli uomini
In verità, anche quelle cose che abbiamo chiamato inanimate sono per la maggior parte il prodotto del lavoro umano: noi non le avremmo, senza l'opera del braccio e dalla mente; e noi non ce ne serviremmo, senza l'aiuto dell'uomo
Infatti, senza l'opera dell'uomo, non sarebbe stata possibile né la medicina, né la navigazione, né l'agricoltura, né la raccolta e la conservazione delle biade e degli altri prodotti
13 Inoltre, non vi sarebbe né esportazione di quelle cose di cui abbiamo abbondanza, né importazione di quelle di cui abbiamo penuria, se non ci fossero uomini che attendono a questo ufficio
E allo stesso modo, senza l'operosa mano dell'uomo, non si caverebbero dai fianchi delle montagne le pietre necessarie ai nostri bisogni, e non si estrarrebbero dalle viscere della terra "il ferro, il rame, l'oro, l'argento, tesoro sepolto nel profondo"
E le case, che ci permettono di rintuzzare gli assalti del freddo e di alleviare le molestie del caldo, come avrebbero potuto essere fornite da principio al genere umano o di poi riparate, quando per violenza di tempesta o per terremoto o per vecchiezza fossero cadute in rovina, se la convivenza civile non avesse imparato a chiedere all'opera dell'uomo aiuto e soccorso contro tali accidenti? 14 Aggiungi gli acquedotti, i canali derivati dai fiumi, i sistemi d'irrigazione dei campi, le dighe alzate a riparo contro i flutti, i porti artificiali, tutte cose che noi non potremmo avere senza il lavoro dell'uomo
Da questi e di molti altri esempi appare evidente che quei frutti e quei vantaggi che si ritraggono dalle cose inanimate, noi non avremmo potuto in nessun modo averli senza l'operosa fatica dell'uomo
Infine, qual frutto o qual vantaggio si potrebbe ricavare dalle bestie, se non ci fossero uomini che prestano l'opera loro? Invero, coloro che trovarono per primi quale utile profitto può ritrarsi da ciascuna bestia, furono certamente uomini; e così oggi, senza l'opera dell'uomo, noi non potremmo né pascolarle, né domarle, né custodirle, né coglierne a tempo debito i frutti; e sono gli uomini ancora che uccidono le bestie dannose e catturano le utili
15 Perché dovrei enumerare le molte arti, senza le quali non sarebbe stata possibile nessuna forma di vita? Quale soccorso si potrebbe portare agl'infermi, qual gioia di vivere proverebbero i sani, quale sarebbe il nostro tenor di vita, se tante arti non fossero al nostro servizio e non ci recassero quei doni per cui la vita umana, affinata e incivilita, tanto discorda dal tenor delle bestie? Le città, poi, senza la convivenza umana, non si sarebbero potute né edificare né popolare; di qui la costituzione delle leggi e dei costumi; di qui l'equa ripartizione dei diritti e dei doveri, e una sicura norma di vita
Da tutto ciò, ne consegui la gentilezza degli animi e il rispetto reciproco
Onde avvenne che la vita fu più sicura, e noi, col dare e col ricevere, cioè con lo scambiarci a vicenda i nostri averi e i nostri poteri, non sentimmo mancanza di nulla
16 Mi sono dilungato su questo punto più del necessario
Infatti, chi c'è che non veda chiara e lampante la verità di quanto Panezio espone con tante parole, che, cioè, nessuno, né condottiero in guerra né uomo di Stato in pace, può compiere grandi ed utili imprese senza la cooperazione d'altri uomini? Egli ricorda Temistocle, Pericle, Ciro, Agesilao, Alessandro, affermando che essi, senza l'aiuto di altri uomini, non avrebbero potuto condurre a termine le loro grandi imprese
In cosa tanto evidente, non occorreva chiamar testimoni
Ma, d'altra parte, come si ottengono grandi vantaggi dalla concorde collaborazione degli uomini, così non c'è nessuna tanto esecrabile rovina che non provenga all'uomo dall'uomo
Vi è, sulla mortalità degli uomini, un libro di Dicearco, valente ed eloquente peripatetico, il quale, dopo aver raccolto tutte le cause accidentali, come alluvioni, pestilenze, rovine, anche improvvise irruzioni di bestie (il cui assalto stermina talvolta, com'egli informa, intere popolazioni), passa a dimostrare, per via di confronto, come l'impetuosa violenza degli uomini, cioè le guerre e le sedizioni, abbia menato ancor più larga strage fra gli uomini che non tutte quelle calamità naturali
17 Non c'è dunque il minimo dubbio che l'uomo può recare all'uomo, come i più grandi beni, così i più grandi mali; io credo perciò fermamente che la virtù abbia come suo particolare ufficio quello di conciliarsi l'animo degli uomini e di avvincerli a sé per i propri vantaggi
Pertanto, mentre alle arti manuali si assegna il compito di ritrarre dalle cose inanimate o dall'uso e dal governo delle bestie tutto ciò che può tornar utile alla vita umana, alla virtù e alla saggezza degli uomini grandi, invece, spetta il compito di stimolare negli altri uomini le loro naturali attitudini, pronte e disposte ad accrescere il benessere e la felicità comune
18 Invero, la virtù in generale si esplica press'a poco in tre forme: la prima consiste nel penetrare con la mente la pura e schietta essenza delle cose, le loro proprietà e i loro effetti, la loro origine e le loro cause; la seconda consiste nel frenare le turbolente passioni dell'animo, che i Greci chiamano pache e nel sottoporre all'impero della ragione gl'istinti, a cui quelli danno il nome di hormas; la terza consiste nel trattare con moderazione e con accorgimento coloro coi quali viviamo socialmente uniti, affinché, con la loro cooperazione, possiamo avere assai e d'avanzo quelle cose che la natura richiede, e affinché, col loro aiuto, possiamo respingere da noi le eventuali offese e prendere vendetta di coloro che tentino di farci del male, infliggendo ad essi quella giusta pena che l'equità e l'umanità comportano
19 Dirò fra poco quali sono le varie maniere con cui possiamo conquistare e conservare l'affetto degli uomini; ma prima mi conviene fare una breve osservazione
Chi non sa che la fortuna ha un gran potere tanto nelle prosperità, quanto nelle avversità della vita? In vero, quand'ella spira favorevole, noi giungiamo al porto desiderato; ma quand'ella si volge contraria, noi facciamo naufragio
Orbene, questa fortuna, per sé stessa, cioè senza il concorso dell'uomo, cagiona accidenti piuttosto rari, anzitutto per mezzo delle cose inanimate, come, per esempio, le procelle, le tempeste, i naufragi, le rovine, gl'incendi; poi per mezzo degli animali, come i colpi, i morsi, gli assalti; tutti casi, ripeto, piuttosto rari
20 Ma, per contro, gli stermini di eserciti, come recentemente di tre e nel passato di molti; le disfatte di capitani, come poco fa di un grande e insigne personaggio; inoltre gli odi della moltitudine, e, per effetto di questi, le frequenti espulsioni, le condanne, gli esili di benemeriti cittadini; e, all'opposto, le prosperità, gli onori, i comandi, le vittorie; per quanto, in tutti questi eventi, vi abbia gran parte la fortuna, tuttavia essi non possono compiersi, né propizi né avversi, senza le forze e le passioni dell'uomo
Chiarito bene questo punto, io devo ora spiegare in che modo noi possiamo risvegliare e allettare a nostro utile profitto i sentimenti e le inclinazioni degli uomini
E se il mio discorso parrà un po' troppo lungo, lo si confronti con la grandezza e con l'importanza dell'utilità: in tal modo esso parrà forse anche troppo breve
21 Tutti i servigi che gli uomini prestano a un uomo per dargli grandezza e splendore, li prestano o per mostrargli la loro benevolenza, quando, per qualche ragione, gli portano affetto, o per rendergli omaggio, quando ne ammirano la virtù e lo stimano degno dei più alti onori, o perché ripongono fiducia in lui e credono che egli ben provveda ai loro interessi, o perché ne temono la potenza, o all'incontro perché ne aspettano qualche vantaggio, come avviene quando i re e i demagoghi promettono qualche elargizione, o infine perché si lasciano guidare dalla speranza del lucro e della mercede; e questa purtroppo è la maniera più abietta e più vergognosa, sia per coloro che vi si lasciano prendere, sia per coloro che vi fanno ricorso
22 Gran brutta cosa, quando si cerca di ottenere col denaro ciò che si dovrebbe conseguire col solo merito
Ma, poiché qualche volta codesto espediente è pur necessario, dirò in qual modo vi si debba ricorrere, dopo che avrò parlato degli altri motivi che sono più vicini e più conformi alla virtù
[Ma c'è anche il caso che gli uomini si sottomettano senz'altro al volere e al potere di un altro uomo
Anche in questo caso i motivi impellenti sono parecchi: o l'intima benevolenza, non che la grandezza dei benefizi ricevuti, o l'eccellenza dell'altrui dignità, o la speranza di ricavare dalla propria sottomissione un gran vantaggio, o il timore d'esser costretti a obbedire per forza, o l'allettamento di una promessa o sperata elargizione, o, infine, come spesso accade nella nostra repubblica, l'aver venduto la propria coscienza
] 23 Ma il miglior modo, fra lutti, per proteggere e conservare il potere è quello di farsi amare, il peggiore è quello di farsi temere
Dice molto bene Ennio: «Odiano colui che temono; e a colui che odiano, imprecano la morte»! Proprio in questi giorni, si è visto chiaramente, se già prima non si fosse saputo, che nessuna potenza può resistere all'odio dei molti
E invero, non solo la morte di questo tiranno, che la nostra città, sopraffatta dalle sue armi, dove sopportare e al quale, ora che è morto, più che mai obbedisce, dimostra quanto sia fatale l'odio degli uomini, ma lo dimostra anche la fine non dissimile degli altri tiranni: quasi nessuno di essi scampò a un tal genere di morte
Cattivo custode è il timore per mantenere a lungo il potere; buona guardia è invece la benevolenza, anche per conservarlo finché dura la vita
24 Coloro che esercitano il loro comando su uomini sottomessi con la forza, adoprino pure severità e durezza, come fanno i padroni coi servi, se non c'è altro modo per tenerli a freno; ma coloro che, in un libero Stato, si circondano di terrore, commettono la più grande delle follie
Siano pur conculcate quanto si vuole le leggi dalla prepotenza di un uomo; sia pur soffocata quanto si vuole la libertà; tuttavia la libertà e le leggi una volta o l'altra rialzano il capo, o per via di tacite manifestazioni, o nel segreto dell'urna
Più mordente è l'amore della libertà perduta che non quello della libertà costantemente goduta
Atteniamoci, dunque, a questo principio, che ha la più vasta applicazione e che più d'ogni altro conferisce non solo all'incolumità, ma anche alla ricchezza e alla potenza: vada in bando il timore e resti saldo l'amore
Questa è la via più facile per raggiungere il nostro intento, sia nella vita privata, sia nella vita pubblica
Coloro che vogliono esser temuti, dovranno necessariamente temere appunto quelli ai quali ispirano timore
25 Qual tormentosa paura non dovette angustiare il famoso Dionisio il Vecchio, il quale, temendo i rasoi del barbiere, si bruciava da sé la barba con dei carboni accesi? E con quale angoscia dovette vivere Alessandro di Fere?' Costui, come si narra, pur amando oltre misura la sua sposa, Tebe, tuttavia, quando dal convito si recava nella camera di lei, voleva che un barbaro e, per giunta, tatuato all'uso dei Traci, lo precedesse con la spada sguainata; e mandava anche innanzi alcuni dei suoi sgherri perché rovistassero negli armadietti muliebri, cercando se per caso si nascondesse qualche arma tra le vesti
0 infelice, che stimava più fedele un barbaro marchiato a fuoco che non la propria consorte! E non s'ingannò davvero: ché proprio lei, per sospetto d'infedeltà, l'uccise
No, non c'è potenza d'impero che, premuta dal timore, possa resistere a lungo
26 Ne è testimone Falàride,' la cui crudeltà è rimasta sopra ogni altra famosa: costui non fu ucciso a tradimento, come quell'Alessandro di cui ho parlato ora, non cadde per mano di pochi, come questo nostro tiranno, ma tutto il popolo d'Agrigento si levò a furore contro di lui
E i Macedoni non abbandonarono forse Demetrio per passare tutti insieme dalla parte di Pirro? E gli Spartani, che esercitavano con tracotanza la loro supremazia, non furono abbandonati all'improvviso da quasi tutti gli alleati, che se ne stettero poi inerti spettatori della catastrofe di Leuttra? Parlando di tiranni, io prendo più volentieri gli esempi dalle vicende straniere che dalle nostre
Tuttavia, io non posso tacere che, finché l'impero del popolo romano si sostenne col ben fare e non col mal fare; finché le guerre si facevano o a difesa degli alleati o a conquista della supremazia, l'esito delle guerre era o ispirato da mitezza o imposto da necessità, e il senato era il porto e il rifugio di re, di popoli, di nazioni
I nostri magistrati e i nostri condottieri cercavano di conseguire la maggior gloria con un solo ed unico mezzo: proteggere gli alleati con giustizia e con lealtà
27 Sì che quello ben poteva chiamarsi patrocinio del mondo piuttosto che impero
Già da tempo questo antico ed eccellente sistema si logorava nelle nostre mani; dopo la vittoria di Silla, andò interamente perduto
Ogni maggiore iniquità commessa contro gli alleati cessò di apparir tale, dopo che tanta crudeltà si commise contro i cittadini
Con Silla, dunque, a un onesto proposito seguì una disonesta vittoria
Quando, piantata l'asta in mezzo al foro, egli vendeva i belli di uomini onesti e ricchi e, a ogni modo, cittadini, ebbe il coraggio di dire: «lo vendo il mio bottino»
Venne poi colui che, con empio proposito, dopo una ancor più scellerata vittoria, non confiscò i beni di singoli cittadini, ma coinvolse in un solo ed unico diritto di sciagura intere provincie e regioni
28 Travagliate e devastate le nazioni straniere, noi vedemmo, a riprova del perduto impero, portare nel mezzo del trionfo l'effigie di Marsiglia; vedemmo trionfare di una città, senza l'aiuto della quale i nostri generali non tornarono mai trionfatori dalle guerre transalpine
Molte altre infamie commesse contro gli alleati io potrei ricordare, se il sole avesse mai visto nulla di più scellerato che questa infamia
Giustamente, adunque, noi siamo percossi
Perché, se non avessimo lasciate impunite le scelleratezze di molti, non sarebbe mai pervenuta una cosi sfacciata licenza nel cuore di un sol uomo; il quale appunto lasciò in eredità il suo patrimonio domestico a pochi, ma le sue triste passioni a molti malvagi
29 E invero, non mancheranno mai cause e pretesti alle guerre civili, finché vi saranno uomini perversi che ricordano e sperano quell'asta sanguinosa
L'aveva brandita Publio Silla, quand'era dittatore un suo congiunto; e, trentasei anni dopo, lo stesso Publio Silla non rifuggì dal brandire un'asta ancor più scellerata
E quell'altro Silla, che in quella dittatura era stato semplice scrivano, in questa nuova dittatura fu questore urbano
Da ciò si deve comprendere che, col miraggio di tali premi, non verranno mai meno le guerre civili
Ecco perché rimangono in piedi soltanto i muri della nostra città, pur temendo ormai anch'essi l'estrema rovina; ma la repubblica, la nostra repubblica è interamente perduta
Ebbene, noi siamo piombati in tali sciagure (è tempo ormai di tornare all'argomento), appunto perché vogliamo esser temuti piuttosto che amati
Ma di questi malanni poterono accadere al popolo romano per colpa di un'ingiusta dominazione, che cosa non dovranno aspettarsi i singoli cittadini? Ora, essendo chiaro e manifesto che grande è la forza della benevolenza e assai piccola quella del timore, resta a vedere con quali mezzi noi possiamo più facilmente conseguire quell'affetto a cui aspiriamo, formato su la stima e su la fiducia
30 Ma di quest'affetto non tutti ne abbiamo bisogno in egual misura: ciascuno, in armonia col suo tenor di vita, deve risolvere se gli occorra l'amore di molti o gli basti l'amore di pochi
Resti dunque ben fermo questo supremo e assoluto principio: aver la fedele e sicura dimestichezza di amici che ci amino di cuore e che ci tengano in grande stima
Questa e certamente fra tutte la sola cosa che non comporta differenza tra gli uomini grandi e gli uomini modesti: gli uni e gli altri hanno bisogno di procurarsi l'amicizia quasi nella stessa misura
31 Forse non tutti hanno bisogno in egual modo dell'onore, della gloria e della benevolenza dei loro concittadini; ma tuttavia, e uno è largamente provvisto di questi beni, essi gli sono di non piccolo aiuto per procurarsi, oltre le altre cose, anche le buone amicizie
Ma dell'amicizia noi abbiamo già parlato in un altro libro, che s'intitola Lelio
Parliamo, ora, della gloria, sebbene anche su quest'argomento ci siano due miei libri; ma giova dame qui un breve cenno, dal momento che la gloria è di grandissimo aiuto nel compimento delle maggiori imprese
La suprema e perfetta gloria, dunque, si afferma quando si adempiono queste tre condizioni: se la moltitudine ci porta amore; se ripone in noi fiducia; se, professandoci una particolare ammirazione, ci stima degni dei più alti onori
Ora, questi buoni sentimenti, per parlar semplice e breve, noi possiamo inspirarli alla moltitudine quasi con gli stessi mezzi con cui li inspiriamo alle singole persone
Ma c'è anche un altro modo che ci consente di accostarci alla moltitudine e di riversarci, per così dire, nell'animo di tutti quanti
32 Ebbene, di quelle tre condizioni che ho detto ora, vediamo, anzitutto, in qual modo possiamo conseguire la prima, cioè la benevolenza
Questa, per l'appunto, la si acquista principalmente coi benefici; in secondo luogo la si inspira pur con la sola volontà di far del bene, anche se per caso i mezzi non corrispondono al bisogno; ma un grande e fervido amore si desta nella moltitudine anche solo con la fama e con la reputazione di liberalità, di beneficenza, di giustizia, di lealtà, e insomma di tutte quelle doti che riguardano la mitezza dei costumi e la gentilezza dell'animo
In verità, quella mirabile essenza, che noi chiamiamo onestà e decoro, ci affascina per virtù propria; commuove l'animo di tutti con la sua intima bellezza e col suo nobile aspetto; e sopra tutto s'irradia, per così dire, da quelle virtù che io ho illustrate altrove ad una ad una
Appunto per queste ragioni la natura stessa ci costringe ad amare coloro nei quali crediamo che quelle virtù siano riposte
Queste, dunque, sono le fonti principali che alimentano la benevolenza; ma ve ne possono essere anche altre di minore importanza
33 Per conquistare poi l'altrui fiducia, bisogna dar prova di possedere congiunte due virtù: la prudenza e la giustizia
In verità, noi abbiamo fiducia in coloro che stimiamo più intelligenti di noi e che crediamo capaci non solo di prevedere il futuro, ma anche di trarsi d'impaccio, prendendo consiglio dalle circostanze, quando l'azione è in atto e la decisione incalza
Questa infatti è, nel concetto degli uomini, la vera ed utile prudenza
Ma negli uomini giusti e leali, cioè nei veri galantuomini, si ripone tanta fiducia che non si sospetta in loro neppur l'ombra della frode e dell'ingiustizia
Ecco perché noi con tranquilla e sicura coscienza affidiamo a costoro la nostra salvezza, le nostre fortune, i nostri figlioli
34 Ebbene, di queste due virtù, allo scopo di ispirar fiducia, ha maggior efficacia la giustizia, perché la giustizia, anche senza la prudenza, ha sufficiente prestigio, ma la prudenza, senza la giustizia, non ha alcun valore, allo scopo, s'intende, d'ispirar fiducia
Infatti, quanto più uno è astuto e scaltro, tanto più è malvisto e sospetto, se non gode reputazione di uomo onesto
Per questa ragione la giustizia, accoppiata all'intelligenza, avrà tutta la forza che vorrà, allo scopo, ripeto, di ispirar fiducia: giustizia, senza prudenza, avrà ancora molto potere; prudenza, senza giustizia, non avrà più alcun valore
35 Qualcuno potrebbe stupirsi del fatto che, mentre tutti i filosofi sono concordi nell'affermare (e anch'io l'ho dichiarato più volte nei miei ragionamenti) che chi possiede una virtù, le possiede tutte, ora io le separo l'una dall'altra, come se un uomo potesse esse giusto senz'essere anche prudente; se non che altra è la precisione che si adopera quando, in una discussione filosofica, si ricerca sottilmente la verità in sé stessa, e altra è quella che si adopera quando tutto il discorso deve conformarsi all'opinione e al senso comune
Ecco perché io, in questo momento, parlando come parla il volgo, affermo che alcuni uomini sono forti, altri sono giusti, altri sono prudenti
Dobbiamo far uso di un linguaggio popolare e comune, quando parliamo dell'opinione del popolo
E così ha fatto anche Panezio
' Ma torniamo al nostro argomento
36 Ho detto poc'anzi che, delle tre condizioni necessarie al conseguimento della gloria, la terza si adempie quando gli uomini, professandoci la loro ammirazione, ci stimano degni dei più alti onori
Ebbene, gli uomini ammirano generalmente tutte quelle qualità che ai loro occhi appaiono grandi e straordinarie; ma riservano la loro particolare ammirazione a quelle buone qualità che, inaspettate e insospettate, si rivelano nelle singole persone
Pertanto, essi guardano reverenti e innalzano al cielo quegli uomini nei quali credono di scorgere certe eminenti e singolari virtù; guardano invece dall'alto al basso e tengono in gran dispregio coloro nei quali, secondo la loro opinione, non c'è ombra né di valore
né di coraggio, né di energia
Perché essi non disprezzano già tutti coloro dei quali fanno mala stima
Infatti, quelli che, a loro giudizio, sono malvagi, maledici, fraudolenti e pronti a fare oltraggio, essi non li disprezzano affatto; eppure ne fanno mala stima
Perciò, come ho detto ora, sono oggetto di disprezzo soltanto coloro che, come suol dirsi, non sono buoni «né per sé né per gli altri», coloro, cioè, che non hanno nessun amore al lavoro, nessuna attività operosa, nessun interesse per nulla
37 Sono invece grandemente ammirati quelli che, nel comune giudizio, vanno innanzi agli altri per valore e che sono puri e netti d'ogni bruttura morale, come anche di quelle debolezze alle quali gli altri uomini non sanno facilmente resistere
In verità, i piaceri, lusinghevoli tiranni, distolgono e sviano dalla virtù l'animo della maggior parte; e quando avanzano le fiaccole del dolore, i più si sgomentano oltre misura; la vita e la morte, le ricchezze e la povertà turbano profondamente tutti gli uomini
Ma quando si vede che alcuni, dotati di animo nobile e grande, disprezzano tutte quelle cose, indifferenti alla gioia e al dolore, e se si offre loro qualche onorevole e gloriosa impresa, a quella si volgono e si consacrano con tutto l'ardore, chi, allora, non ammira lo splendore e la bellezza della virtù? 38 Ora, questo superbo e nobile disprezzo suscita grande ammirazione; ma sopra tutto la giustizia, virtù che basta da sola a definire il galantuomo, appare straordinariamente meravigliosa alla moltitudine
E non a torto
Non può essere giusto chi teme la morte, il dolore, l'esilio, la povertà; non può essere giusto chi antepone il contrario di queste cose alla giustizia
Ma specialmente si ammira colui che non si lascia corrompere dal denaro
Se in un uomo riscontriamo questa virtù, lo giudichiamo saggiato a prova di fuoco
Quelle tre condizioni pertanto, che, come ho detto innanzi, sono il presupposto della gloria, la giustizia le riassume e le adempie tutte: la benevolenza, perché vuol giovare a quanti più è possibile; la fiducia, per la stessa ragione; l'ammirazione, perché trascura e disprezza quelle cose alle quali i più sono trascinati da impetuoso e irresistibile desiderio
39 Io credo che ogni maniera e ogni ordine di vita abbia bisogno dell'aiuto degli uomini, e soprattutto d'aver qualcuno con cui intrattenersi e discorrere familiarmente: cosa assai difficile se tu non hai l'aspetto di galantuomo
Perciò, anche un uomo solitario e che viva in campagna ha necessità d'una riputazione di giustizia; e tanto più perché, senza di quella, sprovvisto com'è d'ogni difesa, sarebbe facile bersaglio di molte offese
40 Ma non basta
Anche coloro che vendono e comprano, che danno e prendono in affitto; coloro, insomma, che s'ingolfano negli affari, hanno necessità di giustizia per sbrigare le loro faccende
Ed è così grande il potere della giustizia che perfino coloro che si pascono di misfatti e di scelleratezze non possono vivere senza almeno un'ombra di giustizia
Difatti, se uno rubasse o rapisse qualche cosa a un suo compagno di brigantaggio, costui perderebbe il suo posto anche nella banda; e un capo di pirati, se non ripartisse equamente la preda, sarebbe ucciso o abbandonato dai suoi compagni
Dicono anzi che pur tra i ladroni vi siano leggi da osservare e da rispettare
Appunto per l'equa ripartizione della preda, Bàrduli, il brigante illirico di cui parla Teopompo, ebbe grande potenza; e molto più grande ancora l'ebbe il lusitano Viriato, dinanzi al quale dovettero cedere i nostri eserciti e i nostri capitani, finché Gaio Lelio, soprannominato il Sapiente, quand'era pretore, lo fiaccò e lo vinse, rintuzzando quella sua selvaggia fierezza in modo da lasciare ai suoi successori una facile guerra
Ora, se la giustizia ha sì gran potere che rinforza e rinsalda la potenza perfino dei ladroni, quale e quanto non dovrà essere il poter suo tra le leggi e i tribunali e, insomma, in una bene ordinata repubblica? La via più facile e più sicura per parer quello che siamo, consiste appunto nell'essere quello che vogliamo parere; giova tuttavia dar qualche consiglio
Se qualcuno, fin dalla prima giovinezza, ha qualche titolo alla celebrità e alla gloria, o ricevuto dal padre (come credo sia toccato a te, figliuol mio), o per qualche fortunato evento, costui attira su di sé gli occhi di tutti; si scrutano attentamente le sue azioni e il suo tenore di vita, e, come se egli vivesse nella piena luce del sole, nessun detto e nessun atto di lui può restare nell'ombra
45 Ma quelli la cui fanciullezza, per l'umiltà e l'oscurità dei natali, passa ignorata e inosservata, non appena entrano nell'adolescenza, devono proporsi una nobile meta e tendere ad essa con fermo e costante proposito
E lo faranno con tanto più animoso coraggio, perché a quell'età non solo non si porta nessuna invidia, ma anzi si presta largo favore
Ora, per un giovane, il primo passo verso la gloria è quello d'i farsi onore nelle imprese militari
In questo genere di gloria molti si segnalarono al tempo dei nostri padri: ché allora s'era quasi sempre in guerra
Ma la tua adolescenza si imbatté in una guerra in cui, se una parte si macchiò di troppa infamia, l'altra ebbe troppo poca fortuna
Ciononostante tu, in questa guerra, avuto da Pompeo il comando di uno squadrone, ti procacciasti molta lode sia da quel sommo capitano, sia da tutto l'esercito, combattendo a cavallo, lanciando dardi, sopportando tutte le fatiche della guerra
È ben vero che quella tua gloria cadde insieme con la repubblica; ma io ho intrapreso questo discorso non soltanto per te, ma in generale per tutti
Ritorniamo perciò al nostro argomento
46 Come le opere dello spirito sono per ogni rispetto superiori a quelle del corpo, così quelle cose che noi ci studiamo di ottenere con l'intelletto e con la ragione incontrano maggior favore di quelle che le compiono con le sole forze fisiche
Il primo passo, dunque, verso la gloria muove dalla temperanza, dall'amor filiale e dall'affetto verso i congiunti; ma la via più facile e più sicura che conduce i giovani a rivelar sé stessi, è quella di affidarsi a illustri e sapienti personaggi, assertori e promotori del pubblico bene
Se frequentano assiduamente la loro compagnia, infondono nel popolo la persuasione che essi riusciranno in tutto simili a coloro che si sono proposti per modelli
47 La casa di Publio Mucio raccomandò la giovinezza di Publio Rutilio alla reputazione d'integrità morale e di sapienza giuridica
Fa eccezione alla regola Lucio Crasso, il quale, giovanissimo ancora, non cercò a prestito da altri, ma si procacciò da sé stesso la più alta lode con quel celebrato e glorioso atto d'accusa
In quell'età in cui coloro che studiano e si esercitano nell'arte del dire sono comunemente oggetto di lode, come sappiamo che fu per Demostene,' in quell'età appunto Lucio Crasso mostrò di saper già fare a meraviglia nel foro quello che egli poteva ancora studiare con lode nel segreto della sua casa
Vi sono due specie di discorso: il familiare e l'oratorio; ma non c'è dubbio che l'oratorio (quello appunto che noi chiamiamo eloquenza), ha maggior efficacia per l'acquisto della gloria
Pur tuttavia e straordinariamente grande il fascino che esercitano sugli animi anche la cortesia e l'affabilità del parlar familiare
Ci restano lettere di Filippo ad Alessandro, di Antìpatro a Cassandro e di Antigono a Filippo (tre uomini, com'è noto, di gran saggezza), nelle quali i padri raccomandano ai figli di conciliarsi la benevolenza della moltitudine con amorevole linguaggio, e di ammansire l'animo dei soldati rivolgendo loro lusinghiere parole
Se non che un discorso appassionato e veemente che si tenga in pubblico suscita spesso l'entusiasmo di un'intera moltitudine
Grande ammirazione desta colui che parla con facondia e con sapienza, infondendo negli uditori la persuasione ch'egli sia più intelligente e più sapiente degli altri; se poi il discorso ha in sé elevatezza e moderazione a un tempo, non si può immaginare cosa più ammirevole, soprattutto se queste doti si riscontrano in un giovane
49 Ora, vi sono più specie di cause che richiedono eloquenza, e molti giovani, nella nostra repubblica, hanno acquistato gloria parlando davanti ai giudici, davanti al popolo, davanti al senato; la più grande ammirazione si conquista tuttavia nelle cause forensi
E queste sono di due sorte: l'una consiste nell'accusare, l'altra nel difendere
Fra di esse, la difesa procura certamente più onore; ma anche l'accusa ottiene assai spesso gran lode
Ho ricordato poc'anzi Crasso; ebbene, come Crasso, fece, ancor giovane, Marco Antonio
Anche l'eloquenza di Publio Sulpicio sfolgorò in un'accusa, quando chiamò in giudizio un sedizioso e pernicioso cittadino, Gaio Norbano
50 Quest'atto però non si deve compiere troppo spesso, ma soltanto o nell'interesse dello Stato, come fecero i sopraddetti oratori, o per giusta vendetta, come fecero i due Luculli, o per legittimo patrocinio, come feci io in favore dei Siculi e come fece Giulio Strabone, nel processo d'Albucio, in favore dei Sardi
Anche il valore di Lucio Fufio si rivelò intero nell'accusare Manio Aquilio
' Una sol volta, dunque, si accusi o, almeno, non troppo spesso
Ma se c'è qualcuno che debba farlo più volte, renda pure un tal servigio alla patria: punire più volte i nemici della patria non merita biasimo; ma ci vuol discrezione
Perché si passa da uomini crudeli, o, piuttosto, da uomini disumani, mettendo a repentaglio la vita e l'onore di molti
Colui che fa questo, non solo mette in pericolo sé stesso, ma anche contamina la sua riputazione, attirandosi la triste nomea di accusatore di mestiere: infamia che toccò a Marco Bruto, nato da nobile schiatta, figlio di colui che fu primo fra tutti nel diritto civile
51 Dobbiamo inoltre osservare scrupolosamente questo precetto morale: non trascinare mai un innocente in un giudizio capitale
Una simile azione non può assolutamente compiersi senza una scellerata perfidia
In verità, quale opera più disumana di questa: volgere a danno e a rovina dei buoni quella eloquenza che la natura ci diede per la difesa e per la salvezza degli uomini? E tuttavia, se dobbiamo fuggire questo eccesso, noli dobbiamo però farci scrupolo di difendere talvolta un colpevole, purché non si tratti di uno scellerato e di un empio: lo esige il popolo, lo permette la consuetudine, lo richiede anche il sentimento umano
Il giudice, nelle cause, deve perseguire sempre la verità; il patrono può sostenere talvolta il verosimile, anche se non è del tutto vero
lo non oserei scrivere quelle cose, specialmente trattando di principi filosofici, e non sostenesse la medesima opinione Panezio,' il più austero degli Stoici
Ma soprattutto in virtù delle difese si acquistano gloria e favore, e tanto più grandi, quando ci venga fatto di portare aiuto a qualcuno che ci sembri assediato e sopraffatto dalle forze di un potente; come ho fatto tante volte io in altri tempi, ma specialmente quando, ancor giovane, difesi Sesto Roscio Amerino contro la tirannica potenza di Lucio Silla; e questa orazione, come tu sai, resta tuttora
52 Esposti i doveri che i giovani devono adempiere per conseguir la gloria, veniamo ora a parlare della beneficenza e della liberalità
Questa virtù si esercita in due modi: ché si può far del bene a chi ne ha bisogno o con l'opera o col denaro
Più facile è il secondo modo, specialmente per chi è ricco; ma il primo è più bello, più splendido e più degno di un uomo nobile e virtuoso
Nell'uno e nell'altro modo, invero, c'è una generosa volontà di far del bene; se non che, l'uno attinge dal forziere, l'altro dalla virtù; e le larghezze che si fanno a spese del patrimonio inaridiscono la fonte stessa della liberalità
Così la liberalità uccide la liberalità: più persone avrai beneficato e meno ne potrai beneficare
53 Ma coloro che saranno benefici e liberali con l'opera, cioè con la virtù e con l'ingegno, in primo luogo, più persone aiutano e più collaboratori avranno nel fare il bene; poi, per la consuetudine della beneficenza, saranno più pronti e, per così dire, più alienati a ben meritare di molti
Egregiamente Filippo, in una sua lettera, rimprovera il figlio Alessandro perché cercava d'acquistarsi la benevolenza dei Macedoni col donar largamente
«Quale cattiva idea t'ha indotto a codesta speranza? Credere che ti saranno fedeli quelli che tu hai corrotto col denaro? 0 ti adoperi forse perché i Macedoni sperino di trovare un giorno in te non il loro sovrano, ma il loro dispensiere e il loro fornitore?» Ben detto «dispensiere e fornitore», perché la cosa fa vergogna a un sovrano; ma meglio ancora quando dice che il donar largamente è «corruzione»
Infatti, chi riceve, diventa peggiore, e sempre più disposto ad aspettar dell'altro
54 Questo precetto, Filippo lo dava al suo figliolo, ma noi immaginiamolo come dato a tutti
Non c'è dubbio, dunque, che quella generosità che consta di fervido e operoso zelo è più onorevole, si esercita su più vasto campo e può giovare a un maggior numero di persone; qualche volta, però, bisogna pur largheggiare col denaro
Questa specie di generosità non è da rigettarsi del tutto; anzi, spesso, conviene far parte del proprio patrimonio a persone dabbene, che si trovino in grande bisogno; sempre però con discrezione e con misura: ché molti, a furia d'inconsulte largizioni, sperperano il loro patrimonio
E che cosa c'è di più stolto che far di tutto per non poter fare più a lungo quello che si fa volentieri? Ma c'è di peggio: spesso alle elargizioni tengono dietro le estorsioni: giacché, quando gli uomini, per il troppo dare, sentono il morso del bisogno, devono per forza metter le mani negli averi altrui
Così, mentre vogliono esser benefici per acquistarsi benevolenza, non ottengono tanto affetto da coloro a cui diedero, quanto odio da coloro a cui tolsero
55 Concludendo: tu non devi chiudere il tuo forziere in modo che la generosità non possa aprirlo, né schiuderlo in modo che sia aperto a tutti: ci vuol discrezione, e questa commisurata alle tue sostanze
Insomma, noi dobbiamo tener bene in mente ciò che, ripetuto tante volte dai nostri antichi, è passato in proverbio: «La prodigalità è un pozzo senza fondo»
Invero, qual misura può esserci, quando, chi ha avuto, vuol avere ancora, e chi non ha avuto, vuol avere anch'esso? Due sono le specie dei donatori: i prodighi e i liberali
Prodighi sono quelli che, con pubblici banchetti, con distribuzioni di carni
, con spettacoli di gladiatori e con l'allestimento di rappresentazioni sceniche o di combattimenti di fiere, profondono tesori in cose che lasceranno un breve ricordo, o non ne lasceranno alcuno
Liberali, invece, sono quelli che, con le proprie sostanze, o riscattano persone catturate dai predoni, o si accollano i debiti degli amici, o li aiutano nel collocar le figliole, o li sovvengono nell'acquistare o nell'aumentare il loro patrimonio
56 Mi domando perciò stupito che diamine sia venuto in mente a Teofrasto in quel libro che egli scrisse sulla ricchezza
In questo libro, tra molte cose belle e buone, ce n'è una fuor di proposito: egli si diffonde un po' troppo nel lodare la sfarzosa magnificenza degli spettacoli popolari, credendo che l'allestimento di così dispendiose feste sia il maggior frutto della ricchezza
Io credo invece che sia molto più grande e più sicuro il frutto di quella liberalità della quale ho già dato qualche esempio
Con quanta maggior serietà e verità ci rimprovera Aristotele, perché non deploriamo abbastanza tutti quegli sperperi di denaro, che si fanno per lusingare e adescare il popolo! Egli dice: «Se gli abitanti d'una città assediata fossero costretti a comprare un quartuccio d'acqua per cento dramme, la cosa dapprima ci parrebbe incredibile e faremmo tutti le più gran meraviglie; poi, ripensandoci su, perdoneremmo alla necessità; mentre invece, davanti a questi enormi sprechi e a queste smisurate spese, noi non ce ne meravigliamo troppo, con tutto che in tal modo non si provveda ad alcuna necessità e non si accresca la dignità del donatore
Anche quel gran diletto della moltitudine è breve e passeggero, e per di più lo prova la gente più volgare e meschina; e anche in essa tuttavia, al colmo della sazietà, muore anche il ricordo del piacere»
57 E felicemente conclude: «Queste cose sono gradite ai fanciulli, alle donnicciole, ai servi e a quegli uomini liberi che hanno stretta somiglianza coi servi; ma non possono piacere in alcun modo all'uomo serio, che giudica con sicuro criterio gli eventi»
Del resto, io non ignoro che, nella nostra città, fin dal buon tempo antico, invalse l'uso di pretendere che i migliori cittadini esercitassero splendidamente l'ufficio di edili
Ecco perché Publio Crasso, ricco di nome e di fatto, adempì il suo ufficio di edile col massimo splendore; e, poco dopo, Lucio Crasso, insieme con Quinto Mucio, uomo quant'altri mai moderato, esercitò la sua edilità con grandiosa magnificenza; poi Gaio Claudio, figlio di Appio; poi molti altri: i Luculli,' Ortensío, Silano
Ma Publio Lentulo, durante il mio consolato, superò tutti i suoi predecessori
Ne imitò l'esempio Marco Scauro
Magnifici poi sopra tutti furono gli spettacoli che il nostro Pompeo diede al popolo nel suo secondo consolato
Ma in tutte queste cose, quale sia il mio pensiero, tu lo vedi da te
58 Bisogna per altro evitare anche il sospetto di avarizia
Al ricchissimo Mamerco il rifiuto dell'edilità costò la sconfitta nelle elezioni consolari
Perciò, quando il popolo reclama un'elargizione (i buoni cittadini, anche se non la desiderano, tuttavia l'approvano), bisogna concederla, ma sempre in proporzione dei propri averi, come ho fatto anch'io; e tanto più bisogna concederla quando, in tal modo, si acquista una cosa molto importante ed utile, come, or non è molto, i banchetti imbanditi lungo le strade, a titolo di decima, fruttarono grande onore a Oreste
Né pure a Marco Seio s'imputò a biasimo il fatto che, in tempo di carestia, vendé al popolo il grano a un asse il moggio: egli si liberò cosi da un grande e antico odio popolare con una spesa né indecorosa (egli era appunto edile), né troppo grave
Ma un altissimo onore s'acquistò, or non è molto, il nostro Milone, il quale, per la salvezza della patria che dipendeva tutta dalla mia salvezza, assoldò dei gladiatori per rintuzzare tutti i furibondi assalti di Publio Clodio
59 Causa delle largizioni dev'essere, dunque, o la necessità o l'utilità
E nel mandarle a effetto, la regola migliore è sempre la giusta misura
Lucio Filippo, figlio di Quinto, uomo di grande ingegno e di chiarissima fama, era solito vantarsi d'aver conseguito tutti i più alti e splendidi onori, senza pagare alcun tributo al popolo
Altrettanto dicevano Cotta e Curione
Anch'io posso in qualche modo gloriarmi della stessa cosa: se si tiene conto della grandezza degli onori che ho ottenuti a pieni voti, proprio nell'anno stabilito dalla legge (sorte che non toccò a nessuno di coloro che ho nominati or ora), la carica di edile mi costò ben poco
60 Ma ci sono ancora altre spese assai più degne: quelle appunto che si sostengono per opere di pubblica utilità, come le mura, gli arsenali, i porti, gli acquedotti
È ben vero che quello che si dà lì per lì, e quasi alla mano, riesce più gradito; ma queste opere pubbliche ci acquistano maggior favore per l'avvenire
Quanto ai teatri, ai portici, ai templi nuovi, io, per un riguardo a Pompeo, li biasimo con una certa riluttanza; ma è sicuro che i più illustri filosofi non li approvano, come non li approva né il nostro Panezio, che io, in questi libri, ho seguito da vicino, senza però tradurlo, né Demetrio Falèreo, ` il quale biasima perfino Pericle, il più grande dei Greci, per aver profuso tanto denaro in quei magnifici Propilèi
Ma di tutta questa materia io ho trattato diffusamente nei miei libri sulla Repubblica
Concludo: tutto il sistema delle largizioni, come principio generale, è manchevole, ma all'atto pratico e in certe circostanze, è necessario; tuttavia, anche in questi casi esso deve adeguarsi all'entità dei mezzi e osservare la legge della giusta misura
61 Quanto a quell'altra maniera di largheggiare, che nasce dalla liberalità, è chiaro che noi non dobbiamo comportarci allo stesso modo nelle diverse circostanze
Altra è la condizione di colui che è oppresso dalla sventura, e altra è quella di colui che, pur non avendo la fortuna contraria, vuol migliorare il proprio stato
62 La liberalità dovrà svolgersi più pronta e più sollecita verso gli sventurati, salvo che essi non siano degni della loro sventura
Tuttavia, con quelli che chiedono il nostro aiuto, non già per non cadere nell'estrema rovina, ma per salire più in alto, noi non dobbiamo essere assolutamente gretti e avari; ma piuttosto dobbiamo usare la più accorta diligenza nella scelta dei meritevoli
Egregiamente dice Ennio: «Benefici mal collocati, io li giudico malefici»
63 Ma quando si fa del bene a un uomo onesto e riconoscente, doppio frutto se ne ricava: da lui e anche dagli altri
Perché la liberalità, usata con giusto criterio, acquista gran favore, e i più la lodano con tanto maggior entusiasmo, in quanto la bontà dei più grandi cittadini è un comune rifugio aperto a tutti
Dobbiamo dunque studiarci di rendere a quanti più è possibile tali benefizi che se ne trasmetta il ricordo ai figli e ai figli dei figli, si che questi non possano sottrarsi al dovere della gratitudine
Invero, tutti odiano l'ingrato, pensando che l'ingratitudine, in quanto scoraggia la liberalità, sia un'offesa fatta anche a loro, e che l'ingrato sia il comune nemico dei poveri e degli umili
Ma c'è un'altra liberalità che torna utile anche allo Stato: riscattare i prigionieri dalla schiavitù e sollevare i poveri dalla miseria
E appunto questa nobile larghezza fu generalmente praticata dal nostro ordine senatorio, come vediamo ampiamente dimostrato in un'orazione di Crasso
Ora, questa consuetudine di generosità, io l'antepongo di gran lunga all'allestimento dei pubblici spettacoli: quella è propria di uomini autorevoli e grandi, questa invece è propria d'una sorta di adulatori, i quali, con l'esca del piacere, solleticano, per così dire, i bassi istinti del popolo
64 Come nel dare conviene essere splendidi, così nell'esigere il nostro giova non esser troppo rigidi; anzi, in ogni sorta d'affari, nel vendere e nel comprare, nel prendere e nel dare in affitto, nei rapporti di vicinato e di confini, dobbiamo essere giusti e remissivi, cedendo molto, e a molti, del nostro diritto, e rifuggendo dalle liti, quanto è possibile e forse anche un po' più del possibile
Rinunziare talvolta un poco al proprio diritto, è un atto non solo generoso, ma spesso anche vantaggioso
Certo, bisogna avere molta cura del proprio patrimonio (e gran vergogna lasciarlo andar in malora), ma bisogna fare in modo che sia lontano da noi il sospetto di meschinità e d'avarizia
Saper esercitare la liberalità, senza spogliarsi del patrimonio, è senza dubbio il maggior frutto e il maggior godimento del denaro
Giustamente Teofrasto loda anche l'ospitalità
Sì, è molto bello, a parer mio, che le case degli uomini illustri siano aperte ad ospiti illustri; torna, anzi, a onor dello Stato che i forestieri nella nostra città godano largamente di questa specie di liberalità
Ed è anche molto utile a coloro che vogliono acquistare onestamente molto potere, procurarsi credito e favore presso gli stranieri trattando generosamente gli ospiti loro
Racconta Teofrasto che Cimone,' in Atene, era ospitale anche verso i suoi compaesani di Lacio: egli aveva dato tali istruzioni e tali ordini ai suoi castaldi che, qualunque Lacìade capitasse alla sua villa, era servito di tutto il suo bisogno
Quei benefizi che noi facciamo, non col donar largamente, ma col prestar l'opera nostra, tornano a vantaggio, ora di tutto lo Stato, ora dei singoli cittadini
In verità, il dar consiglio, tutela, aiuto con la scienza del diritto al maggior numero di persone, conferisce grandemente ad aumentare la nostra potenza e il nostro prestigio
Ecco perché, tra le più nobili istituzioni dei nostri padri, c'era anche questa nobilissima, che la conoscenza e l'interpretazione del nostro cosi bene ordinato diritto civile fu sempre tenuto in altissimo onore
E appunto questa conoscenza e questa interpretazione fu patrimonio e privilegio dei principali cittadini, avanti lo sconvolgimento di questi nostri tempi
Oggi, come i pubblici onori, come tutti i gradi della dignità, così anche lo splendore di questa dottrina si è spento; e, per suprema vergogna, questo evento s'è compiuto proprio nel tempo in cui viveva un uomo che, pari ai suoi predecessori per dignità civile, li superava di gran lunga tutti per sapienza giuridica
Questa particolare assistenza, dunque, è mirabilmente opportuna ad acquistarci il favore e a conciliarci l'affetto degli uomini col vincolo del beneficio
66 Con la scienza del diritto confina l'arte del dire, più efficace, più affascinante, più splendida
Invero, che cosa c'è che superi l'eloquenza, sia per l'ammirazione che desta in chi ascolta, sia per la speranza che infonde in chi ne ha bisogno, sia per la gratitudine che suscita in chi è stato difeso? Giustamente i nostri padri assegnarono alla eloquenza il posto d'onore fra le arti della pace
Un uomo eloquente, che non si sottragga alla fatica e che, secondo l'usanza degli avi, difenda di buon grado e senza compenso le cause di molti, ha davanti a sé un vasto campo per beneficare e per proteggere
67 L'argomento mi suggerirebbe di deplorare ancora una volta la decadenza, per non dire la morte, della eloquenza; ma temo che il mio lamento possa sembrar dettato da un mio personale rancore
Del resto, è chiaro come la luce: scomparsi i grandi oratori, pochi lasciano sperare bene di sé, ancor più pochi hanno vere attitudini, molti, troppi rivelano temerità e sfrontatezza
È vero che non tutti, anzi neppur molti, possono essere buoni giureconsulti o buoni oratori, ma è anche vero che si può far del bene a molti con l'opera, chiedendo per loro benefizi e favori, raccomandandoli ai giudici o ai magistrati, vegliando sui loro privati interessi, sollecitando per loro l'assistenza dei giureconsulti e degli avvocati
Coloro che seguono questa via, ottengono moltissimo favore, e hanno aperto davanti a sé un vastissimo campo di attività benefica
68 E non c'è bisogno di ammonirli, tanto la cosa è evidente, di star bene attenti che, per voler giovare ad alcuni, non abbiano a nuocere ad altri
Spesso offendono, o quelli che non dovrebbero, o quelli che non converrebbe: se lo fanno inavvertitamente, è segno di negligenza, se consapevolmente, di leggerezza
Anzi, se tu, tuo malgrado, offendi qualcuno, devi scusarti con lui nel miglior modo possibile, mostrandogli che sei stato costretto a far così e che non potevi fare altrimenti; e anche dovrai compensarlo del torto o del danno patito, con ogni altra sorta di favori e di servigi
69 Di solito, nel beneficare il prossimo, si guarda o al carattere o alla fortuna; ma, a parole, non c'è nessuno che non dica (costa così poco il dirlo) che lui, nel collocare i benefizi, non guarda alla fortuna, bensì al carattere
Onesto parlare in vero; ma poi chi c'è, di grazia, che, nell'atto di prestar l'opera sua, non anteponga il favore di un uomo fortunato e potente alla causa di un uomo povero, se pure ottimo? In generale, la nostra volontà è più ben disposta verso colui dal quale speriamo più pronta e più rapida la ricompensa
Se non che bisogna considerare più attentamente la vera essenza delle cose
Senza dubbio quel povero bisognoso, se è un galantuomo, anche se non può ricambiare il benefizio, può certamente serbar gratitudine
Disse bene colui che disse: «Chi ha denaro in prestito, finché l'ha, non l'ha reso, e quando l'ha reso, non l'ha più; la gratitudine, invece, è tal moneta che, chi la rende, l'ha ancora, e chi l'ha ancora, la rende»
All'opposto, coloro che si credono ricchi, onorati, prediletti dalla fortuna, non vogliono neppur sentirsi obbligati da un benefizio ricevuto; credono, anzi, di fare essi un benefizio nell'atto stesso che ne ricevono uno, per quanto grande; e anche sospettano che ci sia sotto un secondo fine, o una richiesta o una speranza di favori; il far ricorso, poi, all'altrui protezione o il passar per clienti, questo li sgomenta più della morte
70 Al contrario, quel poveretto, qualunque benefizio riceva, crede che l'autore di esso abbia guardato non già alla sua fortuna, ma alla sua persona; si studia perciò di mostrarsi grato e amorevole non solo verso chi l'ha beneficato, ma anche, poiché ha bisogno di molti, verso tutti coloro da cui si ripromette del bene; e invero, se per caso gli vien fatto di rendere al suo benefattore un servigio, non esalta l'opera sua, ma anzi l'attenua
Ma c'è anche un'altra considerazione da fare: se tu difendi un uomo ricco e fortunato, la riconoscenza perdura in lui solo o, tutt'al più, nei suoi figli; ma se tu difendi un uomo povero e bisognoso, che per altro sia onesto e modesto, tutti gli umili che non siano malvagi (e sono la gran maggioranza del popolo) vedono in te una pronta e sicura difesa
71 Io credo perciò che sia meglio collocare il benefizio presso i buoni che presso i fortunati
In generale, noi dobbiamo cercare di porgere aiuto a ogni specie di persone; ma se la sorte ci impone un confronto e una scelta, ci sia senz'altro maestro e guida Temistocle
Un tale gli domandò se avrebbe dato in sposa la figlia a un uomo onesto, ma povero, o piuttosto a un uomo poco stimato, ma ricco; e quegli rispose: «No, no: io voglio un uomo senza denari, piuttosto che denari senza un uomo»
Ma purtroppo la smodata ammirazione delle ricchezze ha profondamente corrotto i costumi
Se non che, la grandezza delle altrui ricchezze che cosa importa a ciascuno di noi? Potrà forse recar vantaggio, e neanche sempre, a chi le possiede, ma supponiamo che rechi vantaggio; egli sarà certamente più largo nello spendere, ma come potrà essere più onesto e più degno di onore? Certo, se egli, oltre che ricco, sarà anche un galantuomo, le sue ricchezze non dovranno impedirci di fargli del bene, purché non siano esse la ragione di fargli del bene
In ogni caso, noi non dobbiamo domandarci quanto un uomo sia ricco, ma piuttosto quale sia il suo intimo pregio
Un ultimo consiglio a proposito dei benefizi che si prestano con l'opera: non far mai nulla contro la giustizia, non far mai nulla a favore dell'ingiustizia
La giustizia è il fondamento di una onorevole e durevole fama
Senza giustizia non c'è nulla che meriti lode
72 Ho parlato di quella specie di benefizi che provengono dalle singole persone; tratterò ora di quelli che provengono da tutti quanti i cittadini e particolarmente dallo Stato
Anche questi benefizi sono di due maniere: alcuni tornano a vantaggio di tutti quanti i cittadini, altri a vantaggio delle singole persone; e questi ispirano anche maggior riconoscenza
In generale, bisogna cercare di provvedere, se è possibile, agli uni e agli altri, e non meno a questi che a quelli; ma sempre a patto che la cosa giovi, o almeno non nuoccia, allo Stato
Gaio Gracco vendeva a buon prezzo il grano, ma vuotava il pubblico erario
Marco Ottavio invece conciliò le necessità della plebe con le possibilità dello Stato, e fu cosi la salvezza dei cittadini e della patria
73 Il primo dovere di chi amministra la cosa pubblica è di fare in modo che ciascuno conservi i suoi beni, e che per pubblico decreto non si intacchi la proprietà privata
Perniciosa fu la condotta di Filippo, quando, tribuno della plebe, propose la sua legge agraria (è vero che poi la lasciò facilmente cadere, mostrandosi in questo assai moderato); ma allora, nei suoi pubblici discorsi, tra le altre intemperanze demagogiche, si lasciò sfuggire questa perfida dichiarazione: «In tutta Roma non ci son neppure duemila possidenti»
Questo è un parlar criminoso, che conduce diritto al comunismo, che è il più gran flagello del genere umano
Soprattutto per garantire la sicurezza della proprietà privata, si costituirono le città e gli Stati
È vero che gli uomini si unirono in società per naturale impulso, ma è anche vero che essi, nella sicurezza delle città, cercarono la difesa e la custodia dei loro beni
74 Ma non basta: bisogna anche procurare che i cittadini non debbano pagar tributi, come spesso accadeva al tempo dei nostri padri per la povertà dell'erario e per la frequenza delle guerre; e perché questa iattura non avvenga, si dovrà provvedere assai per tempo
Ma se qualche volta la necessità di tali contributi si imporrà a uno Stato (preferisco parlar così, per non fare un tristo augurio al nostro; d'altra parte, qui, io non parlo del nostro, ma dello Stato in generale), bisognerà fare in modo che tutti si persuadano che, se vogliono salvarsi, devono sottomettersi alla necessità
E non basta ancora: tutti coloro che governeranno lo Stato, dovranno provvedere a che abbondino tutte quelle cose che sono indispensabili alla vita
Quali siano i modi con cui si vuole e si deve procacciarle, qui non occorre spiegare, ché sono evidenti: a me basta avervi accennato
75 Nel disbrigo d'ogni pubblico affare e d'ogni pubblico ufficio è di capitale importanza tener lontano da sé anche il più lieve sospetto d'ingorda avarizia
Disse una volta il sannita Gaio Ponzio
' «Oh, se la fortuna mi avesse riservato di nascere in quei tempi in cui i Romani avessero cominciato ad accettar doni! Io non avrei tollerato più a lungo l'esistenza del loro impero»
Certamente, egli avrebbe dovuto aspettare un bel pezzo: ché solo da poco tempo questo malanno ha invaso la nostra repubblica
Pertanto, buon per noi che Ponzio è vissuto piuttosto allora, se è vero ch'egli ebbe un così straordinario vigore
Non sono ancora passati cento e dieci anni dacché Lucio Pisone presentò la sua legge contro i delitti di concussione, e prima non ce n'era stata alcuna
Ma dopo, ahimè, vennero tante leggi, e via via sempre più dure, tanti processi, tante condanne; e poi scoppiò una così fiera guerra italica, provocata dalla paura dei processi; e infine, abolite le leggi e i tribunali, seguì una così rapace spogliazione degli alleati, che, se noi siamo ancora in piedi, lo dobbiamo non già al nostro valore, ma alla debolezza degli altri
76 Panezio loda l'Africano per il suo straordinario disinteresse
E ha ben ragione di lodarlo
Ma l'Africano ebbe altri e più grandi meriti; e il pregio del disinteresse non è soltanto di quell'uomo, ma anche di quei tempi
Emilio Paolo s'impadronì di tutto il tesoro dei Macedoni, che era immenso, e versò nel pubblico erario tanto denaro che il bottino di un solo capitano pose un termine al pagamento dei tributi
Ma egli non portò nulla a casa sua, se non la gloria eterna del suo nome
L'Africano imitò l'esempio del padre: abbattuta Cartagine, non fu per nulla più ricco di prima
E Lucio Mummio,' che gli fu collega nella censura, diventò forse più ricco dopo aver distrutto dalle fondamenta una città colma d'ogni ricchezza? Piuttosto che la sua casa, egli volle adornare e abbellire l'Italia; tuttavia, nell'accresciuto splendore dell'Italia, anche la sua casa mi appare più splendida
77 Nessun vizio, dunque (è tempo che il mio discorso ritorni al punto da cui s'è allontanato), nessun vizio è più abominevole che l'avidità del denaro, soprattutto nei più autorevoli cittadini e negli uomini che reggono lo Stato
Invero, considerare lo Stato come una fonte di lucro, non solo è disonesto, ma anche delittuoso e sacrilego
Perciò, quel responso che diede Apollo Pizio: «Sparta non perirà per nessun altro motivo se non per il troppo amor del denaro», si può intendere come un monito rivolto non solo agli Spartani, ma anche a tutti i popoli che vivono nell'opulenza
Disinteresse e moderazione, ecco la via più facile per cui i reggitori degli Stati possono conciliarsi la benevolenza del popolo
78 Orbene, coloro che si atteggiano a protettori del popolo, e perciò promuovono la riforma agraria, per scacciare i proprietari dalle loro terre, o propongono il condono dei debiti ai debitori, scalzano le fondamenta dello Stato, cioè, in primo luogo, la concordia, che non può sussistere quando si toglie il denaro agli uni per donarlo agli altri; in secondo luogo, la giustizia, che è del tutto soppressa, quanto il diritto di proprietà è manomesso
Invero, come sopra ho detto, il compito essenziale di uno Stato e di una città è quello di assicurare a ciascuno il libero e tranquillo possesso delle proprie cose
79 Anzi costoro, pur mandando in rovina lo Stato, non riescono neanche ad ottenere quella popolarità che si ripromettono
In verità, chi è stato spogliato dei suoi beni, gli è nemico; chi li ha ricevuti in dono, finge perfino di non averli mai desiderati; e soprattutto nel condono dei debiti egli nasconde la sua gioia, perché non si creda che non era in grado di pagarli
All'incontro, chi ha patito l'ingiustizia, ben la ricorda e porta scritto in fronte suo rancore; e anche se quelli indegnamente favoriti sono più numerosi di quelli ingiustamente spogliati, non per questo hanno essi maggior forza e potere: in queste cose ciò che conta non è la quantità, ma la qualità
E poi, che giustizia è mai questa, che un campo, posseduto già da molti anni e perfino da molte generazioni, lo abbia chi non l'ha mai avuto, e chi l'ha sempre avuto, lo perda? 80 Appunto per un'ingiustizia di questo genere gli Spartani cacciarono l'èforo Lisandro e uccisero il loro re Agide, cosa che non era mai accaduta per l'innanzi presso di loro; e, dopo quel tempo, seguirono così grandi discordie che sorsero i tiranni, gli ottimati furono cacciati in bando e quello Stato così sapientemente costituito andò in rovina
E non soltanto esso cadde, ma sconvolse anche il resto della Grecia per il contagioso propagarsi del male, che, partito da Sparta, si diffuse per ampio tratto
E i nostri Gracchi, figli del grande Tiberio Gracco e nipoti dell'Africano, non furono forse travolti dalle contese delle leggi agrarie? 81 All'incontro, si loda giustamente Arato di Sicione, il quale, vedendo la sua città da ben cinquant'anni oppressa dai tiranni, partì da Argo ed entrato segretamente in Sicione, s'impadronì della città; poi, sopraffatto all'improvviso il tiranno Nicocle, richiamò seicento esuli, ch'erano stati i più ricchi della città; e così, col suo provvido arrivo, restituì la libertà alla patria
Ma, incontrando grandi difficoltà riguardo al possesso dei beni, perché gli pareva sommamente ingiusto che vivessero nella miseria coloro ch'egli stesso aveva richiamati dall'esilio e i cui beni erano stati occupati da altri, e perché gli sembrava non troppo giusto sconvolgere dei possessi di cinquant'anni, dato che in cosi lungo spazio di tempo molti di essi erano tenuti legittimamente o per eredità o per compre o per doti; per queste ragioni egli giudicò opportuno non toglierli ai nuovi possessori e dare un'adeguata indennità agli antichi
82 Fermamente persuaso, dunque, che, per assestar bene ogni cosa, occorreva molto denaro, disse che intendeva recarsi ad Alessandria e ordinò di lasciar la questione impregiudicata fino al suo ritorno; poi, senza perder tempo, andò da Tolomeo, che era stato suo ospite e che allora era re, il secondo dopo la fondazione di Alessandria
Gli espose il suo disegno di liberare la sua patria e lo informò dello stato delle cose
E così quel grand'uomo ottenne facilmente che il ricchissimo monarca l'aiutasse con una forte somma di denaro
Portata questa somma a Sicione, chiamò a consiglio quindici tra i più ragguardevoli cittadini, coi quali prese in esame le diverse condizioni e ragioni, sia di quelli che occupavano l'altrui, sia di quelli che avevano perduto il proprio
In tal modo, facendo la stima dei possedimenti, riuscì a persuadere o i nuovi occupanti ad accettare una somma di denaro, abbandonando i loro possessi, o i vecchi proprietari a credere più vantaggioso il ricevere in contanti il prezzo della stima, anziché il ricuperare l'antica proprietà
Ne conseguì che, ristabilita la concordia, tutti rimasero soddisfatti e contenti
83 0 uomo grande e degno d'esser nato nella nostra repubblica! Questo è il modo equo ed onesto di comportarsi coi propri concittadini, non già, come noi abbiamo visto far due volte, piantar l'asta nel foro e vender all'incanto i loro beni
Ma quel greco, da uomo grande e sapiente, stimò suo sacrosanto dovere promuovere il bene di tutti; e invero il sommo della prudenza e della sapienza di un buon cittadino consiste appunto non nel mettere a contrasto e a conflitto gli interessi dei cittadini, ma nel trattarli tutti con la stessa legge di equità e di giustizia
«Abitino gratis in casa d'altri!» E perché? io ho comprato e costruito, io ci spendo cure e denari, e tu dovrai goderti, a mio dispetto, la roba mia? 0 che altro è questo, se non un togliere ad uno il suo, per dare a un altro l'altrui? 84 E le nuove tavole dei debiti che altro scopo hanno se non questo, che tu possa comprarti un fondo col mio denaro, e poi, mentre tu ti godi il fondo, io non mi goda più il denaro? Bisogna dunque fare in modo che non si contraggano debiti che abbiano a danneggiare lo Stato, e questo pericolo si può evitare in molti modi; ma se debiti se ne sono contratti, non ne dovrà seguire che i creditori perdano il loro denaro e i debitori si avvantaggino del denaro altrui
E invero nessuna cosa è più efficace della fiducia a mantenere saldo lo Stato; ma questa fiducia non può affatto sussistere se non è assolutamente obbligatorio A pagamento dei debiti
Mai non s'è lottato con tanto accanimento per non pagarli, come sotto il mio consolato; si tentarono tutte le vie e tutti i mezzi da cittadini d'ogni sorta e d'ogni classe; ma io tenni fronte a tutti, si che estirpai interamente dalla repubblica questo grave malanno
Mai non ci furono debiti maggiori e mai non furono più agevolmente pagati: tolta la speranza di frodare, ne segui la necessità di pagare
Ma colui che oggi è il vincitore e che allora fu il vinto, quei tristi disegni che aveva concepiti, quando la cosa importava a lui, li mandò ad effetto, quando a lui non importava più nulla
Egli aveva una così perversa volontà di far il male, che trovava il suo piacere appunto nel far il male, così, senza ragione
85 Pertanto, da questo genere di larghezze, che consiste nel dare agli uni e nel togliere agli altri, si tengano ben lontani coloro che sono al governo dello Stato: il loro primo pensiero sia che, nella piena eguaglianza delle leggi e dei tribunali, ciascuno conservi il suo, e non avvenga che i poveri, per la loro umile condizione, siano sopraffatti, e che i ricchi, per l'astiosa invidia dei poveri, non possano conservare o ricuperare il loro; inoltre, con tutti i mezzi possibili, così in pace come in guerra, accrescano lo Stato di potenza, di territorio, di entrate
Queste sono le opere degli uomini grandi, queste furono le arti dei nostri padri; coloro che adempiono scrupolosamente tutti questi doveri, procurano alla patria le maggiori fortune e ottengono per sé grande favore e gloria
86 In questi precetti, che riguardano l'utile, Antípatro di Tiro, filosofo stoico morto da poco tempo in Atene, pensa che Panezio abbia tralasciato due punti: il modo di conservar la salute e quello di procacciarsi una fortuna
Io credo che quel grande filosofo li abbia tralasciati perché molto facili a comprendersi; ché utili son certamente
Ma, ciò nonostante, ne dirò qualche cosa
La salute si conserva col conoscere a pieno la natura del proprio corpo, con l'osservare ciò che di solito gli giova o gli nuoce, con la temperanza nel vitto e nelle altre cure della persona, con l'astenersi dai piaceri; infine, col ricorrere all'arte del medico
87 Quanto al patrimonio, bisogna procacciarselo con mezzi assolutamente onesti e conservarlo con la diligenza e con la parsimonia; con queste stesse virtù si deve anche aumentarlo
Di queste cose trattò egregiamente il socratico Senofonte in quel libro che s'intitola L'economico, e che io, quand'avevo press' a poco la tua età, tradussi dal greco in latino
Ma di tutta questa materia, cioè del modo di acquistare il denaro e di farlo fruttare (volesse il cielo anche del farne buon uso!), ragionano meglio di qualunque filosofo di qualunque scuola certe brave persone che siedono presso il Gíano di mezzo
Son cose tuttavia che giova conoscere, perché appartengono all'utile, di cui s'è trattato in questo libro
88 Se non che spesso è necessario istituire un confronto tra due o più cose utili; ed è questo, come ho detto in principio, il quarto punto della mia trattazione, punto tralasciato da Panezio
In verità, si confrontano comunemente i beni corporali coi beni esterni, i beni esterni coi beni corporali, i corporali coi corporali e gli esterni con gli esterni
I beni corporali si confrontano coi beni esterni quando, per esempio, si domanda: «Val più la salute o la ricchezza?»; i beni esterni si confrontano coi corporali quando si domanda: «E' meglio la ricchezza o una grande forza fisica?»; e similmente si mettono a confronto i corporali fra di loro in questo modo: «E' preferibile la buona salute o il piacere? La forza o l'agilità?»; e infine si confrontano gli esterni fra di loro cosi: A meglio la gloria o la ricchezza? Sono più fruttuose le rendite di città o le rendite di campagna?»
89 A questo genere di confronti appartiene quel detto di Catone
Un tale gli domanda che cosa giovi di più all'azienda domestica, e quello risponde: «Allevar bene il bestiame»; e poi? «Allevarlo benino»; e poi?: «Allevarlo male»; e poi? «Coltivar la terra»
Allora quel tale incalza: «E che ne pensi del prestar denaro a usura?»; e Catone pronto: «E che ne pensi dell'ammazzare un uomo?»
Da questo e da molti altri esempi si deve concludere che in ogni momento della vita si fanno confronti tra due o più cose utili, e che perciò con ragione abbiamo aggiunto questa quarta parte alla nostra discussione sui doveri
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Ma passiamo a trattare il resto
