Indice alfabetico


Testo

TAIGETE

Ταϋγέτη, una delle Pleiadi, figlia di Atlante e di Pleione, fu una delle tante avventure di Zeus col quale generò Lacedemone (Λᾰκεδαίμων).

TÀLASSA

Θάλασσα, madre dei Telchini (Τελχῖνες). Anche la personificazione del mare, a cui i naviganti facevano sacrifici prima di salpare.


TALIA

Θάλεια, diversi i personaggi, fra i quali troviamo:

1) Una delle Muse, presiedeva alla commedia, raffigurata ovviamente come una bella donna con in mano il bastone pastorale (Pedum), una maschera comica e una corona d'edera sul capo;

2) Θᾰλία, una delle Cariti;

3) Una Ninfa compagna di Cirène;

4) Ninfa figlia di Efesto e madre dei fratelli Palici.

5) Una delle tremila Oceanine.

TALO

Τάλως, diverse e controverse sono le storie legate a questo mito, vediamole:

1) Dio particolare di Festo.

Era equiparato al Sole, a un gigante di bronzo, ad un toro fabbricato o donato a Minosse dal dio Efesto, per custodire Creta.

Il mito narra che egli faceva tre volte al giorno il giro dell'isola, o che visitasse tre volte l'anno i villaggi di Creta, recando tavolette di bronzo con sopra incise le leggi. Capace di saltare nel fuoco e di portare il suo corpo all'incandescenza, afferrava e bruciava i delinquenti. Aveva un solo punto vulnerabile, il tallone, lì c'era la sua unica vena chiusa da un tappo.

Medea con un suo incantesimo riuscì ad aprirla e svuotare il gigante. Nato sul monte Ditte, localmente era chiamato Velkhanos, Asterios, Arbios, Atymnos, Skylios e Giacinto.

Ma altrove si trattava della dea Britomarti, la Dolce Vergine, o Dictinna, la Signora della Montagna sacra.

Nella veste di gigante di ferro costruito da Efesto fu da Zeus messo a guardia di Creta quando vi lasciò la ninfa Europa.

2) Altro Talo fu un'apprendista di Dedalo. Fu ucciso dal maestro geloso perché l'allievo aveva inventato la sega ed il trapano.

TAMIRI

Θάμυρις, figlio di Filammone e della ninfa Argiope. Tamiri era di eccezionale bellezza, e suonava la cetra con maestria: tanto che osò sfidare le Muse in una gara musicale. I patti erano questi: se Tamiri avesse vinto, avrebbe potuto fare l'amore con tutte le Muse, e se invece avesse perso, esse potevano togliergli ciò che volevano. Naturalmente le Muse risultarono superiori, senza confronto: e a Tamiri tolsero la vista e l'arte della cetra.
Altra Tamiri o Tomiri (Τόμυρις), era la regina dei Messageti.

TANTALO

Τάντᾰλος, figlio di Zeus e della titanessa Pluto la ricchezza, nacque in Lidia e governò a Sipilo. Sposo di Dione o di Eurianassa.

Tantalo ebbe tre figli: Pelope, Niobe e Brotea.

Tantalo invidiato per le proprie ricchezze non regnava soltanto in Lidia ma anche sulla Frigia, sul monte Ida, la piana di Troia e sull'isola di Lesbo. Ammesso alla mensa degli dèi e avendo ascoltato le loro conversazioni era divenuto immortale.

Per contraccambiare l'ospitalità un giorno invitò gli dèi ad un banchetto nella sua capitale Sipilo, dove per onorare gli dèi intervenuti osò imbandire quanto di più caro aveva, il figlio Pelope tagliato a pezzi e fatto bollire.

Il gesto fu interpretato con l'intenzione di mettere a prova l'onniscienza degli dèi e non con l'intenzione di onorare gli dèi con quanto aveva di più prezioso, ma ad ogni modo sia l'una che l'altra intenzione risultava essere una nefandezza, la prima perché metteva in dubbio le qualità degli dèi, la seconda per il sacrificio umano che gli dèi olimpi avevano ripudiato e sostituito con sacrifici di animali. Ritornando al banchetto gli dèi rifiutarono di assaggiare quel piatto, tranne Demetra che ancora sconvolta dal dolore per la perdita della figlia Persefone, distrattamente mangiò la carne di una spalla.

Ermes andò nell'Ade a prendere Pelope, Rea ricompose i pezzetti e fece riemergere dal calderone il giovane più bello che mai, la spalla mangiata venne sostituita con una d'avorio.

Il sacrificio di Pelope non fu l'unica empietà di Tantalo, infatti invitato alla mensa degli dèi egli avrebbe rubato nettare ed ambrosia per darla ai propri amici mortali ed avrebbe divulgato i segreti appresi dagli dèi.

Per queste offese Tantalo venne relegato nel Tartaro dove tormentato dalla fame e dalla sete, legato ad un albero da frutto, immerso nell'acqua di una palude non riesce a berla perché appena si avvicina l'acqua si ritrae e ogni volta che cerca di raccogliere un frutto i rami si allontanano ed inoltre un enorme masso incombe sul suo capo minacciandolo di schiacciargli il cranio a ogni momento, facendolo così vivere in una condizione di perenne terrore. Per la storia di Tantalo, Omero, Odissea XI, 582 ss.; Pindaro, Olimpiche I, 36 ss.; Euripide, Oreste 4 ss..

TARANTO

Τάρας, figlio di Poseidone e fondatore della città di Taranto.

TARASSIPPO

Ταράξιππος, "Colui che sconvolge i cavalli" demone a cui venivano attribuiti gli incidenti durante le gare equestri. A Olimpia vi era un altare dove si facevano offerte a costui per evitare il suo malevolo intervento.
Lo stesso nome indicava l'altare di Poseidone a Olimpia.

TARGÈLIE

Θαργήλια, festa che ad Atene veniva celebrata il 6 e il 7 di targellione, forse in onore di Apollo e Artemide, prima del raccolto. Un ateniese, scelto come capro espiatorio, veniva condotto in processione per le vie della città, percosso e poi cacciato.

Il giorno dopo si offrivano al dio le primizie del raccolto.

TARTARO

Τάρτᾰρος, in Esiodo è una delle prime quattro essenze vitali le altre erano: Càos, Gea, e Eros.

Padre di esseri mostruosi quali: I Giganti, Tifeo, Echidna, l'aquila che rodeva il fegato a Prometeo e tanti altri di uguale bellezza.

I Greci chiamarono Tartaro il luogo sotterraneo in cui Zeus precipitò e imprigionò i Titani.

Il nome indicò poi quel luogo in cui i malvagi subivano i dovuti tormenti, e in generale, l'Inferno, o Ade, o Erebo.

Dall'unione di Tartaro con Gea nacque Tifeo.

Tanto è profondo il Tartaro oscuro sotto la terra:
se un'incudine di bronzo cadesse dal cielo, dopo nove notti
e nove giorni, al decimo arriverebbe a terra
- e così è profondo sotto la terra anche il Tartaro oscuro,
che se un'incudine di bronzo cadesse dalla terra, dopo nove notti
e nove giorni, al decimo arriverebbe al Tartaro
(Esiodo Teogonia vv. 721 ss.).

TAUMANTE

Θαύμας, figlio di Gea e del Pònto. Padre di Iride e delle Arpie avute dalla sua unione con l'Oceanina Elettra.

TEA

1) Θεία, figlia di Oceano e di Teti e madre di Elios, di Selene e di Eos (Il sole, la luna e l'aurora). E Teia ad Elios grande die' vita, e a Selene lucente, ed all'Aurora, che brilla per quelli che stan su la terra, e pei Beati, ch'àn vita perenne, signori del cielo, poscia che ad Iperïóne, domata in amore soggiacque (Esiodo, Teogonia)

2) Altra Tea fu la profetessa figlia di Chirone che sedotta da Eolo fu mutata da Poseidone nella cavalla Euippe per sottrarla alle ire del padre; nelle spoglie di cavalla partorì la puledra Melanippe.

3) Altra Teia o Tia era un’Oceanina che fu madre dei Cercopi.

TEANO

1) Θεᾱνώ, figlia di Cisseo, moglie d' Antenore, e sorella di Ecuba, era la gran sacerdotessa di Atena, a Troia.
2) Poseidone sedusse Melanippe figlia di Desinonte, e generò da lei due figli (Beoto ed Eolo). Quando Desinonte lo seppe, accecò la figlia e la rinchiuse in prigione; per di più ordinò che le venisse dato poco da mangiare e da bere e che i bambini fossero gettati in pasto alle fiere. E così fu fatto; ma arrivò una vacca da latte e offrì ai piccoli le mammelle. Quando i pastori lo videro, presero i bambini con loro per allevarli. Nel frattempo Metaponto, re dell'Icaria, chiese alla moglie Teano di partorirgli dei figli, per avere degli eredi. Teano, spaventata, fece chiamare i pastori perché le trovassero un bambino da presentare al re; quelli le mandarono i due che avevano trovato e Teano fece credere al marito che fossero suoi. In seguito Teano ebbe due figli da Metaponto; ma dato che il re preferiva i primi due, perché erano bellissimi, Teano volle sbarazzarsene, per riservare il regno ai figli che aveva partorito lei stessa. Giunse il giorno in cui Metaponto soleva andare a sacrificare a Artemide Metapontina. Teano colse l'occasione per svelare ai suoi figli che i loro presunti fratelli non erano tali: «Perciò, quando andranno a caccia, uccideteli a pugnalate». Quelli salirono dunque sul monte, seguendo le indicazioni della madre, e cominciarono a combattere, ma con l'aiuto del dio loro padre i figli di Poseidone vinsero e uccisero i figli di Metaponto; quando i corpi di questi ultimi vennero riportati alla reggia, Teano si uccise con un coltello da caccia. I due vendicatori, Beoto ed Eolo, si rifugiarono presso i pastori che li avevano allevati; là Poseidone rivelò loro che erano suoi figli e che la loro madre era tenuta prigioniera. I due si precipitarono allora da Desmonte, lo uccisero e liberarono la madre dalla sua prigione; e Poseidone le rese la vista. In seguito i figli la portarono in Icaria e svelarono al re Metaponto la perfidia di Teano. Metaponto sposò allora Melanippe e ne adottò i due figli, che poi fondarono nella Propontide due città che chiamarono Beozia ed Etolia, dai loro rispettivi nomi.

TEBE

Θῆβαι, figlia di Asopo e di Metope e sposa di Zeto che per amore diede il nome della moglie alla città che fino a quel momento era chiamata Cadmea.

TECMESSA

Τέκμησσα, figlia del re della Frigia Teleutante.

Rapita da Aiace Telamonio, ne divenne la sua schiava ed amante. In seguito Aiace la sposò e dalla loro unione nacque Eurisace.
Anche una delle Amazzoni aveva lo stesso nome.

TECTAFO

Τέκταφος, padre e nello stesso tempo figlio di Eeria (che allattandolo lo salvò dalla condanna di morire di fame). Non gli valse molto essere stato salvato dalla figlia in quanto poco tempo dopo fu ucciso in battaglia da Eurimedonte. A seguito questa infelice morte, Eeria addolorata si suicida alla maniera di Aiace lanciandosi su una spada.

TELAMONE

Τελᾰμών, Eaco sposò Endeide ed ebbe i figli Telamone e Peleo. Eaco si unì anche a Psamate, figlia di Nereo, che si era tramutata in foca per sfuggire al suo amore; da essi nacque il figlio Foco. Foco eccelleva particolarmente nelle gare atletiche, e per questo i suoi fratelli, Peleo e Telamone, tramarono contro di lui. Telamone, approfittando in una gara ginnica con Foco gli scagliò il disco in testa e lo uccise; poi insieme a Peleo lo portarono via, e nascosero il suo corpo in un bosco. Eaco informato di quanto avvenuto, scacciò Telamone e lo condannò per sempre all'esilio. Il giovane principe si mise sopra una nave e fece rotta verso Salamina. Il re di quest'isola Cicreo gli diede, la figlia Glauce in moglie, e lo fece suo successore. Dopo la morte di Glauce, Telamone sposò Peribea, figlia di Alcato, figlio a sua volta di Pelope; e un giorno pregò Eracle perché gli nascesse un figlio maschio: alla sua preghiera, subito apparve un'aquila, e per questo il figlio che gli nacque venne chiamato Aiace. In modo alquanto movimentato ebbe anche una terza moglie e adesso leggiamo come la ottenne:
Eracle deciso di vendicarsi di Laomedonte, sbarcato a Troia, lasciò Oicleo a guardia delle navi, e con altri valorosi guerrieri partì per attaccare la città. Laomedonte, per contro, corse alle navi di Eracle e con la sua gente uccise Oicleo, ma poi fu respinto dalle truppe di Eracle e stretto d'assedio dentro la città. Telamone fece una breccia nelle mura ed entrò per primo nella città, ed Eracle dopo di lui. Come vide che Telamone era entrato per primo, Eracle brandì la spada e lo insegui per ucciderlo, perché non sopportava che qualcuno fosse considerato migliore di lui. Ma Telamone lo prevenendolo, si chinò a raccogliere delle pietre, e a Eracle che gli domandava cosa stesse facendo rispose: «Voglio costruire un altare a Eracle Vincitore». Eracle ne fu molto contento, e quando ebbe preso la città e ucciso Laomedonte e i suoi figli maschi, tranne Podarce, a Telamone diede in premio Esione, la figlia di Laomedonte; e a Esione permise di portare con sé uno dei prigionieri, a sua scelta. Esione scelse il fratello Podarce, ma Eracle disse che prima doveva diventare uno schiavo, e la sorella poi avrebbe potuto pagare il suo riscatto. Così, Esione pagò il riscatto con il velo che le copriva il capo, e da quel momento Podarce fu chiamato Priamo.

TELCHINI

Τελχῖνες, si riteneva fossero delle divinità marine.

Da Creta passarono a Cipro e quindi a Rodi.

Molte furono le loro attività: ministri degli dèi, stregoni e demoni con capacità metamorfiche.

Per primi scoprirono varie arti tra le quali la metallurgia e proprio per questo furono introdotti nel mito di Efesto insieme coi Dattili quali primi fonditori di metalli e perciò quali divinità del fuoco.

Furono i Telchini a forgiare il tridente di Poseidone e la falce di Crono e come maghi, capaci di produrre la pioggia e la grandine ed esperti in ogni sorta d'incantesimi e di malefici.

TELEFO

Τήλεφος, figlio di Eracle e di Auge, e nipote di Aleo.

Ad Aleo era stato predetto che se la figlia Auge avesse avuto dei figli, il nipote avrebbe ucciso i fratelli di sua moglie Neera; per evitare questo Aleo costrinse la figlia a divenire sacerdotessa di Atena (le sacerdotesse dovevano rimanere vergini a vita).

Ma il Fato non può essere mutato né dagli dèi né tanto meno dagli uomini.

Eracle violentò Auge nel tempio stesso della dea e quando fu il tempo partorì Telefo.

La terra allora rimase sterile e l'oracolo disse che ciò era dovuto a qualche empietà.

Auge fu scoperta dal padre e consegnata con Telefo a Nauplio perché li lasciasse alla giustizia del mare.

Ma Nauplio non volendo macchiarsi di un crimine, consegnò la ragazza e il bambino al re della Misia, Teutrante.

Telefo fu esposto su un monte dove una cerva lo allattò e per questo venne chiamato Telefo. Il bimbo fu raccolto e allevato dai pastori; divenuto adulto Telefo si recò a Delfi, per avere notizie dei suoi veri genitori. Venuto a conoscenza della verità, Telefo andò in Misia e divenne figlio adottivo di Teutrante di cui divenne successore al trono.

Quando i Greci partirono alla cieca (non conoscevano la rotta) alla volta di Troia, sbarcarono nelle sue terre e credendo di trovarsi nel territorio di Troia iniziarono il saccheggio.

Telefo, accorso in armi, li aveva respinti, ma poiché era odiato da Dioniso al quale non rendeva onore, mentre li inseguiva inciampò in un tralcio di vite spuntato prodigiosamente dal suolo e così venne ferito alla coscia da Achille.

Telefo, non riuscendo a guarire dalla ferita, consultò l'oracolo di Apollo il quale gli rivelò che sarebbe guarito solo se curato da chi l'aveva ferito.

Allora Telefo chiese aiuto ad Achille che in cambio dell'indicazione della rotta per Troia lo guarì.

TELEGONO

Τηλέγονος, (cioè nato lontano dal padre) figlio di Ulisse e di Circe.

Così come aveva vaticinato Tiresia fu parricida inconsapevolmente.

Telegono aveva saputo dalla madre Circe di essere figlio di Ulisse, allora il giovane volendo conoscere il padre, si imbarcò alla sua ricerca.

Approdato a Itaca, Telegono per sfamare l'equipaggio incominciò a razziare la campagna e le mandrie.

Ulisse intervenne a difendere i suoi beni, ma Telegono lo ferì con una lancia dalla punta avvelenata.

Ulisse morente ricordando la predizione di Tiresia si fece condurre davanti lo straniero e così ebbe la spiegazione del tragico evento.

Atena, accorsa inutilmente in aiuto del suo protetto, non poté fare altro che confortarlo e convincerlo ad arrendersi ai voleri del Fato.

Telegono riconosciuto il padre, lo pianse a lungo e tornò da Circe insieme a Penelope, portandosi dietro il cadavere, e lì sposò Penelope.

Circe poi li mandò entrambi nelle Isole dei Beati. Secondo il poeta Eugammone di Cirene, nel poema dedicato alle avventure di Telegono "La Telegonia" il giovane era considerato figlio di Odisseo e Calipso.

TELEMACO

Τηλέμαχος, figlio di Ulisse e di Penelope.

Quando il padre partì per la guerra di Troia, Telemaco era appena nato.

Mentre Ulisse era tenuto lontano da Itaca dall'odio di Poseidone, tenne a bada i pretendenti della madre e si mise in viaggio verso le terre di Nestore e di Menelao per raccogliere notizie sul padre.

Senza sapere ancora se Ulisse fosse ancora vivo, Telemaco tornò a Itaca e scoprì che, durante la sua assenza, l’eroe era ritornato a casa travestito da mendicante.

Telemaco, finalmente felice di riabbracciare il padre, lo aiutò a uccidere i pretendenti di Penelope e a rivelarsi a lei.

TELESFORO

Τελεσφόρος, Colui che reca la buona fine, divinità minore del sonno, proteggeva i convalescenti, stava al seguito di Asclepio, Igea e Panacea.

TELETE

Τέλης, (=iniziazione) figlia di Nicea e Dioniso. Faceva parte del corteggio di suo padre, allietandolo con le sue danze.

TELLIA

Τελλίας, ricchissimo cittadino di Agrigento (del V secolo), pare che avesse l’aspetto di un uomo decisamente sgradevole, ma un carattere straordinario e aveva l'abitudine di ospitare tutti gli stranieri. Ma l'episodio più piccante è il seguente: inviato a Centuripe come ambasciatore, si presentò al popolo riunito in assemblea, provocando nei numerosi ascoltatori una inopportuna risata, quando ai loro occhi apparve un uomo certamente inferiore alla sua fama. Egli però interrompendo prese la parola, invitando l’assemblea a non meravigliarsi, giacché era nel costume degli Agrigentini inviare alle città di grande prestigio gli uomini che eccellevano per la loro prestanza fisica, e uomini del suo rango alle città più modeste e che non godevano di alcuna considerazione.

TEMENO

1) Τήμενος, re di Stinfalo, figlio di Pelasgo, fondatore del culto di Era, della quale ne era stato l’ educatore quando la dea era ancora piccola.

2) Figlio di Fegeo, re di Psofide che uccise Alcmeone.

3) Eraclide, figlio di Aristomaco, che insieme ad altri guidò il ritorno degli Eraclidi nell'avito Peloponneso, ottenendo il regno di Argo grazie all'oracolo che gli aveva consigliato di affidare il comando dell'esercito all'essere dai tre occhi. Fra i suoi uomini c’era il genero Deifonte che aveva il cavallo guercio. Così affidò a lui il comando, causando la gelosia dei suoi due figli che complottarono di ucciderlo senza però riuscirci.

TÉMENOS

τέμενος, con tale termine era indicato un terreno sacro, appartenente ad una divinità o a un tempio.

TEMI

1) Θέμις, figlia di Urano e di Gea, fu la seconda moglie di Zeus (Esiodo, Teogonia v. 901 e sgg.) col quale ebbe le Ore e le Moire. Fra Temi ed Era, seconda moglie di Zeus, stranamente esistevano rapporti molto cordiali.

Temi non è la dea della Giustizia come erroneamente si crede, ma la dea delle leggi naturali e perciò vigila su quanto è lecito ed illecito, regola la convivenza fra gli dèi, fra i mortali e i due sessi.

La Giustizia invece è rappresentata da una delle Ore, Dike (figlia di Temi).

2) Si chiamò Temi anche una Ninfa figlia di Ladone e madre di Evandro per gentile concessione di Ermes.

TEMISTO

Θεμιστώ, figlia d'Isseo. Atamante re di Tebe ripudiò la propria sposa Ino dopo avere avuto due figli, Orcomene e Plintio. Poco tempo dopo Atamante prese in sposa Temisto dalla quale ebbe i figli Leucone, Eritrio, Scheneo e Ptoo.
Ino trovò il modo di rientrare nel palazzo reale, e vi stette nascosta come schiava, senza essere riconosciuta.
Temisto aveva deciso di uccidere i figli, di Ino in quanto avevano diritto ad ereditare il trono paterno che essa voleva per i suoi. Quindi racconta il suo progetto a Ino (che si era guadagnata la sua fiducia) e le ordina di mettere delle vesti bianche ai suoi figli e vesti nere a quelli di Ino.
Ino fece tutto l'opposto di quanto le era stato ordinato e così Temisto uccise i propri figli invece di quelli d'Ino. Quando si accorse dell'errore, per la disperazione si uccise.

TEMPE

Τέμπεα, valle della Tessaglia percorsa dal fiume Peneo, posta tra il monte Olimpo e il monte Ossa, era bellissima e rigogliosa. Gli dèi e le dee ci andavano spesso per passeggiare e per svagarsi.

TENARO

Ταίνᾰρον, promontorio della Laconia nella penisola del Peloponneso (Capo Matapan), alla cui estremità sorgeva un tempio di Poseidone, ai piedi di questo promontorio c'era una grotta per la quale si poteva scendere all'Ade attraverso caverne profonde ed oscure. Da qui è venuto l'uso della parola Tenaro per indicare gl'Inferi.

TEODOMANTE

Θειοδάμας, re dei Driopi e padre di Ila. Mentre arava un campo incontrò Eracle che affamato gli chiese uno dei suoi buoi, alla sua negazione, l'eroe infuriato lo uccise.

TEOFANE

Θεοφάνης, figlia di Bisalte re di Tracia, era una fanciulla bellissima. Poseidone si incapricciò di lei, dato che la ragazza aveva molti pretendenti, il dio la rapì e la condusse sull'isola di Crumissa. Quando i pretendenti seppero che si trovava lì, prepararono una nave e si diressero lì. A questo punto Poseidone per sviarli mutò la ragazza in pecora ed egli stesso si mutò in montone e in questa nuova sembianza si accoppiò con Teofane che al tempo debito partorì il famoso ariete dal Vello d'oro.

TERAMBO

Θεράμβως, figlio di Poseidone, per avere insultato delle Ninfe fu da loro mutato in scarafaggio.

TERSANDRO

Θέρσανδρος, nome di diversi eroi, noi ci limiteremo a dire del più famoso che era figlio di Polinice e Argia con gli altri Epigoni combatté contro Tebe diventandone re. Fu ucciso da Telefo durante una spedizione contro Troia.

TERSICORE

Τερψῐχόρη, una delle nove muse, presedeva alla danza, alla musica e ai cori. Viene rappresentata come una giovane donna vivace, e festevole coronata di ghirlande, tenendo in mano la lira o altri strumenti, al suono dei quali regola i suoi passi secondo le cadenze musicali.

TERSITE

Θερσίτης, spregevole, vile, linguacciuto e deforme guerriero dell'armata greca, che si recò all'assedio di Troia. Parlava di tutti senz'alcun riguardo e senza alcuna moderazione. Parlava di Agamennone e degli altri generali dell'armata con un insolenza veramente cinica. Era di corporatura deforme, sciancato, con le spalle curve e sporte nel petto, la testa acuminata e con capelli molto radi (una vera schifezza di uomo). Un giorno mosse ad Agamennone gravi rimproveri per il cattivo andamento dell'assedio di Troia, Ulisse presente alla discussione, per punirlo lo percosse col bastone sulla schiena, il dolore fece si che Tersite facesse una smorfia così deforme che i Greci non poterono trattenersi dal riderne. Ma ciò non bastò a Tersite per tenersi fuori dai guai per qualche tempo. Infatti, ebbe l'ardire di attaccar briga con Achille, che scocciato, lo uccise con un solo pugno. Da ciò, oggi quando si vuole dire di qualcuno mal formato con spirito cattivo, si dice ch'é un Tersite.

TESEO

Θησεύς, figlio di Egeo re di Atene e di Etra figlia di Pitteo re di Trezene.

Nella stessa notte ad Etra si accoppiarono sia Poseidone che Egeo legittimo sposo, ma la donna fu ingravidata solo dal dio, che lasciò ben volentieri ai due mortali, la gravosità di allevare il piccolo che sarebbe nato.

Per motivi a noi sconosciuti Pitteo volle che il matrimonio tra Egeo e Etra restasse segreto.

Intanto Egeo dovendo ritornare ad Atene per curare gli affari di stato, disse ad Etra che il figlio che sarebbe nato doveva essere chiamato Teseo e quando avrebbe avuto la forza e l'età per conoscere il padre doveva portarlo dinanzi all'enorme macigno sotto il quale Egeo aveva riposto la sua spada e i suoi sandali: il figlio avrebbe dovuto sollevare il macigno con le proprie forze e se fosse stato capace di tanto avrebbe dovuto prendere spada e sandali e andare dal padre ad Atene.

Qualche tempo dopo nacque Teseo.

A sedici anni fu condotto dalla madre dinanzi al macigno sotto il quale il padre aveva riposto la spada e i sandali.

Il giovane senza sforzo sollevò il macigno e presi sandali e spada li indossò e partì alla volta di Atene per andare a conoscere il padre Egeo.

Per recarsi dal padre, Teseo affrontò delle imprese che lo resero famoso in tutta la Grecia.

La strada che da Trezene portava ad Atene era infestata dai briganti (in realtà eroi locali, talora parenti dello stesso Teseo e spesso figli di dei) e nei pressi di Epidauro s'imbatté nel terribile gigante Perifete che con una mazza di bronzo assaliva e uccideva i passanti per derubarli. Il brigante si slanciò contro Teseo ma stavolta fu Perifete ad avere la peggio e caduto a terra morto, Teseo gli levò la mazza di mano facendone la sua arma preferita.

Più avanti si imbatté in un altro gigante, Sini (che gli era cugino) che uccideva tutti i viandanti. Costui legava i passanti alle cime di due pini che aveva preventivamente piegato, quindi mollava le cime che, riprendendo la posizione originaria, squartavano il malcapitato. Teseo gli fece fare la stessa fine che egli riservava alle sue vittime. (e per sovrapprezzo si unì con la figlia di Sini, Perigune e generando Melanippo.)

Oltre Megaride, Teseo nel passare per uno stretto sentiero di montagna che correva sul ciglio di un precipizio si imbatté in un altro brigante, Scirone (Anche Scirone, secondo una tradizione, era cugino di Teseo, essendo figlio di Enioche figlia di Pitteo.) che fermava i viaggiatori li costringeva a lavargli i piedi e poi con un calcio li precipitava nel burrone. Anche a costui Teseo inflisse la stessa fine.

Nelle vicinanze di Eleusi, Teseo dovette affrontare Procuste. Questi fermava i passanti e dopo averli derubati li faceva stendere su un letto e tagliava tutto quello che fuoriusciva dal letto se invece non arrivavano alla misura del letto, legandoli con delle corde, li stirava finché non arrivavano a toccare la sponda inferiore. Teseo anche questa volta vendicò tutti i malcapitati facendo fare al bandito la stessa fine delle sue vittime.

In parole povere rendeva pan per focaccia.

Finalmente, dopo queste imprese Teseo giunse ad Atene e si recò subito a corte. Egeo lo ricevette e lo accolse benignamente e siccome il giovane gli riuscì simpatico ordinò per il giorno successivo un banchetto in suo onore.

Medea che era moglie di Egeo, da brava maga aveva capito chi fosse l’ospite e nel timore che Egeo affidasse il regno a Teseo e non a suo figlio, convinse il vecchio re che il giovane era venuto per ucciderlo e così preparò una coppa di vino avvelenata che durante il banchetto Egeo offrì al giovane. Teseo, presa la coppa in mano, nell'alzarsi per fare il brindisi con la spada urtò il tavolo attirando così l'attenzione dei presenti sulla spada, Egeo riconobbe subito la spada e capì che Teseo era suo figlio, allora gli fece cadere la coppa fatale e abbracciò teneramente il figlio.

Egeo riconosciuta così la malvagità di Medea la allontanò dal paese.

Teseo, finalmente riconosciuto erede al trono si avvalse del potere per consolidare il trono che con suo padre era diventato vacillante.

Teseo liberò Atene dal tributo che doveva pagare al re di Creta Minosse, mandando periodicamente sette fanciulli e sette fanciulle per essere dati in pasto al Minotauro. Prima della partenza per questa impresa disse al padre di tornare con una vela bianca sulla nave; nel caso in cui fosse morto la nave avrebbe avuto la vela nera. Aiutato da Arianna, la bella figlia del re Minosse, Teseo riuscì a entrare nel Labirinto, uccidere il mostro e portare in salvo gli ostaggi e promettendo ad Arianna di sposarla.

Invece nel viaggio di ritorno, abbandonò la giovane dormiente nell'isola di Nasso. Dimenticatosi di sostituire la vela nera della nave con una bianca, lasciò credere al padre Egeo che il figlio fosse morto; il vecchio dalla disperazione si gettò nel mare che da allora porta il suo nome.

Teseo fece una spedizione contro le Amazzoni e s'impadronì di molte di queste donne col tradimento. Sposò poi una di esse, Antiope da cui ebbe un figlio, Ippolito.

Morta Antiope, Teseo sposò Fedra la quale s'incapricciò di Ippolito; poiché questi la respinse, la perfida donna l'accusò presso il padre. Teseo maledisse il figlio che per effetto di tale maledizione subì una tragica fine; Fedra vinta dai rimorsi, si uccise.

Fatta amicizia con Piritoo, re dei Lapiti, Teseo prese parte alla lite dei Lapiti coi Centauri. Accompagnò poi Piritoo nell'Erebo, quando costui vi scese per rapire Persefone.

L'impresa finì male e Teseo venne poi liberato da Eracle. Tornato ad Atene scoprì che il suo trono era occupato da un usurpatore ed il suo popolo non lo voleva più. Triste si rifugiò a Sciro dove Licomede, re dell'isola, lo uccise a tradimento.

Dopo secoli le sue spoglie furono riportate ad Atene e il popolo lo venerò come l'eroe della stirpe ionica.

Curiosità del mito
Secondo una versione razionalizzante di Filocoro di Atene, Teseo, giunto a Creta, partecipò ai giochi istituiti in suo onore, e nel corso di essi si scontrò nella lotta con l’amante di Pasifae, detto Toro per la sua forza, suscitando l’ammirazione di Minosse stesso, che era contento di veder punito l’amante della moglie, e che perciò liberò il giovane e i suoi compagni.

TESPIA

Θέσπια, figlia del fiume Asopo ed eponima della città che da lei ebbe nome la città di Tespie (Θεσπιαί) altri, però, affermano che il nome alla città lo diede Tespio, venuto qui da Atene.

TESPIO

Θέσπιόν, quando Eracle ancora diciottenne stava cacciando il leone Nemeo fu ospitato da Tespio, re dei Tespi.

Il povero Tespio, da diverse spose aveva avuto ben cinquanta figlie molto irrequiete e temendo che potessero darsi ad amori sconvenienti e desiderando avere dei discendenti di origine divina, decise di approfittare della presenza di Eracle per far fare un figlio ad ognuna di queste.

Quindi offrì la primogenita Procri come compagna di letto. Come è facile immaginare Eracle, ben felice dell'offerta, non disdegnò tanta ospitalità. Ma Tespio ogni notte gli mandava una figlia diversa tranne l'ultima che volle serbare vergine.

Un' altra versione dice che Eracle le deflorò tutte in una sola notte compiendo così la sua “tredicesima fatica”.

TETI

Due sono i personaggi di nome Teti, o meglio, sono due in italiano, in greco sono distinte in Tethys e Thetis.

Per evitare confusioni si è distinto chiamando una Teti e l'altra Tètide (Θέτῐς) bisogna ricordare sempre chi è Teti e chi Tètide.
Tethys (Τηθύς), era una Titanessa figlia di Urano e di Gea, sposa di Oceano, madre dei fiumi e delle Oceanine.

Thetis, (Tètide) era figlia di Nereo e di Doride, quindi nipote di Tethys (Teti), e sorella di Licomede re di Sciro, era la più bella delle Nereidi. Thetis accolse il piccolo Efesto quando fu gettato dalla madre dall'Olimpo, e fu essa che sposò Peleo e dalla loro unione nacque Achille, Efesto per sdebitarsi forgiò l'armatura del pelide.

è lei che quando il figlio Achille angustiato da Agamennone per la sottrazione della bella Briseide, va in riva al mare a sfogarsi apparendogli gli domanda:

Figlio, a che piangi? e qual t'opprime affanno?
Dì, non celarlo in cor; meco il dividi.

(Iliade I).
E saputo il fatto subito va sull'Olimpo da Zeus:
Innanzi a lui
la Dea s'assise; colla manca strinse
le divine ginocchia; e colla destra
molcendo il mento, e supplicando, disse:
- Giove padre, se d'opre e di parole
giovevole fra' numi unqua ti fui,
un mio voto adempisci.

Col cuore amareggiato di madre chiede a Zeus di volgere la guerra a favore dei troiani in modo da fare un dispetto ad Agamennone.

Il sommo dio acconsente per poi ricambiare nuovamente le sorti quando Achille addolorato ed infuriato per la morte dell'amico Patroclo riprende la battaglia.

THANATOS o TÀNATO

Θάνατος, personificazione della Morte, concepito da Notte senza alcuno ausilio. Era fratello di Hypnos (il Sonno) e di tante altre divinità più o meno mostruose.

La Notte a luce die' l'odïoso Destino, la Parca
negra, la Morte, il Sonno, fu madre alla stirpe dei Sogni
(né con alcuno giacque per dar loro vita, l'Ombrosa
(Esiodo Teogonia).
Leggi l'inno orfico alla morte.

THIASOS

Θίᾰσος, giovane dio cretese che muore e rinasce ogni anno.

TIADI

Θυιάδἡ, ninfe del corteggio di Dioniso. Partecipavano a riti orgiastici del dio ed erano molto simili alle Baccanti e alle Menadi.

TIBARENI

Τιβαρηνοί, Apollonio Rodio nelle Argonautiche ai versi 1009-1014 narra di questo popolo del Mar Nero ricco di greggi e noto per l’ospitalità e per il carattere ludico e per la seguente stranezza:
Qui, quando le donne partoriscono figli ai mariti,
sono essi, i mariti, che si mettono a letto e che gemono,
con il capo bendato, e le donne provvedono al cibo
per loro e preparano i bagni rituali del parto.

Di queste stranezze ne parlano anche Strabone a III 4, 17 a proposito dei Baschi e Diodoro Siculo a proposito degli abitanti di Cirno. Comunque questa usanza era molto diffusa in vari popoli e in varie epoche, sino ai nostri giorni.

TICHE

Τύχη, dea del destino aveva il potere di decidere la fortuna dei singoli e della collettività.

I Romani la identificarono con la dea Fortuna. Ogni città aveva la propria dea Tiche figurata con una corona turrita in capo e con in mano dei simboli di buon augurio. Palamede, dedicò i dadi da lui inventati nel tempio della dea ad Argo.
Anche un quartiere di Siracusa aveva questo nome.

TIDEO

Τῡδεύς, figlio di Eneo re di Calidone e di Peribea. Fu esiliato per aver ucciso il fratello Melanippo. Stabilitosi ad Argo, sposò Deipile o Deifile, figlia di Adrasto; dalla loro unione nacque Diomede.
L'acquisizione di questa parentela gli fu fatale in quanto per vincolo familiare e per difendere l'onore del cognato Polinice fu costretto a partecipare come capo alla guerra contro Tebe. L'evento è meglio noto come I sette contro Tebe.
Tideo in un primo momento si recò a Tebe da Eteocle per tentare un accordo amichevole fra i due fratelli. Durante il suo soggiorno a Tebe, partecipò a varie gare vincendo tutti i premi perché assistito da Atena. I tebani invidiosi, inviarono un drappello di 50 uomini armati lungo la strada di Argo a tendere un agguato a Tideo. L'eroe assistito da Atena e da alcuni suoi amici, uccise tutti i Tebani, fuorché uno solo che fu risparmiato per portare a Tebe la notizia della loro sconfitta. Dopo molte azioni di valore fu ucciso da Melanippo sotto le mura di Tebe insieme con la maggior parte dei generali.

TIESTE

Θυέστης, figlio di Pelope e Ippodamia e fratello di Atreo. Invidioso del fatto che Atreo come primogenito aveva diritto a ereditare il trono di Pelope, cominciò a tramare contro di lui. Per portare a compimento il suo iniquo piano, iniziò col sedurre Erope figlia di Catreo e sposa di Atreo e così si fece dare il vello d'oro dono che Ermes aveva fatto a Pelope.
Un oracolo aveva detto ai Micenei di prendere come re un figlio di Pelope, e Atreo e Tieste vennero fatti chiamare. In una discussione su chi avesse diritto al regno, Tieste disse alla gente che doveva essere re chi era in possesso del vello d'oro: Atreo fu d'accordo, e allora Tieste mostrò il vello d'oro, ed ebbe il regno. Zeus mandò Ermes da Atreo, per dirgli di chiedere a Tieste se era d'accordo a cedergli il regno, nel caso che il sole avesse mutato il suo corso. Tieste acconsentì, e il sole tramontò a oriente. A questa testimonianza divina dell'usurpazione di Tieste, Atreo ebbe il regno e cacciò in esilio Tieste. Quando in seguito venne a sapere dell'adulterio mandò un messaggero per invitarlo a una riconciliazione. Tieste ritornò, ma Atreo, fingendosi ancora amico, uccise i figli che Tieste aveva avuto da una ninfa Naiade - Aglao, Callileonte e Orcomeno - proprio mentre stavano all'altare di Zeus come supplici. Li fece a pezzi e li cucinò, poi li offrì per cena a Tieste, dopo aver messo da parte la testa, le mani e i piedi. Tieste li mangiò, e allora Atreo gli fece vedere la loro testa, le mani e i piedi: poi di nuovo lo cacciò in esilio.

Ecco come reagì Tieste dopo aver saputo di avere mangiato i propri figli:
Ecco di cosa si sono vergognati gli dèi, ecco cosa ha respinto il sole
verso oriente. Misero me, che parole griderò, che lamenti? Ci sono parole
che mi bastino? Le loro teste recise, io le vedo, vedo le mani mozzate, e
i frammenti delle gambe. è quanto l'avido padre non è riuscito a ingoiare.
Si rovesciano, qui dentro, le mie viscere, lotta senza uscita il delitto
che vi è rinchiuso, cerca un varco. Qua, dammi la tua spada, fratello...
il mio sangue lo conosci bene... col ferro Si apra un varco ai miei figli.
Non me la dai, la spada? Squarciati, allora, petto, per i colpi e i
gemiti. Ferma la tua mano, infelice! Abbi pietà dei morti... Chi l'ha mai
visto un delitto così? Un brigante del Caucaso selvaggio? Il terrore della
terra cecropia, Procuste? Sì, io, il padre, gravo sui miei figli e i miei
figli gravano su di me. Non c'è limite al delitto?
(Seneca, Tieste)

Si narra che il Sole si nascose, e non comparve in quel giorno sull'orizzonte per non prestare la sua luce ad un'azione così orribile. Tieste si vendicò a sua volta facendolo uccidere dal proprio figlio Egisto.

TIFEO

Τῠφωεύς, Personificazione del vento impetuoso del Sud. Dopo che Zeus aveva sconfitto i Giganti, Gea sempre più furibonda per la triste sorte dei figli, con l'intento di vendicarsi si accoppiò con Tartaro e generò questo essere mostruoso. Ecco come Esiodo lo descrive nella Teogonia:

Tifeo fortissimo: aveva
cento gagliarde mani, disposte ad ogni opera, e cento
infaticabili piedi di Nume gagliardo; e di serpe
aveva cento capi, d'orribile drago, e vibrava
cento livide lingue da tutte le orribili teste,
sotto le sopracciglia di fuoco: brillavano gli occhi,
ardevan fiamme , quando guardava, da tutte le teste.
E avevan tutte quante favella le orribili teste,
voci emettevan meravigliose, di tutte le specie.
Ora parlavan sí da intenderle i Numi: muggiti
alti mandavan poi di tauro, d'immenso vigore,
di fiera voce; poi di leone dall'animo crudo;
poscia sembravan guaiti di cuccioli, e a udirli stupivi:
eran boati poi, n'echeggiavano l'alpi sublimi.

Con gli occhi che sprizzavano fiamme, in tutta la sua mostruosa enormità, Tifeo passò all'attacco del cielo, fra urla e sibili, dalla sua bocca sgorgavano torrenti di fuoco.

Gli Olimpi annichilirono a quella visione e mutatisi in animali per non farsi riconoscere fuggirono in Egitto.

L'unico che rimase fu Zeus che armatosi delle sue folgori e del famoso falcetto d'acciao, iniziò a colpire il mostro con le sue saette. Tifeo ferito fuggì via ma Zeus, imprudentemente, vedendolo ferito si avvicinò col suo falcetto per finirlo. Non l'avesse mai fatto; infatti, non appena Zeus fu a tiro delle sue spire, Tifeo lo avvolse e lo immobilizzò, quindi gli strappò il falcetto dalle mani e con lo stesso gli recise i tendini di tutti gli arti rendendolo simile a una marionetta senza fili. Poi Tifeo legò bene il sommo dio e lo condusse in Cilicia nell'antro Coricio dove lo affidò alla custodia della mostruosa Delfine che era una fanciulla metà donna e metà animale.

A questo punto si potrebbe pensare che tutto sia finito qui, invece la storia continua: Ermes e Pan che si erano ripresi dallo spavento iniziale, usando uno stratagemma distrassero Delfine, s'impossessarono dei tendini che riadattarono a Zeus.

Il divino Zeus ritornato nel pieno della sua forma, stavolta salì sul suo carro trainato da cavalli alati e dall'alto bombardò di saette Tifeo che iniziò una lunga fuga; quando si trovò a passare sul monte Nisa, le Moire lo ingannarono e gli offrirono, per indebolirlo, i frutti della morte, mentre Zeus lo incalzava.

Allora Tifeo attraversò il mare per rifugiarsi in Sicilia ma Zeus gli gettò addosso l'altissimo monte Etna, schiacciandolo: è da quel giorno, dicono, che l'Etna erutta fuoco, ogni qual volta Tifeo tenta di scrollarsi di dosso la montagna.

Una versione alternativa, anch'essa arcaica, fa di lui invece un figlio di Era, nato per partenogenesi, come contrappasso per il parto monogenetico di Atena.

La sua figura è associata anche alle attività vulcaniche (Omero, Iliade II, 781; Eschilo, Prometeo incatenato 351 ss.)

Gli Egizi lo chiamarono Set o Seteh (Plutarco, Iside e Osiride 351 f e 367 d).

TIGASI

Τίγασις, figlio di Eracle e della Tespiade Fileide.

TIIA

Θυῖα, figlia di Castalio o del fiume Celso, fu la prima sacerdotessa di Dioniso. Dalla sua unione con Apollo nacque Delfo che diede il suo nome alla città divenuta famosa per l'oracolo.

TIMÈTE

Θῠμοίτης, ultimo re Teseide di Atene o, come racconta l' "Eneide", fratello di Priamo che per primo consigliò di introdurre a Troia il fatidico

cavallo di legno.
Il primo fu Timete
a dir ch'entro le mura, e ne la ròcca
quindi si conducesse, o froda, o fato
che ciò fosse de' miseri Troiani
(Virgilio, Eneide II)

TINDAREO o TINDARO

Τυνδάρεος, re di Sparta, figlio di Ebalo e di Batea. Tindareo sposò Leda, ma la stessa notte anche Zeus nella forma di cigno si unì a lei. Trascorso il tempo, Leda partorì Polluce ed Elena da Zeus, e Castore e Clitennestra da Tindareo.

Fu il maggiore persecutore del nipote Oreste che aveva ucciso la madre Clitennestra per vendicare l'uccisione da parte di lei, del padre Agamennone.

TIONÈO

Θυωναῖος, epiteto di Dioniso figlio di Tione nome che il dio diede alla madre Semele dopo averla strappata al regno di Ade e condotta sull’Olimpo.

TIRESIA

Τειρεσίας, indovino tebano al quale vengono attribuite le più strane avventure.

Un giorno mentre era sul monte Citerone gli capitò di vedere due serpi avvinghiate e uccidendo la femmina fu nello stesso momento mutato in donna e divenne una prostituta rinomata.

Sette anni dopo nello stesso luogo, gli capitò di uccidere il maschio di serpe e divenne nuovamente uomo.

Dato che lui era stato sia uomo che donna, Era e Zeus lo chiamarono al loro cospetto perché volevano sapere nell'amplesso amoroso chi godesse di più; Tiresia sentenziò che fatte le parti del piacere amoroso pari a dieci, la donna ne riporta tre volte tre e l'uomo una sola.

A questa sentenza Era si arrabbiò e tolse la vista a Tiresia, allora Zeus per compensarlo gli diede il dono della profezia e la capacità di capire il linguaggio degli uccelli.

Anche dopo morto ottenne da Ade di conservare i suoi poteri e di potersene servire, infatti quando Ulisse scese nel Tartaro, l'ombra di Tiresia lo mise a conoscenza che Poseidone gli era ostile e che sarebbe riuscito ugualmente a giungere ad Itaca.

Predisse la fine di Penteo e lo ammonì di non opporsi al culto di Dioniso.

un'altra versione del mito narra che Tiresia era un giovane pastore che ebbe la sfortuna di sorprendere la dea Atena nuda mentre si lavava a una sorgente, assieme alla sua stessa madre Cariclo.

Allora Atena gli sfiorò il viso con una mano e lo rese cieco perché aveva visto cose che non doveva vedere. Non proprio inutili furono le suppliche di Cariclo, poiché la dea in cambio della cecità concesse a Tiresia l’arte della profezia e gli donò un bastone di corniolo appoggiandosi al quale Tiresia poteva camminare come quelli che possedevano la vista.

TIRO

Τυρώ, figlia di Salmoneo e Alcidice, si era innamorata del dio fluviale Enipeo.

La ragazza vagava lungo le rive e piangendo gli sussurrava dolci parole ma Enipeo la ignorava.

Poseidone, per queste cose molto altruista, prese l'aspetto di Enipeo e si unì alla fanciulla.

Trascorso il dovuto tempo, Tiro partorì due gemelli: Pelia e Nelia. La fanciulla, per nascondere la sua colpa, abbandonò i due bambini che furono trovati e allevati da un guardiano di cavalli.

In seguito Tiro sposò lo zio Creteo col quale generò Amitaone, Fere ed Esone che fu padre di Giasone.
Τύρος, città della Fenicia.

TIRRÈNO

Τυρρηνός, figlio del re della Lidia Ati, eroe eponimo dei Tirreni (Etruschi), A seguito di una carestia, si stabilì con parte del popolo lidio in Italia. Secondo un'altra tradizione, figlio di Eracle e Onfale. Era ritenuto l'inventore della tromba.

TISÀMENO

Τεισαμενός, il vendicatore, figlio di Oreste ed Ermione, re di Sparta, Micene e Argo. Detronizzato dagli Eraclidi, che erano andati alla riconquista del Peloponneso, si rifugiò in Acaia, ma molto probabilmente restò ucciso in battaglia. Considerato uno dei più grandi eroi Spartani.

TITANI

Τιτάνων, i Titani erano delle divinità antichissime, tanto antiche che presso i Greci non avevano più culto, fatta eccezione per Elio e Crono. I Titani erano figli di Urano e di Gea, erano sei maschi e sei femmine i loro nomi sono:

I maschi: Coio, Crio, Crono, Giapeto, Iperione e Oceano;

Le femmine: Febe, Mnemosine, Teia, Temi, Teti e Rea.

Sposatisi tra di loro da Teia e Iperione nacquero: Elio, Selene ed Eos; da Febe e Coio nacquero: Asteria e Leto; da Rea e Crono nacquero: Demetra, Era, Estia, Ade, Poseidone e Zeus.

A sua volta Crono fu spodestato da Zeus, causando così la rivolta dei Titani (Esiodo, Teogonia 617-720) che il giovane dio mitigò con l'aiuto dei Ciclopi e dei Centimani.

Come si può notare le geniture a volte sono molto contrastate.

Poi, con Uràno giaciuta, generò l'Ocèano profondo,
e Coio, Crio, Giapèto, Mnemòsine, Tèmide, Rea,
Iperïone, Tea, l'amabile Tètide, e Febe
dalla ghirlanda d'oro. Dopo essi, il fortissimo Crono
venne alla luce, di scaltro consiglio, fra tutti i figliuoli
il piú tremendo; e d'ira terribile ardea contro il padre
(Esiodo, Teogonia).

TITONE

Τιθωνός, o Titònio, figlio di Laomedonte re di Troia; per la sua bellezza fu rapito e amato da Eos.

Dalla loro unione nacque Memnone. Eos volendolo amare per sempre chiese a Zeus l’immortalità (ma si scordò dell’eterna giovinezza) per il suo amato; il sommo dio molto sardonicamente la accontentò senza farsi ripetere più di una volta la richiesta.

Titone col passare del tempo invecchiava, e il suo corpo diveniva sempre più decrepito fino a disseccarsi.

Era la punizione che Zeus aveva voluto imporre a Eos per avere chiesto l’immortalità per un comune mortale, per saziare la propria voglia di sesso.

Alla fine Eos, che era rimasta a lui affezionata, chiese a Zeus di concedere a Titone di potere morire e il dio impietosito lo mutò in una cicala.

TIZIO

Τῐτῠός, gigante, figlio di Zeus e di Elare figlia di Orcomeno. Secondo una tradizione Leto si stava recando a Pito, quando Tizio la vide fu preso da una grande smania amorosa e tentò di violentarla: la divina Leto invocò l'aiuto dei figli e quelli lo uccisero con le loro infallibili frecce. Tizio viene punito anche nell'Ade, infatti, fu condannato all'eterna immobilità, mentre degli avvoltoi gli rodono il cuore.

Ecco poi Tizio, della Terra figlio,
Che sforzar non temé l'alma di Giove
Sposa, Latona, che volgeasi a Pito
Per le ridenti Panopèe campagne.

Per approfondire il tema Omero, Odissea XI, 576 ss..

TMÒLO

Τμῶλος, re della Lidia, figlio di Ares e di Teogone. Fu lo sposo di Onfale. Artemide lo fece uccidere da un toro selvaggio, perché all'interno del suo tempio, aveva osato violentare Arippe sua sacerdotessa. La povera e sventurata Arippe, a seguito della violenza subita si uccise impiccandosi. Tmolo fu seppellito sotto il monte che da lui poi prese il nome. In questo luogo vi sorse l'omonima città che fu poi distrutta da un terremoto.

TOANTE

Parecchi i Θόας, segue l'elenco dei più noti.

1) Uno dei Giganti ucciso assieme ad Agrio dalle Moire.

2) re di Lemno, figlio di Dioniso e Arianna. Le donne di Lemno non onoravano Afrodite, allora la dea aveva gettato loro addosso un fetore tanto cattivo, che i loro mariti si erano presi come compagne di letto delle schiave, catturate nelle regioni costiere della Tracia. Per questa grande offesa, le donne di Lemno avevano ucciso i loro padri e i loro mariti; solo Ipsipile aveva risparmiato in segreto suo padre Toante. Quando le Lemniadi, si accorsero che Ipsipile aveva salvato il padre, a lui lo uccisero, e lei l'avevano venduta come schiava a Licurgo.

3) Toante, re di Tauride. Per tradizione i Tauri (era una popolazione scita) uccidevano tutti gli stranieri e li gettavano nel fuoco sacro a Artemide, che si trovava nel recinto sacro e saliva direttamente dall'Ade. Quando Oreste arrivò in Tauride insieme a Pilade, per prendere l'immagine della dea, fu subito scoperto, catturato e portato prigioniero al re Toante, che lo affidò alla sacerdotessa Ifigenia, che, avendo riconosciuto suo fratello Oreste, invece di ucciderlo, fuggì insieme con lui e con Pilade, portando con loro l'immagine di Artemide. Alcuni dicono che Oreste uccise Toante, prima di fuggire.

4) figlio di Andremone e Gorge, comandante degli Etoli, partecipò alla guerra contro Troia con quaranta navi.

5) Uno dei pretendenti alla mano di Elena e quindi al regno di Ulisse.

6) Uno dei figli di Icario e della ninfa Naiade Peribe.

TRACHIO

Τραχίος, il roccioso uno dei Ciclopi.

TRACIA

Θράιϰηι, sinonimo di genti bellicose, territorio dove Ares preferiva soggiornare.
Da notare che gli antichi col termine di Traci, Bistoni e Geloni, solevano indicavano esempi di popoli incivili e bellicosi.

TRASIO

Θράσιος, o Frasio o Tasio, celebre indovino di Cipro, il quale essendo andato alla corte di Busiride, re di Egitto, in tempo di estrema siccità, aveva profetizzato che la carestia avrebbe avuto fine se ogni anno avessero sacrificato a Zeus uno straniero. Busiride avendogli chiesto di qual paese egli fosse, ed avendo inteso ch'era straniero, gli disse: sarai tu il primo, che darà dell'acqua all'Egitto, e lo fece uccidere.

TRIGIA

Τρῠγία, personificazione della feccia del vino raffigurata come una vecchia ubriaca che non si regge in piedi e disturbatrice delle danze ritmiche dei Satiri e dei Coribanti.

TRITOGENE

Τρῑτογενής, (παῖς μοι τριτογενὴς εἴη, μὴ τριτογένεια) possa mio figlio essere tritogene, non tritogenia…; forse di nati nel 3º o nel 23º giorno del mese.

TRITOGENIA

Τρῑτογένεια, epiteto di Atena.

TRITONE

Τρίτων, figlio di Anfitrite e di Poseidone, ma c'è chi dice che la madre era Salacia. Uomo nella parte superiore e pesce nella parte inferiore, abitava i mari.

Era un abile amatore ed era circondato dalle Nereidi, rivolse le sue attenzioni anche ad Ecate. Come tutte le divinità marine, aveva capacità metamorfica e profetica ed era testimone ai giuramenti. Creatura ambigua, spesso soccorreva ma talvolta era maligno e ostile.

E proprio in questa sembianza malevola veniva raffigurato armato di lancia.

Si narra che un giorno, mentre le Baccanti si recavano presso la riva del mare per celebrare i rituali, Tritone le aggredì, queste chiamarono in soccorso Dioniso, che lo affrontò e lo sconfisse.

Viene dato come probabile educatore di Atena infante. Con la sua Buccina soffiandoci dentro poteva sollevare o placare le tempeste.

Ecco un passo del primo libro delle Metamorfosi di Ovidio che ci descrive l'azione di placare le acque:
...il dio degli oceani rabbonì le acque, chiamò l'azzurro Tritone,
che sporge fuori dai gorghi con le spalle incrostate
di conchiglie, e gli ordinò di soffiare nel suo corno
sonoro, perché a quel segnale rientrassero
flutti e fiumi. E quello prese la sua buccina cava
e ritorta, che dalla punta si allarga a spirale,
la buccina che, se le si dà fiato in mezzo al mare,
riempie con la sua voce le coste da levante a ponente.
Anche allora, quando tra la barba madida la portò alla bocca
gocciolante e, soffiando a comando, sonò la ritirata,
l'udirono tutte le acque del mare e della terraferma,
e tutte, udendola, ripresero i loro confini.

TRITTÒLEMO

Τριπτόλεμος, figlio di Metanira e di Celeo, re di Eleusi. Fu allevato da Demetra, per riconoscenza verso Celeo che l'aveva bene ospitata nella sua casa quando, durante il suo pellegrinaggio alla ricerca della figlia Persefone, si era presentata sotto l'aspetto d'una povera vecchia. Per ricompensarlo, la dea gli diede un carro guidato da draghi alati, gli insegnò le pratiche dell'agricoltura e gli affidò il frumento, perché dall'alto del cielo lo spargesse su tutta la terra abitata. Un altro mito narrava che quando Trittolemo col suo carro giunse a Patrasso, consegnò i semi di grano al re Eumelo; mentre Trittolemo dormiva, Antea figlio di Eumelo, gli rubò il carro divino e volle provare a seminare lui stesso la terra, ma venne sbalzato e morì. Anche Linco provò qualcosa del genere.

TROFONIO

Τροφώνιος, figlio di Apollo e di Epicaste. Suo fratello Agamede come lui era un famoso architetto. Entrambi progettarono e costruirono a Delfi, il tempio di Apollo, e a Ireo la tesoreria. Nel costruire quest'ultimo edificio, avevano praticato un passaggio segreto noto solamente ad essi. Ogni notte i due s'introfulavano nella tesoreria e rubavano del denaro. Ireo, vedendo diminuire, il denaro senza che le porte fossero aperte, pensò di tendere una trappola intorno all'edificio, in cui Agamede restò imprigionato.
Trofonio non riuscendo a liberarlo, lo decapitò; per il timore, che confessando lo compromettesse. Qualche tempo dopo, la punizione divina lo colse e la terra si aprì sotto i piedi di Trofonio e lo inghiottì vivo.
Nel bosco sacro di Lebadea, sul posto dov'egli era stato inghiottito fu innalzata una colonna.
Il suo sepolcro fu dimenticato per qualche tempo; ma essendo sopraggiunta una carestia ad affliggere la Beozia, si andò a consultare l'Oracolo di Delfi, il quale, per mezzo della Pizia, rispose che dovevasi ricorrere a Trofonio, e andare a cercarlo a Lebadea.
I messi vi si recarono, ed ottennero la risposta, che indicò loro il modo come far cessar la carestia. Dopo quel fatto a Trofonio venne innalzato un tempio dove riceveva sacrifici in cambio di oracoli.
I riti da effettuare per ottenere gli oracoli da Trofonio erano molto laboriosi e complessi. Se Trofonio veniva interrogato senza i dovuti preparativi, la pena era la morte.
Quello che segue è il responso in esametri che Trofonio diede ai messi Tebani che lo interrogarono nell'imminenza della battaglia di Leuttra: «Prima di venire alle mani coi nemici, innalzate un trofeo, / ornandolo col mio scudo che collocò nel tempio / il bellicoso Aristomene di Messenia. E io / sterminerò l’esercito degli uomini ostili armati di scudo».

TROIA

Τροία, città della Troade, chiamata propriamente Ilio dal nome del suo fondatore, fu teatro della decennale omonima guerra.

Secondo la leggenda sarebbe stata fondata da Ilo, figlio di Troo e di Calliroe. Ilo trasferitosi in Frigia, partecipò ai giochi organizzati dal re di quel paese e vinse la gara di lotta. Come premio ebbe in dono cinquanta fanciulli e cinquanta fanciulle; inoltre il re, seguendo il consiglio di un oracolo, gli diede una vacca, dicendogli di fondare una città nel luogo dove la bestia si fosse sdraiata a terra.

Ilo seguì l'animale che, arrivato alla collina chiamata Ate Frigia, si sdraiò a terra: qui Ilo costruì la città che chiamò Ilio.

Poi pregò Zeus di mandargli un segno, e il giorno appresso davanti alla sua tenda trovò il Palladio, statua a gambe unite che nella mano destra teneva una lancia alzata e nella sinistra una rocca e un fuso. Le sue mura sarebbero state costruite da Apollo e da Poseidone come espiazione per il tentativo di rovesciare Zeus. La rocca di Troia aveva il nome di Pergamo.

TROIANE (LE)

Τρωϊάδες, tragedia di Euripide che rappresenta una ferma e dura condanna della guerra attraverso la narrazione delle sofferenze patite dalle nobili troiane dopo l'assedio della città.

TROILO

Τρωΐλος, l'ultimo dei cinquanta figli di Priamo (si dice che fosse figlio di Apollo). Era destino che Troia non fosse presa finché Troilo vivesse. Achille tese un agguato a Troilo nel tempio di Apollo Timbreo e lo uccise; poco tempo dopo la città fu presa dai Greci. Apollo non perdonò mai ad Achille di avere commesso un sacrilegio nel suo tempio.

TROMBA ETRUSCA o SALPINGE

σάλπιγξ, era la tromba di guerra così chiamata in quanto Atena inventò per i per i Tirreni (= Etruschi) la tromba, e per questo la dea presso gli Argivi era onorata col termine di Atena Salpinge.