Indice alfabetico


Testo

NAIADI

Νᾱϊάς - Νᾱΐς, ninfe delle acque sorgive, dei fiumi, dei laghi, delle fonti e delle cascate. In genere erano dotate di poteri benefici. Rapirono e tennero presso di sé Ila, il giovane amato da Eracle. Raffigurate come fanciulle dall'aspetto bellissimo. Anche se di natura divina (sono spesso figlie di Zeus o discendenti di Oceano o figlie di divinità fluviali), esse non sono però immortali. Nei testi antichi, le Naiadi spesso erano usate per dare lustro alle famiglie più importanti.

NAPEE

Νάπη, ninfe delle valli (dal greco nape = valle) presiedevano alle campagne, ai boschetti ed ai prati. Del tutto simili alle Naiadi.

NARCEO

Ναρκαῖος, figlio della ninfa Fiscòa e del dio Dioniso.

NARCISO

Νάρκισσος, figlio della ninfa Lirìope e del dio fluviale Cefìso. Ragazzo dalla bellezza indescrivibile.

Di lui si innamorò la ninfa Eco, lui non volle corrisponderla e la povera ninfa si ridusse a un'ombra e non rimase altro che la voce.

Nemesi la dea che puniva le colpe e le debolezze degli uomini, commossa per la fine della ninfa decise di vendicarla e per fare ciò condusse Narcìso ad una fonte dalle acque limpidissime che rifletterono l'immagine del giovane, il quale vedendo la sua immagine riflessa se ne innamora e non vuole più lasciarla finché non muore. Fu da Nemesi mutato nell'omonimo fiore che fu poi consacrato alle Erinni.

Ecco la maledizione a lui lanciata dall'ennesima vittima:

«Che possa innamorarsi anche lui e non possedere chi ama!».
Così disse, e la dea di Ramnunte assentì a quella giusta preghiera...
...Ingenuo, perché t'illudi d'afferrare un'immagine che fugge?
Ciò che brami non esiste; ciò che ami, se ti volti, lo perdi!
Quella che scorgi non è che il fantasma di una figura riflessa:
nulla ha di suo; con te venne e con te rimane;
con te se ne andrebbe, se ad andartene tu riuscissi.
Ma né il bisogno di cibo o il bisogno di riposo
riescono a staccarlo di lì: disteso sull'erba velata d'ombra,
fissa con sguardo insaziabile quella forma che l'inganna
e si strugge, vittima dei suoi occhi. Poi sollevandosi un poco,
tende le braccia a quel bosco che lo circonda e dice:
«Esiste mai amante, o selve, che abbia più crudelmente sofferto?
Voi certo lo sapete, voi che a tanti offriste in soccorso un rifugio...

Ovidio, Metamorfosi III.

Un'altra versione del mito narrata da Pausania racconta così: Narciso aveva una sorella gemella di cui s'innamorò; la ragazza morì giovane e Narciso, per trovare sollievo al suo dolore, si recava in una sorgente a specchiarsi per ritrovare nei suoi tratti il viso dell'amata sorella, immaginando così di averla davanti ai suoi occhi.

NASSO

Νάξος, isola del mare Egeo, la più grande delle Cicladi, legata alle vicende di Dioniso e Arianna. Artemide con un trabocchetto vi uccise gli Aloadi. Secondo un mito locale, sembra che la dea Era quando partorì il deforme Efesto lo affidò a Cedalione che in quest'isola insegnò al piccolo dio a forgiare e lavorare i metalli.

NAUCRATE

Ναυκράτης, una delle schiave di Minosse, unitasi con Dedalo divenne madre di Icaro.

NAUPLIO

Ναύπλιος, figlio di Poseidone e di Amimòme e re dell'Eubea, gli si attribuiva la fondazione di Nauplia, da grande navigatore quale egli era inventò il modo di stabilire le rotte facendo riferimento all'Orsa Maggiore.

Nauplio era conosciuto per avere acceso dei falsi segnali di fuoco sul monte Cafereo, quello che adesso si chiama Silofago, affinché i Greci seguendo quei fuochi, che credevano trattarsi di un porto, si schiantassero sugli scogli. Questo perché Palamede, il figlio di Nauplio e Climene, figlia di Catreo, era stato lapidato a morte grazie all'inganno di Odisseo (Ulisse).

(Quando Nauplio l'aveva saputo, subito aveva raggiunto l'esercito greco, chiedendo giustizia per il figlio, ma era ripartito senza ottenerla, perché tutti appoggiavano Agamennone, il quale preferì credere al comodo inganno di Odisseo, piuttosto che alla difficile prova di innocenza di Palamede.

Allora Nauplio costeggiò tutte le regioni della Grecia, istigando le mogli dei capi greci a tradire i loro mariti assenti: così Clitennestra commise adulterio con Egisto, Egialia con Comete, e Meda, sposa di Idomeneo, con Leuco).

Quando Nauplio seppe che Odisseo si era salvato dal naufragio, si uccise.

NAUSICAA

Ναυσῐκάα, figlia di re Alcinoo e della regina Arete dei Feaci, fu la prima a incontrare Ulisse appena naufragato sulle coste di Corciria e ad accompagnarlo alla corte del padre.

NEBRIDE

Νεβρίς, così era chiamata la pelle del cerbiatto (simbolo dell'etere) debitamente conciata a caratteristico ornamento di Dioniso, dei suoi sacerdoti e dei suoi seguaci. Nelle Dionisiache, Nonno di Panopoli la descrive così: mantello villoso, ad imitazione del cielo sfavillante di stelle.

NECESSITÀ

ἀνάγκη, figlia della Fortuna, dea allegorica della fatalità ineluttabile. Anche il sommo Zeus ubbidiva ciecamente ai suoi voleri. Era chiamata anche col nome di Ananke. Per i Romani si chiamava Necessitas

NEERA

Νέαιρα, sposa di Elio e madre di Faetusa e Lampezia.

NEFELE

Νεφέλη, fu la nuvola che Zeus mutò in sosia di Era e che Issione possedette generando così il primo Centauro (che non aveva nulla a che vedere coi Centauri che conosciamo).

In seguito Era la diede in sposa ad Atamante. Atamante, successivamente ripudiò la propria sposa divina, dalla quale aveva avuto i figli Frisso ed Elle, e si accasò con Ino.

Offesa, Nefele si ritirò in cielo, privando la terra delle sue acque vitali, tanto che tutta la regione fu devastata dalla siccità.

Si inviarono messaggeri a Delfi per consultare l'oracolo di Apollo, e Ino, che ricambiava l'odio di Nefele, convinse uno di loro a riferire che la siccità sarebbe terminata solo se Atamante avesse immolato Frisso sull'altare di Zeus Lafistio (un monte vicino a Orcomeno in Beozia).

Ma un ariete volante, che possedeva il dono della parola, avvisò Frisso ed Elle del pericolo ed essi fuggirono per l'aria aggrappati ai fitti bioccoli del suo vello dorato.

Occorreva però un sacrificio umano per allontanare la contaminazione; Nefele ottenne che a morire fosse lo sposo infedele.

Atamante, inghirlandato per il sacrificio, fu condotto in processione all'altare ma quando già il coltello stava per calare sopra di lui venne salvato da Eracle, il quale gli rivelò che Frisso era vivo.

NELEO

Νηλεύς, questo è un mito alquanto ingarbugliato da spiegare in modo semplice, proviamoci...
Neleo, re di Pilo, era fratello gemello di Pelia e figlio di Creteo e della ninfa Tiro.

Nella realtà del mito, Creteo era solo il padre umano, infatti, Apollodoro nella "Biblioteca - I, 9 ci racconta che Tiro era figlia di Salmoneo, fratello di Creteo e di Sisifo. Tiro, innamorata del fiume Enipeo, vagava lungo le sue rive, piangendo.

Allora Poseidone (gran donnaiolo e furbacchione) prese l'aspetto di Enipeo e si unì a Tiro, inconsapevole dello scambio; non contento, per non farsi vedere, fece alzare un'onda spumeggiante e alta come una montagna che li nascondeva agli occhi degli uomini.

Dall'unione nacquero due gemelli, Pelia e Neleo, che la madre abbandonò per nascondere la sua colpa. Essi furono trovati da un mandriano di passaggio che li allevò.

Quando furono grandi e scoprirono la loro vera origine, i due fratelli uccisero la matrigna Sidero, che aveva fatto subire tanti tormenti alla loro madre Tiro.

Secondo una variante della leggenda, forse testimoniata da Sofocle, i due bambini furono invece messi in una cesta e affidati alla corrente dell'Enipeo.

Un'altra versione di Igino (Favole 60, 239, 254) ci narra che Sisifo, zio di Tiro la violentò e così nacquero i due gemelli (in ogni caso figli della colpa e destinati a brutte azioni e brutta fine).

In tutte le varianti del mito Tiro sposò suo zio Creteo, re di Iolco, da cui ebbe altri figli, tra i quali Esone, il padre di Giasone.

Dopo questa gran confusione sulla nascita, cerchiamo di capire come visse e morì.

Alla morte di Creteo, Pelia salì al trono di Iolco e scacciò Neleo dalla città. Neleo, profugo da Iolco, si recò in Messenia dove fondò Pilo divenendone il re. Sposò Clori o Cloride (e qua il mito si complica), unica superstite delle Niobidi (i figli di Niobe).

Quando Eracle, dopo avere ucciso sua moglie, i suoi figli e Ifito figlio di Eurito, si recò a Pilo per essere purificato da Neleo, questi si rifiutò perché Eurito era suo amico.

Allora Eracle occupata la città, uccise Periclimeno (quando assunse la forma di aquila), il più forte fra i figli di Neleo, che pure aveva combattuto usando la sua facoltà di trasformarsi in varie forme. Uccise anche Neleo e tutti gli altri suoi figli tranne Nestore, che era ancora un ragazzo e veniva allevato nella terra dei Gereni.
Sotto seguono le curiosità del mito.
Durante la battaglia, Eracle ferì lo stesso Ade, che era intervenuto a favore di Pilo. (Igino - Miti 31; Apollodoro, I, 9 - II, 6, 2).
Pausania in (2, 2, 2), scrive di una tomba di Neleo a Corinto dove questi sarebbe morto di malattia.

NEMEA

Νεμέα, figlia di Asopo, o secondo altri, di Zeus e di Selene, diede il suo nome ad una contrada dell'Argolide, ov'era una vasta foresta, famosa per il leone ucciso da Eracle.
Famoso il suo santuario e i giuochi atletici che vi si tenevano ogni due anni in onore di Zeus Nemeo (Νεμεήτης). Se ne attribuiva l'istituzione ai Sette principi della spedizione contro Tebe.

NEMESI

Νέμεσις, dea della giustizia e della vendetta, perseguitava i malvagi e coloro i quali non facevano buon uso dei doni avuti dalla sorte. Essa tormentava senza tregua chiunque infrangeva le regole. Di lei si era incapricciato Zeus che voleva farla sua con ogni mezzo, Nemesi, per evitare l’unione, si era trasformata in pesce e in altre forme di animali; infine, rifugiatasi a Ramnunte e trasformatasi in oca, fu posseduta da Zeus trasformatosi in cigno. Ne venne un uovo dal quale nacque Elena.

NEÒCORO

Νεόχωρος, nome del funzionario addetto alla custodia e alla pulizia di un tempio. Da non confondere col sacerdote, equivalente al romano aedituus.

In età classica questa carica (neocoria) assunse tale importanza da essere a volte concessa a vita e ad honorem, a singoli devoti o a intere città particolarmente devote, le quali si assumevano la responsabilità del restauro e della manutenzione dei templi oltre alle spese delle feste sacre.

NEPENTE

Νηπενϑής, bevanda dalla straordinaria proprietà di alleviare dolori e tristezze (anche perché veniva somministrata col vino). Omero nell'Odissea ne vanta le proprietà:

...Farmachi insigni possedea, che in dono
Ebbe da Polidamna, dalla moglie
Di Tone nell'Egitto, ove possenti
Succhi diversi la feconda terra
Produce, quai salubri e quai mortali;
Ed ove, più che i medicanti altrove,
Tutti san del guarir l'arte divina,
Siccome gente da Peòn discesa.
Il nepente già infuso, e a' servi imposto
Versar dall'urne nelle tazze il vino...
...(Odissea, IV)

NEREIDI

Νηρηΐδες, le cinquanta figlie del dio Nereo, Ninfe marine del Mediterraneo, distinte dalle Naiadi, che erano le Ninfe delle acque dolci, e dalle Oceanine, Ninfe dell'Oceano. La più celebre delle Nereidi fu Tetide, madre di Achille.

Offese da Cassiopea, le Nereidi furono vendicate da Poseidone che pretese il sacrificio di Andromeda.

Ecco i loro nomi (secondo Apollodoro, sono 45, contro le 51 riportate nella Teogonia di Esiodo, però lo stesso Esiodo afferma che esse sono 50.

Anche Omero afferma che sono 50 Iliade XVIII 39-49): Cimotoe, Speio, Glauconome, Nausitoe, Alie, Erato, Sao, Anfitrite, Eunice, Teti, Eulimene, Agave, Eudore, Doto, Ferusa, Galatea, Actea, Pontomedusa, Ippotoe, Lisianassa, Cimo, Eione, Alimede, Plessaure, Eucrante, Proto, Calipso, Panope, Cranto, Neomeris, Ipponoe, Ianira, Polínome, Autonoe, Melite, Dione, Nesea, Dero, Evagore, Psamate, Eumolpe, Ione, Dinamene, Ceto e Limnoria.

NEREO

Νηρεύς, il "vecchio del mare", figlio di figlio di Gea e di Ponto, primordiale personificazione del Mare. Da Doride figlia di Oceano e di Tethys ebbe circa cinquanta figlie, le Nereidi.

Come le altre divinità marine, aveva la prerogativa di predire il futuro ed era dotato di poteri metamorfici che usava per assumere tutte le forme volute.

Generalmente usava questo suo potere per sfuggire gli inopportuni ma non gli valse a nulla contro Eracle. Sebbene lui assunse centinaia di forme diverse, dal leone alla pantera, al fuoco, Eracle lo tenne abbrancato finché Nereo non gli rivelò dove trovare i pomi delle Esperidi.

Era raffigurato come un vecchio di bell'aspetto con barba fluente e armato di tridente.

NEREO D'ARABIA

Νηρεύς Ἄραψ, così era chiamato l'Oceano Indiano.

NERITE

Νηρείτης, giovane bellissimo figlio di Nerèo, amante di Afrodite quando la dea abitava ancora il mare. Quando la dea dovette salire sull'Olimpo voleva portarlo con se ma avuto un rifiuto dal giovane, Afrodite lo mutò in conchiglia.

NESSO

Νέσσος, centauro, figlio d'Issione e di Nefele. Un giorno avendo veduto Eracle e Deianira fermati sulla sponda del fiume Eveno, le cui acque rapide erano ingrossate dalle piogge, si offrì di portare in groppa Deianira attraverso il fiume, del quale era traghettatore. Avendo tentato di rapirla, Eracle lo raggiunse, con una freccia intinta nel sangue velenoso dell'idra di Lerna lo uccise. Nesso prima di morire diede a Deianira la propria tunica insanguinata, facendole credere che le avrebbe fatto riconquistare l'amore di Eracle, qualora non l'avesse più amata. Tempo dopo accadde che Eracle s'innamorò di Iole e allora Deianira ricordandosi delle parole di Nesso, inviò la veste ad Eracle, che indossatala causò a questi sofferenze così atroci da spingerlo a darsi la morte sul rogo del Monte Eta.

NESTORE

Νέστωρ, re di Pilo, unico sopravvissuto degli undici figli di Neleo e di Cloride, uccisi da Eracle. Famoso per prudenza ed eloquenza; sposò Euridice e da lei ebbe molti figli; combatté coi Lapiti contro i Centauri. Alla guerra di Troia, già molto vecchio, fu ancora valoroso guerriero e soprattutto, prezioso consigliere dei Greci nei momenti difficili. Secondo l'Odissea, conquistata Troia, accolse Telemaco in ansia per la sorte di Ulisse, suo padre.

NETTARE

νέκτᾰρ, bevanda degli dèi, che dava l'immortalità a chi la beveva.

NICEA

Νικαίη, ninfa figlia del fiume Sangario. La giovane era votata alla caccia e le sue prede preferite erano i leoni e gli orsi di montagna. Di lei si innamorò non corrisposto il bovaro Inno.

Nonno di Panopoli nelle Dionisiache c. 15 vv. 206-298, racconta la triste ed avvincente storia di come Inno si innamorò di lei e come Nicea rifiutandolo lo uccise. Anche una città aveva lo stesso nome.

NIKE

1) Νίκη, figlia di Pallante e Stige, dea della vittoria.

Le si tributavano onori dopo ogni vittoria sia che fossero vittorie in guerra che in competizioni atletiche.

Ad Atene fu in parte assimilata dalla dea Atena, infatti gli ateniesi adoravano una Atena Nice, questa però, non aveva le ali. Nike veniva raffigurata come giovane donna dalle grandi ali di aquila, con una corona d'ulivo sul capo e con un ramo di palma nella mano.

Le sue statue più famose sono la Nike di Samotracia e la Nike di Peonio.

Suoi fratelli erano Cratos, Bia e Zelos. Chiamata anche coi nomi Nice o Niche.

2) Una delle 50 figlie di Tespio, unitasi con Eracle generò Nicodromo.

NINFA

Νύμφα, il termine generalmente indicava una giovane donna sessualmente matura, per cui il termine poteva essere usato per indicare senza distinzione una dea o una mortale.

Le Ninfe (Νύμφαι) figlie di divinità non erano immortali ma avevano una vita piuttosto lunga.

Riferendoci alle Ninfe come spiriti della natura, erano ritenute o figlie di Zeus o di Oceano o di Nereo.

C'erano tanti tipi di Ninfe: quelle dei monti erano le Oreadi; quelle delle acque: le Oceanidi, le Nereidi, le Potameidi, le Naiadi, le Creneidi e le Idriadi; quelle degli alberi e delle foreste: le Alseidi, le Amadriadi e le Driadi (la vita di queste era legata alla vita della pianta che proteggevano); quelle delle campagne e dei prati: le Agrostine e le Limniadi e tante altre. Di queste, solo le Nereidi, le Naiadi e le Limniadi ebbero il dono dell'immortalità.

Spesso al seguito di Artemide e di Ermes. Amavano molto la danza e la musica, che spesso dovevano trascurare per accudire agli dèi o ai figli degli stessi.

Questo non impediva loro di amoreggiare con i Satiri, con Pan e con qualche comune mortale al quale infondevano un'eccitazione tale da lasciarli mentalmente intorpiditi.

Non ebbero un culto particolare, tanto che veniva loro tributato all'aperto un'aspersione di latte, di miele, di vino e a volte dei fiori.

NINFONE

Tempio in prossimità di Fliunte, era dedicato a Dioniso, Demetra e Persefone. Il tale tempio i riti erano celebrati solo dalle donne. Gli uomini, invece, festeggiavano da soli nel tempio di Demetra Prostasia.

NIOBE
1) Νιόβη, figlia di Tantalo e sposa di Anfione. Madre di 14 figli, sette femmine e sette maschi. A quanto pare la sua è stata una famiglia di blasfemi peccatori: il padre di lei, aveva osato imbandire carni umane agli dèi, invece Niobe peccò nei confronti di Leto, madre di Apollo e di Artemide. Ma vediamo come fu che attirò su di lei la tremenda vendetta divina: Niobe orgogliosa di una prole numerosa, osò interrompere un rito dedicato alla dea, scacciando via dal tempio i fedeli che stavano sacrificando in onore a Leto, dicendo:

Chiedetevi ora se il mio orgoglio non abbia ragione d'essere,
e non permettetevi di preferirmi Latona,
nata da Ceo, un Titano qualunque,
Latona, a cui per sgravarsi
la terra pur vastissima negò a quel tempo il più piccolo luogo.
Né in cielo né in terra né in mare fu accolta la vostra dea;
bandita dal mondo, se ne andava errabonda, finché impietositasi
Delo le disse: "Straniera tu vaghi sulla terra, io sul mare",
e le offrì un malfermo approdo. Così divenne madre
di due figli:
un settimo di quelli che ho partorito io!
Sono felice: chi mai potrebbe negarlo? e sempre lo sarò:
anche di ciò chi può dubitarne? L'abbondanza mi rassicura.
Troppo grande sono perché la Fortuna mi possa nuocere:
anche se molto mi togliesse, molto di più dovrebbe lasciarmi.
La mia prosperità allontana i timori. Mettiamo pure
che da questa folla di figli me ne venga sottratto qualcuno:
per quanto spogliata, mai sarò ridotta ad averne solo due,
come Latona. Che differenza c'è fra lei e chi non ha figli?
Via, andatevene da questa cerimonia, e toglietevi il lauro
dai capelli!».
(Ovidio, Metamorfosi VI, 146 ss.)

Dopo essersi così vantata i due divini figli di Leto, sdegnati della sua insolenza, uccisero la sua numerosa prole. Tutte le femmine vennero uccise nel palazzo dalle frecce di Artemide; e tutti i maschi furono uccisi da Apollo mentre erano a caccia sul monte Citerone.

Dall'eccidio si salvarono solo un maschio e una femmina che in tempo pregarono Leto affinché li perdonasse. Dopo l'eccidio la sfortunata sacrilega lasciò Tebe e si rifugiò dal padre per averne conforto ma, in piena crisi di dolore, invocò la pietà divina.

Zeus, impietosito, la ascoltò e la mutò in pietra; da allora quella pietra giorno e notte versa delle lacrime che alimentano un ruscello che bagna la pianura.

Gli autori antichi davano differenti versioni sia del numero dei figli di Niobe (come ricorda anche Apollodoro), che del luogo della loro uccisione: e in Apollodoro sembra peraltro restare traccia di una certa confusione.

Per la famosa leggenda di Niobe, Omero, Iliade XXIV, 602 ss.; Diodoro Siculo 4, 74; Pausania 1, 21, 3; 2,21, 9; 5, 11,2; 8, 2,5-7; Eschilo e Sofocle dedicarono entrambi alla storia di Niobe una tragedia, di cui rimangono alcuni frammenti.

Anche l'arte figurata si ispirò spesso all'uccisione dei Niobidi: di grande importanza il gruppo statuario scoperto sull'Esquilino nel 1583, e ora conservato agli Uffizi, copia romana di un originale di Scopa o di Prassitele.

2) Niobe, figlia di Foroneo, era una sorta di madre primordiale, generatrice delle cose viventi; si diceva infatti che da lei e dal suo sposo Ecateo fossero derivati i Satiri e i Cureti.

NISA

1) Νῦσα, ninfa figlia di Oceano. Con le sorelle (le Iadi) si prese di cura di Dioniso quando era bambino. Il dio, per ricompensarle, prima le fece ringiovanire da Medea e successivamente le pose in cielo nella costellazione delle Iadi.

2) Monte sul quale Dioniso avrebbe trascorso la fanciullezza, da cui gli viene l'epiteto di Niseo. Sullo stesso monte le Moire ingannarono Tifone, dandogli da mangiare i frutti della morte, facendogli credere che così avrebbe ritrovato tutta la sua forza.

3) Uno dei Proci, pretendente la mano di Penelope.

NISO

Νῖσος, diverse le versioni di questo mito, noi ci limitiamo a una sola per non incorrere in confusioni difficili da districare.

Re di Megara e figlio di Pandione. Sulla testa aveva un capello d'oro; un oracolo aveva predetto che se fosse stato tagliato, il re avrebbe perso il regno. Assediato da Minosse per vendicare la morte del figlio Androgeo, Scilla, figlia di Niso, per volere della dea Afrodite si innamorò di Minosse.

La giovane in preda alla sua passione, temendo che Minosse potesse essere ferito, in piena notte entrò nella camera del padre e gli tagliò il fatidico capello.

Scilla con in mano il capello del padre si recò da Minosse per consegnarglielo, questo inorridito dell'atrocità commessa dalla ragazza la scacciò in malo modo dicendole:

«Che gli dèi, o infamia del nostro tempo, ti bandiscano dal loro mondo e a te si neghino la terra e il mare!».

Fu così che Minosse riuscì a conquistare Megara. Intanto Niso, alla ricerca di vendetta, inseguì la figlia colpevole del fatidico taglio quando venne mutato in un'aquila marina; librandosi nell'aria, scorse la figlia che tentava di arrampicarsi sulla nave di Minosse, allora si lanciò per straziarla, quando anche la ragazza venne mutata nell'uccello detto Ciris (forse l'allodola).

Per giustificare l'immagine, diciamo anche del Niso tenero compagno di Eurialo e a questo vi rimandiamo per altre informazioni.

NITTIMO

Νύκτιμος, il più piccolo dei figli di Licaone. Quando Zeus fulminò Licaone e tutti i suoi 50 figli, fu l'unico a essere stato risparmiato per intercessione di Gea. Secondo un'altra versione del mito fu proprio lui ad essere ucciso dai fratelli e servito come pietanza a Zeus.

NOMO
Termine dai molteplici significati:

1) νόμος, (regola, legge) Indicava le circoscrizioni religiose e amministrative. Si mantennero con poche variazioni, fino al 300 d.C. circa.

2) Nomo (nummo) nelle colonie della Magna Grecia, unità monetaria base.

3) Nome di una forma di composizione poetica destinata al canto monodico. Legato al culto di Apollo, era accompagnato dal suono della cetra o dell'aulos (strumento simile all'oboe).

4) νομός, oggi il Nomo indica le circoscrizioni amministrative: distretti e province.

NONIO

1) Νώνιος, altro nome di Aristeo, chiamato anche col nome di Agreo, figlio di Apollo e della ninfa Cirene. Da piccolo fu affidato alle Ninfe per essere allevato; queste gli insegnarono la cagliatura del latte, come costruire gli alveari e come coltivare l'olivo, sistema che poi insegnò agli altri uomini. Col nome di Aristeo fu adorato come dio protettore dei pastori, degli apicoltori e dei contadini. Aveva la facoltà di proteggere dalla siccità e dalle arsure.

2) Uno dei cavalli di Poseidone.

NOTO

Νότος, figlio di Astreo e di Eos. Dio dell'omonimo vento del sud, apportatore di tempeste e di oscurità per cui rendeva insicura la navigazione. Come tutti i venti era governato da Eolo. Di questo vento Zeus si servì per annientare col Diluvio il genere umano. Ecco come viene descritto:

con ali madide, col volto terrificante avvolto di caligine nera: la barba è gravida di gocce, grondano acqua i bianchi capelli, sulla fronte calano nebbie, gocciolano penne e vesti.

NOTTE o NYX

Νύξ, dea del fenomeno naturale notte. Per gli Orfici era la dea primigenia che fecondata dal vento, depose l'uovo d'argento dal quale nacque Eros.

Per Esiodo la Notte è figlia di Gea e del Caos. Unitasi incestuosamente al fratello Erebo generò: Etere, Thanatos, il Sonno (Hypnos), il Sarcasmo (Momo),le Moire, i Sogni, Nemesi, e le Esperidi.

Era inoltre madre di personificazioni quali: la Vecchia, la Discordia, L'Inganno, la Tenerezza, la Sciagura, la Miseria, la Sorte, Hemera, le Kere, la Foia e tante altre divinità allegoriche più o meno gradevoli. Raffigurata con una lunga veste nera zeppa di stelle.