Imprecazioni di Ovidio contro Ibis l. II

di Ovidio


IBIS

IBIS CAPITOLO II

O voi del mare, e della terra Dei,

Voi, che con Giove infra le varie spere

Del cielo avete regni assai più bei;

Deh! a me, voi tutti, a me ven fo preghiere>)

L’almo ciglio volgete, e consentite, 5

Ch’ogni mio voto in integro s’avvere.

Terra tu pur, tu Mar coll’onda immite,

Voi, che sublimi v’adergete, o Cieli,

Pietosi tutti i preghi miei gradite.

Voi Stelle, e tu che di coruschi teli 10

Imagine del Sol sei redimita;

Cinzia, che all’occhio egual non mai ti sveli;

O Notte, o tu cui tenebra gradita

Fa veneranda, o voi, che li fatai

Destini ordite con tre vostre dita: 15

O tu, che in triste suono errando vai

per le valli d’Averno, onda, su cui

Non è spergiuro alcun celeste mai:

Dall’altra chioma d’angui attorta,o vui

Che, qual è fama, i tristi limitari 20

Sedete a custodir de’ regni bui,

Voi pur Celesti men possenti, e chiari,

Voi Fauni, Semidei, Satiri, Fiumi;

Voi Ninfe leggiadrette, e fidi Lari:

Infine, o voi moderni, e prischi Numi 25

Dal vieto Caos sino al di presente,

Tutti benigni mi volgete i lumi!

Mentre carme crudel dal cor fremente

A. un vil io lancio, e il duolo, e l’ira chiusa

Al lor dover adempiono possente: 30

Per ordin posti ai preghi di mia Musa

Deh annuite voi, né sia una parte sola

(minima ancor) del mio desir delusa.

S’adempia il voto, e tal, che mia parola

Non mia, ma sembri di colui, che a spesa 35

Tolse di Pasifae la, ria figliuola.

E quella ei soffra ancor pena angosciosa,

Che isfuggirammi al labbro, anzi ogni male,

Cui non sovviene alla mia mente irosa,

Né il vel disteso sopra un uom fatale 40

Le giuste eluda imprecazioni orrende,

Né l’aula impietosisca celestiale.

Impreco ad Ibis, cui lo spirto intende

Chi fia: con l’opre all’alma sua ben note,

Ei la ragion del maledir comprende. 45

Nullo v’ha indugio in me; qual Sacerdote

Solenni voti io sciolgo... Oh voi presenti

Ai riti sorridete, alme devote.

Chiunque voi siate, luttuosi accenti

Dite: ad Ibis coi pallidi sembianti 50

N’andate omai di lagrime madenti:

Traete a lui con tristi augurii inanti,

E con sinistro incesso, e i vostri frati

Eieno involuti ne’ lugubri ammanti.

E tu, perché le tempia in le ferali 55

Bende non celi ancor? Già l’ara è alzata

Pe’ tuoi (contempla!) estremi funerali,

Per te l’orrida pompa e apparecchiata:

Principio ai tristi voti,... Al ferro mio

La gola porgi, o vittima esecrata. 60

Nieghi a te il suol le biade, l’onda il rio,

Né vento alcuno mai, né auretta alcuna

Ti sia indulgente d’un afflato pio.

Per te sia tetro il sol, tetra la luna,

Gli astri lucenti un debil raggio, e fioco 65

Mandino solo alla tua faccia bruna.

Né l’aura possa a te giovar, né il foco;

né l’ampla terra, né l’immenso mare

Consentano al tuo piede esiguo un loco,

E debba ognora esul pezzente errare, 70

Amaro un pan con tremolanti voti

Chiedente invano a stranio limitare.

Né all’alma e fral manchino doglie atroci,

E a te le notti sien dei di più ingrate,

E della notte i giorni più feraci, 75

Sempre misero sii, né la pietate

D’altri possa goder; e donne e viri

Sentan della tua angoscia ilaritate,

La pioggia de’ tuoi rai lo sdegno inspiri,

E sofferto, che avrai dolore molto, 80

Ti stimin degno di novei martiri.

E del tuo Fato all’abborrito volto

(Il che ben raro infra il dolor si mire)

Ogni consueto ausilio siagli tolto,

Di morte abbi cagion, sol di morire 85

A te manchi il poter: non trovi unquanco

L’astretta vita il fin, che ella desire

E si diparta dal dolente fianco

Lo spirto ignudo dopo lenti affanni,

E un lungo indugio pria lo renda stanco. 90

Si coglieranti gli imprecati danni;

Dienne Apollo il segnal, ed un augello,

Che infausto a manca ha dispiegato i vanni.

Si i Dei corran l’accento, ch’or favello,

E ognor nutricherà le carni mie 95

Viva una speme di tua morte, o fello.

Gli imprechi solo cesseran quel die,

Che istrapperatti a me, quel di soltanto

Cui temo ahi! troppo ancor rimoto sie:

Ma pur quel dì, che sarà lunge intanto, 100

Mi spegnerà quest’oltraggiato core,

Cui tu crudel spesso bramasti e tanto,

Pria, che svanisca l’aspero dolore,

Che nel mio seno ha stabilito il regno,

Ovver lenisca il volgersi dell’ore 105

Contro di te l’equo possente sdegno.


    NOTE:

  1. Qui vengono invocate tutte le divinità perché esaudiscano le sue preghiere.
  2. Intende le Parche: Cloto, Lachesi ed Atropo.
  3. Stige, palude infernale. Quando gli Dei giuravano per le sue acque, non osavano mancare la loro parola, e se mancavano al giuramento, perdevano per cento anni il loro privilegio divino.
  4. Invoca le Furie (Erinni) Aletto, Tisifone e Megera. Erano figlie di Notte e di Acheronte.
  5. Si guarda bene dall´omettere qualche divinità, quindi le invoca tutte in generale.
  6. Per delicatezza, non mostra il nome del nemico, ma, desidera che si avverino tutte le sue maledizioni.
  7. I sacerdoti sacrificando agli Dei infernali, a volte indossavano bende di colore nero.
  8. Il poeta finge, che dopo l´imprecazione, Apollo gli manifesti di accogliere le sue richieste mostrandogli un uccello proveniente da sinistra.

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