Imprecazioni di Ovidio contro Ibis l. V

di Ovidio


IBIS CAPITOLO V

Le ree tue membra faccian lacerate

Cavalli spinti per opposta via,

Onde tue doglie a un sol non fian svelate:

O soffri il duol, che un giorno sofferta

Dal Punico sovran, chi ad un Quirite 5

L'esser redento cosa vil credia.

Né a te sorrida alcun Celeste mite,

Come a quel sire, che di Giove Erceo

L'are trovò d'ogni pietà svestite.

E qual dell'Ossa un dì Tessal cadèo, 10

Così tu ancor da scogli irti elevati,

Un salto spicca micidiale e reo.

O le tue membra sian d'anqi affamati

Pasto crudel, come d'Eurial, che a quello

Togliere iniquo osò gli scettri aurati. 15

O infuso caldo umor sovra il cervello,

Come a Minosse, estingua i giorni tuo,

E inanzi tempo schiudati l'avello.

E col tuo sangue enutri gli avvoltoi,

Qual d'Asia il figlio su di rupe avvinto, 20

D'immite cor, ma ulto de' falli suoi.

ovver qual Etracide, il dieci quinto

Appresso Ercole il grande, alcun conceda

Ai flutti d'amplo mar tuo frale estinto.

Od un garzon di turpe fiamma preda, 25

T'odii, come d'Aminta succedea

Al figlio, e crudo in mezzo al cor ti fieda.

Né appressi il labbro tuo tazza men rea

Di quella offerta all'orgoglioso sire,

Che il tuo natal da Giove Ammon traea. 30

Oppur suspenso possa tu morire

Acheo novel, triste! nell'onda immerso,

Che sabbia d'auro tra suoi flutti aggire.

O trave, cui sospinse braccio avverso,

Ti schiaccii come quei, che entro le vene 35

D'Achille il sangue milantava terso.

Né l'ossa, tue riposin più serene

Degli avanzi di Pirro sanguinenti

Sparsi d'Ambracia in sulle nude arene.

O qual Laodamia, contro te s'avventi 40

Nugol di teli: a Cerere non lice

Dissimular si delittuosi eventi.

O liba tu per man di genitrice,

Come il nepote del sovrano or detto,

Umor, cui da cantaridi s'elice. 45

O adultera l'acciar ti spinga al petto,

E pia si dica, come chi dell'ira

Sua fe' sentire a Leucon l'effetto.

Furioso ascendi la corusca pira

In un coi figli palpitanti e cari; 50

Così morìo l'estremo re d'Assira.

Ti copra i rai dagli Austri limitari

Sospinta arena, come a chi tramava
di Giove Ammone denudar gli altari.

O strozzi a te il respir cenere prava, 55

Come a color, cui Dario secondo

Del di la luce callido predava.

Ti tolga e fame e gel di questo mondo,

Come quel tal, che espulser di Sicione,

Di pingui olivi suol così fecondo. 60

O qual d'Atarno il figliuol, prigione

In ore di giovenca, alcun ti porte

Vituperosa preda al tuo padrone:

E nel tuo letto marital la, sorte

Ti tolga di Fereo, cui l'atre dita 65

Feano svenato della sua consorte.

E prova infido a prezzo di tua vita

Chi credevi fedel, qual del figliuolo

Di Tiodamante rege a noi s'addita.

E qual crudo < Milon, onde ebbe duolo 70

Di Pisa il popol, tal t'inghiotta vivo

Onda fremente dentro l'imo suolo.

E i teli stessi del supremo divo.

Che al re Adimanto fur così funesti,

Faccian te pur dell'alma luce privo. 75

Nella terra d'Achille senza vesti

te lascin qual Lerneo diserto errante

Colà d'Amastri sovra i lidi mesti.

Ovvero sii novello Euridamante

Dal carro spinto di Larissa offeso 80

All'ossa intorno di Trassillo affrante.

O come quei, che col suo corpo leso

Spesso fu tratto a labil muro intorno,

Cui già facea pel suo valor difeso;

E qual si narra sofferisse un giorno 85

Estranio duol l'Ippomeneide, e 'l drudo,

Cui trascinar per l' attico soggiorno:

Sgombro appena così lo spirto ignudo

Dall'ossa invise, del tuo brutto frale

Quadrighe ultrici faccian scempio crudo. 90

E alcun vi sia, che a scopulo ferale

Figga tue membra, qual de' Greci è voce,

D'Eubea là presso al litore fatale;

E qual periva quel ladrone atroce

Per l'onda e il foco, così il foco all'onda 95

Congiunte in nodo stran, ma pur feroce,

Per sempre all'orbe il vil tuo ceffo asconda.


    NOTE:

  1. Mezio Suffezio dittatore degli Albani, il quale per ordine di Tullo re dei Romani venne legato a due carri tirati per opposta direzione, che lo divisero crudelmente in due parti, e ciò perché si mostrò vile nell´incertezza della pugna.
  2. Parla di Attilio Regolo, il quale fatto prigioniero esortò i suoi concittadini, perché non facessero il cambio dei prigionieri, preferendo ritornare al supplizio che lo attendeva, anziché vivere inutile cittadino alla patria.
  3. intende Priamo, il quale disperando per la propria vita, e di quella dei suoi, fece ricorso all´altare di Giove Erceo, dove venne da Pirro ucciso; a nulla gli giovò l´intercessione del Nume.
  4. Allude a Tessalo figlio di Emone, re di Tessaglia, precipitato dal monte Ossa da Eurialo di Corcira, che volle usurpargli il regno.
  5. Eurialo per aver tolto col regno la vita a Tessalo, dicesi, che immerso col capo nella Stigia palude fosse divorato da luride serpi.
  6. Minosse, figlio di Giove, e di Europa, il quale, per opera di Cocalo re di Sicilia, chiuso insidiosamente in una stufa, venne soffocato dai caldi vapori.
  7. Prometeo, fìglio di Giapeto, e della ninfa Asia. Formò costui i primi uomini con terra ed acqua, e per donargli vita, tolse il fuoco al Cielo coll´aiuto di Pallade, per cui venne legato sul monte Caucaso, ove un avvoltoio gli rodeva il fegato che gli rinasceva.
  8. Etracide amando Cleba, figlio di Dori, gli fu prodigo d´ogni cosa, ed in compenso n´ebbe la morte, Fu Etracide il xv discendente d´Ercole il grande, le cui gesta furono da Teseo emulate.
  9. Filippo, Figlio di Aminta re di Macedonia, era avvisato dall´Oracolo di tenersi lontano dalle quadrighe, ma a fronte d´ogni circospezione venne trucidato dalla spada di Pausania, su cui era rappresentato un carro tirato da quattro cavalli.
  10. Parla di Alessandro Magno, figlio di Filippo, che morì avvelenato. Costui orgogliosamente pretendeva di trarre i natali da Giove Ammone.
  11. Intende il figlio di Andromaco, che per tradimento di Bolide e Cambilo, consegnato ad Antioco fu fatto crudelmente morire.
  12. Parla di Pirro Neottolemo, fìglio di Achille, il quale nell´assedio di Argo morì schiacciato da una tegola, lanciata da una donna. Prosegue a parlare di Pirro Neottolemo, le cui ossa vennero sparse per le vie di Ambracia, od Arta, città nell´Epiro.
  13. Ovidio accenna qui a Laodamia Peribea, figlia di Pirro, la quale rifuggiatasi nel tempio di Cerere in Ambracia venne uccisa da frecce nemiche. Altri dicono si tratti di Eraclia, fglia di Icrone, la quale nel tempio di Cerere, insieme a due sue figlie, venne dal popolo di Siracusa saettata.
  14. Pirro, pronipote del grande Pirro, re dell´Epiro, avvelenato dalla sua amica Tigri Leucadia.
  15. Accenna forse a Leucone discendente dal re di Persia, il quale sperando d´impadronirsi del regno, uccise Spartaco suo fratello. La propria moglie vendicò questo delitto togliendogli la vita nella palude Sabedana.
  16. Sardanapalo fu l´ultimo re d´Assiria, uomo di triste memoria, I suoi popoli stanchi finalmente di soffrire un giogo sì crudele, gli mossero guerra: vinto, anzìchè darsi nelle mani dei suoi nemici innalzata una gran pira, bruciò se stesso, e quanti erano della regale famiglia.
  17. Allude a Ciro, re di Persia, la cui armata fu sepolta sotto la sabbia sollevata da un violento e straordinario vento.
  18. accenna forse qui alla storia di Dario Oco, di cui parla Valerio Massimo.
  19. Parla di Nicocle tiranno, il quale scacciato di Sicione, privo d´ogni mezzo di sussistenza, fu costretto a morire di fame, e di freddo.
  20. Parla forse di Ermia, che disertando vilmente dal re di Persia, venne dal capitano Ettore preso, e ricondotto al suo signore.
  21. Intende Alessandro Fereo, marito di Tebe, cui teneramente amava. Costei malsicura della, lealtà del suo consorte, lo strangolò nel letto maritale.
  22. Figlio di Tiodamante fu Aleba, o Aleva, tiranno crudele di Larissa nella Tessaglia, Costui, conscio dei suoi delitti, soleva mantenere sicari alle soglie del regale palazzo per timore di un tumulto popolare: ma venne ucciso dagli stessi suoi sicarii.
  23. Forse accenna a Milone, che regnò in Pisa, città degli Elidi, costui venne gittato dai Pisani nel fiume Alfeo per la sua crudeltà.
  24. re dei Filesi ridendosi delle Divinità, anzi millantandosi maggiore di esse, si rifiutò d´offrire loro i dovuti sacrifici, Giove sdegnato lo incenerì.
  25. scacciato da Mitridate si ricoverò in un luogo, che chiamarono il corso di Achille, dove abbandonato dai suoi, morì di fame.
  26. Era uso presso i Tessali, che i corpi degli uccisori fossero tratti attorno alle tombe degli uccisi.
  27. Ettore, figlio di Priamo e di Ecuba. Achille, lo uccise e attaccato il corpo pei piedi al cocchio lo trascinò per tre volte attorno la città.
  28. Ippomene, chiuse la figlia adultera in una stalla con un cavallo, da cui fu divorata, mentre era arrabbiato per fame. L´adultero poi fu trascinato da focosi destrieri per l´Attica regione.
  29. Allude ai Locresi, i quali dopo la distruzione di Troia, mentre tornavano in patria, per colpa di Aiace perirono tra le secche di Eubea.
  30. gli augura la stessa sorte di Aiace Oileo.

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