Sala II - Sculture dal Palazzo. La galleria dei Carracci
Principale artefice della formazione della collezione di antichità fu il candinale Alessandro. Alla sua morte nel 1589 l'opera fu proseguita dal pronipote, il cardinale Odoardo (1573-1626), al quale si deve l'organizzazione dell'intero complesso di sculture nell'ambito di un preciso progetto decorativo del palazzo in Campo dei Fiori, ora finalmen te ultimato. Momento omtrale di tale opera fu l'allesti-mento della Galleria, malizzata nell'ala sud-occidentale del palazzo ed affrescata da Annibale e Pietro Cartacci con temi mitologici tra il 1597 e il 1600.
Secondo la precettistica dell'epoca relativa alle funzioni e all'allestimento delle gallerie dei palazzi principeschi, nella Galleria si concentrarono le statue ritenute di mag-giore ratită e pregio, che divennero cosi il punto focale della collezione raccolta in quella sede.
Le stampe tardo seicentesche dell'opera di Pietro Aquila (1677-1694 ca) e quelle settecentesche di Giovanni Volpato (1777) mostrano le sculture disposte entro nicchie lungo le pareti lunghe dell'ambiente. La loro sequenza rappresenta una elegante quanto raffinata sintesi del ruolo esercitato dai Famese in oltre mezzo secolo di attività nel mondo del col-lezionismo antiquario. All'interno della Galleria erano infat ti esposti, come in una antologia di nobifat opent, tra gli altri, l'Apollo in basalto della famiglia Sassi (inv. 6262), l'Eros della collezione del Bufalo (inv. 6353), il Satiro con Dioni-so infante acquistato dalla famiglia Cesarini (inv. 6022), una seconda statua di Dioniso già nella collezione Medici, poi di Margherita d'Austria (inv. 6318), il celeberrime An-tinco che unisce una testa già nella collezione Bembo con un tomo di proprietà Farnese (inv. 6030), FHermes (oggi al British Museum), anch'esso dalla collezione Sassi e simile a quello che Paolo III aveva fatto porre nel cortile del Bel-vedere in Vaticano
Sculpture from the building Carracci Gallery
Cardinal Alexander was the principal creator of the an tiquities collection. Upon his death in 1389 his work was continued by his great-nephew Cardinal Odoardo (1573 1626). Odoardo organized the entire collection of sculp ture so that it fitted into a detailed decorative scheme for the building in the Campo dei Fiori, the construction of which finally had been completed. The most important event in this project was the furnishing of the Gallery, built in the south-west wing of the palace and painted with mythological themes by Annibale and Pietro Car-racci between 1597 and 1600.
In line with contemporary principles concerning the function and furnishing of galleries in princely palaces, the statues considered to be the rarest and most precious were placed in the Gallery. Thus it became the focal point of the collection in the palace.
Late 17th century prints of the work of Pietro Aquila (c. 1677-1694) and 18th century ones of Giovanni Volpato (1777) illustrate the sculptures arranged in niches along the long walls of the room. Their sequence is an elegant and refined summary of the role played by the Farnese family in over half a century of activity in the field of anti-quarian collecting, Indeed, among other things within the Gallery there could be seen, as if part of an anthology of ne bilia apena, the basalt Apollo of the Sassi family liv. 62621 the Eros from the del Bufalo collection (ime 6353), the Satyr with infant Dionysus acquired from the Cesarini family (inv. 6022), another statue of Dionysus, previously in the Medici collection before belonging to that of Margaret of Austria (6318), the famous Antinous that combines a head formerly in the Bembo collection with a Farnese-owned tarso inv. 6030%, the Hermes (now at the British Musesan also from the Sassi Collection and similar to the one that Paul III had placed in the courtyard of the Belvedere in the Vatican
Antinoo - inv. 6030
Creazione romana, II sec. d.C
La scultura consiste in un torso che segue un modello classicistico di ispirazione policletea, congiunto ad una testa ri tratto di Antinoo, il giovane favorito dell'imperatore Adriano.
Non sappiamo quale fosse la provenienza del torso, mentre è documentato l'acquisto della testa dalla collezione Bembo. Una volta nella collezione Farnese, le parti antiche vennero completate e la figura maschile fu dotata di una coppa, con la quale si voleva probabilmente assimilare ad Hermes nell'atto di versare a Psyche l'ambrosia. Il restauro suscitò un immediato apprezzamento, come testimonia una lettera entusiastica del cardinale de Granvelle a Fulvio Orsini; d'altra parte la perfetta congruenza fra le parti ha ripetutamente alimentato l'ipotesi che la testa ed il torso fossero pertinenti. Questa eventualità è invece contraddetta dalla diversa qualità del marmo che il recente restauro ha chiaramente messo in evidenza.
La statua fu quindi destinata all'arredo della Galleria dei Carracci dove partecipava con la serie di sculture sistemate nelle nicchie ed i sei busti degli ovati ad un complesso gioco di allegorie delle quali era parte integrante la decorazio ne pittorica.
Le attuali integrazioni di gambe e braccia furono eseguite alla fine del Settecento da Carlo Albacini.
La statua rappresenta un giovane in nudità eroica, la cui testa ritratto riproduce le fattezze di Antinoo, fanciullo bitinio amato dall'imperatore Adriano e morto tragicamente in Egitto nel 130 d.C. Mentre il corpo riprende con toni più morbidi il tipo statuario del Doriforo di Policleto, il volto incarna l'ideale di bellezza classica. Durante il Ventennio fascista la romanità e il glorioso impero furono esaltati in funzione propagandistica e così i monumenti superstiti costituirono simboli del nuovo impero italiano. Una foto del ritratto dell'Antinoo Farnese comparve sul numero del settembre 1938 della rivista "La difesa della razza", dove il volto del giovane presentava una macchia: un'impronta scura sulla quale compariva il simbolo della stella di David. II significato era chiaro: l'armonia della bellezza italica, incarnata dalla solenne immagine marmorea, non doveva essere deturpata dall'unione con altre etnie. (L. Di Franco)
Antinoos - inv. 6030
Roman creations, 2nd century AD
This sculpture consists of a torno of classical type, inspired by the work of Polyclitus. It has been united with a por trait head of Antinous, the emperor Hadrian's young favourite.
The find-spot of the torso is unknown, but there are records to show that the head was purchased from the flembo Collection. Once in the Farnese Collection, the ancient parts were finished and the male figure was given a bowl, probably designed to recall Hermes pouring ambrosia for Psyche. This restoration was the subject of immediate ad-miration, shown by an enthusiastic letter from Cardinal de Granvelle to Fulvio Orsini. Indeed, the perfect fusion of the parts has frequently given rise to the hypothesis that the head and body once belonged together. However, recent restoration-which revealed the different qualities of the marble used-disproves this hypothesis.
The statue was originally part of the furnishing of the Carracci Gallery. Here, along with the series of sculptures arranged in niches and the six busts of the ovati, it formed part of a complex allegorical game of which the pictorial decoration played an integral part.
The legs and arms that can be seen today were the work of Carlo Albacini at the end of the 18th century.
